mercoledì 18 settembre 2019
Pontificio Consiglio della Cultura - Dipartimento Cultura e Sport

COLLEGIO URBANO VINCE LA CLERICUS CUP 2019

1 giugno 2019

È il Collegio Urbano a cantare il Gloria alla Clericus Cup. A poche ore dalla finale di Champions League a Madrid, all’ombra del Cupolone l’alleluja in coro è dei Leoni d’Africa di Propaganda Fide. Il Pontificio Collegio Urbano vince superando 3-0 il Sedes Sapientiae, con tre reti nella ripresa, dopo un primo tempo assai equilibrato. Nella ripresa due rigori, entrambi trasformati con grazia divina dal n.10 biancogiallo, il senegalese Joachim Badji, spianano la strada ai missionari per l’evangelizzazione dei popoli. Il Sedes ha un sussulto d’orgoglio nella seconda metà della ripresa, ma trova solo punizioni. Il gol in mezza girata del capitano del Collegio Urbano, il sudafricano Sifiso Ndlovu, nel recupero mette l’amen conclusivo alla “Messa” in gioco solenne, prima della preghiera comune dopo il triplice fischio. E’ tripudio biancogiallo, sul podio si canta “Dio ama tutti!”, c’è la bandiera del Vaticano, che sventola sul campo del Centro Pio XI così come nel Collegio Urbano al Gianicolo. L’assistente ecclesiastico nazionale del Csi porge sul podio la Coppa al capitano Ndlovu, che la alza al cielo. Lodi ed inni anche per il rettore, mons. Vincenzo Viva, in campo con tanto di sciarpa biancogialla. È la quarta volta che l’Urbano conquista la Clericus Cup. Al Sedes Sapientiae, d’argento alla sua prima finale, restano i premi individuali, dal miglior portiere, il ghanese Patrick Anasenchor, al miglior bomber, il tanzaniano Deogratias Nyamwihula, cannoniere della Chiesa con 6 reti segnate nel torneo e del miglior tecnico, il messicano don José Huerta, che ha portato per la prima volta in 13 stagioni di Clericus, i seminaristi mariani al secondo posto. Quarti i Martyrs statunitensi battuti 2-1 nella gara per il bronzo dalla rivelazione San Guanella e Amici, capitanata dal nigeriano Bonaventure Onwukwe, il ragazzo che proprio tre giorni fa ha donato la sua fascia al Santo Padre, stringendola al braccio di Bergoglio, eleggendolo di fatto universalmente “capitano” di tutte le squadre del mondo.

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