ROMA (ITALPRESS) – Nel mondo del lavoro italiano il welfare aziendale è sempre più diffuso e considerato dalle imprese una leva strategica per engagement, retention e attrattività. Tuttavia, tra la percezione delle aziende e quella dei lavoratori emerge una distanza significativa. Se oltre il 75% delle aziende dichiara di aver implementato un piano welfare, tra i dipendenti solo il 49% afferma con certezza che nella propria organizzazione esista un sistema strutturato di benefit. Allo stesso modo, mentre le imprese valutano positivamente clima aziendale e iniziative dedicate al benessere delle persone, solo il 47% dei lavoratori dichiara di sentirsi realmente valorizzato. È proprio in questo spazio di percezione – tra iniziative attivate e valore realmente percepito – che il welfare aziendale sta evolvendo, assumendo una dimensione sempre più circolare, capace di collegare benessere delle persone, scelte organizzative delle imprese e impatti concreti sul territorio. In questo contesto, Pluxee Italia presenta “Circular Benefits & Impact. Benefit che generano un engagement sostenibile”, uno studio realizzato in collaborazione con Ipsos Doxa che analizza il welfare non solo come insieme di benefit, ma come un sistema relazionale capace di generare valore lungo tutta la filiera economica e sociale: dalle imprese ai lavoratori, fino al tessuto economico locale.
“Oggi non basta più offrire benefit: è necessario costruire un vero patto di valore tra aziende, lavoratori e contesto locale – commenta Anna Maria Mazzini, Marketing & Product Director di Pluxee Italia -. Con questa ricerca abbiamo voluto osservare il welfare in modo nuovo, incrociando in modo sistematico il punto di vista dei lavoratori e quello delle imprese per delineare un ecosistema che collega scelte organizzative, bisogni delle persone e impatti concreti sul tessuto economico e sociale, per cui il welfare si conferma come un motore di crescita, interno ed esterno”. Il risultato più immediato, ottenuto grazie a interviste condotte su un campione nazionale di circa 300 aziende con almeno 10 addetti e circa 900 lavoratori dipendenti1, è un insieme di segnali che aiutano a comprendere dove il welfare sta funzionando e dove può evolvere.
6 insight per capire il welfare aziendale oggi: 1) Il welfare impatta anche fuori dalle mura aziendali: potere d’acquisto e ritorni per il territorio. Il 69% dei dipendenti valuta il welfare come strumento efficace per sostenere il potere di acquisto delle famiglie, che nel 2025 hanno impiegato per l’86% i propri benefit a supporto di esercizi locali e indipendenti, mentre un 14% resta destinato a esercenti e servizi come e-commerce, grandi catene, GDO e bollette. Questo comportamento è coerente con l’impostazione delle imprese: l’80% delle aziende ha dichiarato di aver strutturato i propri piani per favorire l’indotto locale, trasformando un investimento HR in un potenziale moltiplicatore economico e sociale. Tuttavia, resta un limite strutturale: i benefit sono davvero allineati ai bisogni, reali e collegati alla fase della vita specifica in cui ci si trova, solo per il 47% del campione di dipendenti interpellato. 2) Diffuso nelle aziende, meno “compreso” dalle persone Oggi il 75% delle aziende dichiara di aver adottato welfare, con una spesa media annua per dipendente di circa 2.200Ç. Le aziende che investono di più sono quelle di grandi dimensioni (oltre 250 dipendenti) con una spesa annua media di oltre 700.000Ç, mentre quelle più piccole (tra i 10 e 50 dipendenti) si attestano sui circa 190.000 euro. Ma tra i dipendenti solo il 49% afferma con certezza che nella propria azienda esista un piano welfare, suggerendo una distanza tra piano “dichiarato” e piano “vissuto”. Questa distanza può dipendere da copertura parziale, scarsa comunicazione, accesso complesso, o da un’offerta che non viene percepita come realmente rilevante.
3) Il welfare è già una leva competitiva per il futuro (e la pressione crescerà) Il 69% degli HR manager prevede una crescita dell’attenzione del top management verso il welfare, mentre il 72% dei dipendenti lo considera sempre più importante nelle scelte lavorative. È un doppio segnale: da un lato, le imprese si preparano a rafforzare la leva, puntando per l’88% su driver strategici e organizzativi come attraction e retention; dall’altro, le persone la useranno sempre più come criterio di valutazione dell’employer value proposition. Pensando al welfare del futuro, il 30% annovera un incremento dei piani, il 19% un aumento del valore dei buoni e il 19% auspica maggiore attenzione ai bisogni dei lavoratori. 4) La soddisfazione lavorativa è alta, ma resta superficiale Nonostante un panorama salariale stagnante, il 66% dei dipendenti italiani si dichiara soddisfatto della propria situazione lavorativa. Ma il dato si ridimensiona quando si entra nelle dimensioni più legate all’engagement: solo il 47% si sente realmente valorizzato.
5) L’impegno dell’azienda per il benessere non è ancora pienamente condiviso A riconferma di come la soddisfazione generale non coincida automaticamente con riconoscimento, crescita e senso di utilità, solo il 49% dei dipendenti valuta positivamente l’impegno dell’azienda nei confronti del proprio benessere. La ragione risiede nelle priorità. Retribuzione adeguata, sistemi di incentivazione e opportunità di crescita sono le leve considerate più importanti dai lavoratori, mentre le aziende risultano più concentrate su flessibilità e altri strumenti organizzativi. 6) Il welfare è un generatore di valore misurabile d’impresa Tra chi ha accesso al welfare aziendale, il sentiment migliora su tutte le dimensioni. In particolare, aumenta la percezione di essere riconosciuti: la sensazione di essere apprezzati cresce (70% vs 57%) tra chi ha accesso e chi no, così come la valorizzazione (54% vs 41%) e la valutazione dell’impegno aziendale (60% vs 37%).
Il welfare, quindi, può rafforzare la relazione quotidiana con le aziende, che per l’80% si vedono concordi nel ricondurre un impatto positivo su di sé grazie al welfare, citando elementi come incremento della reputation (80%), miglioramento dell’engagement (73%), riduzione dell’assenteismo (66%) e del turnover (63%). “Il welfare è una scelta strategica che tocca attrazione, retention e produttività. Ma è anche un indicatore di fiducia: quando le persone vedono coerenza tra ciò che conta per loro e ciò su cui l’azienda investe, la relazione cambia. Questa ricerca aiuta a leggere quel ‘patto’ con numeri concreti – ha commentato Tommaso Palermo, Managing Director di Pluxee Italia -. Il welfare crescerà se saprà dimostrare: valore HR misurabile, rimanendo sostenibile e supportato da un quadro di incentivi; concretezza e supporto alle esigenze quotidiane per i dipendenti, allineandosi ai bisogni attuali di una platea generazionale anche molto diversificata. I benefit non sono più accessori: sono leve che, se progettate con metodo e ascolto, rafforzano fiducia, benessere e legame con l’azienda, ma soprattutto possono entrare in una dimensione circolare, supportando anche il territorio limitrofo”.
– foto di repertorio IPA Agency –
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