SPALLETTI CERCA FELICITA’ E VUOL DIRE FIDUCIA

“Cerco la felicità e voglio che la maglia azzurra sia come una seconda pelle”. Il rito della presentazione di Spalletti è stato un atto formale ricco di speranze e di promesse. Ovviamente le sue dichiarazioni sono state improntate all’ottimismo. Il suo verbo ? “Pressione e costruzione”. Il ct azzurro ha citato Pozzo, Bearzot e Lippi che hanno vinto il Mondiale e non ha dimenticato Mancini, che con Valcareggi, ha vinto l’Europeo. Capita tutte le volte che arriva un nuovo ct che ci sia un rifiorire di speranze e buoni auspici. Ma difficilmente il nuovo titolare della panchina azzurra potrà fare la rivoluzione. Magari nel tempo…ma con le partite imminenti di qualificazione contro Macedonia e Ucraina, dovrà essere concreto, dovrà badare al sodo. Ha detto che giocherà a quattro in difesa e la chiamata di Casale è stata esplicativa. Il “licenziamento” di Jorginho, Verratti e Bonucci, che non hanno attraversato momenti favorevoli nemmeno nei loro club. La necessità di andare subito al concreto, evitando -per ora- esperimenti, indurrà il nuovo ct a continuare sulla falsariga di quanto fatto dal predecessore, con qualche tocco personale sul piano tecnico e tattico. Per il ruolo di regista ha detto che ne vuole più di uno e ha fatto i nomi di Locatelli e Cristante. Gli occorrono uomini eclettici. La difficoltà di scelta è nel destino del nostro calcio, soffocato dagli stranieri e dalle necessità immediate. Mancini aveva fatto fare qualche passo avanti alla Nazionale, aveva vinto 37 partite di fila e l’Europeo, poi era ricominciata la discesa con l’eliminazione dai Mondiali e quel che sappiamo. Spalleti porterà qualche idea nuova, ma avrà gli stessi problemi. “Su 570 giocatori di serie A solo 150 sono convocabili” ha detto. Non ci vuol molto a capirlo. Sta nella realtà dei fatti. E poi, detto francamente, non crediamo che il nuovo ct troverà le società pronte a fiancheggiarlo, come è successo ai suoi predecessori. Gestire la Nazionale è un campo pieno di difficoltà diverse da quelle delle società e il Napoli era un’altra cosa. Tutto ciò Spalletti lo sa bene, ma ha detto di conoscere il problema e di aver cominciato a fare un giro di telefonate a tutti i tecnici di serie A, per aprire un dialogo. Insomma, ci è sembrato uno Spalletti attivo ed entusiasta. “Ai tempi della Nazionale del Messico e del 4-3 con la Germania -ha detto- chiesi a mia mamma di farmi una bandiera tricolore da poter sventolare. E’ stato un sogno, quello di poter arrivare a questo posto e non ho avuto mai dubbi”. Ha citato i grandi nomi del nostro calcio, che hanno onorato la Nazionale: Riva, Rivera, Mazzola, Baggio e Buffon che sarà nel gruppo della sua Nazionale. E ha invitato ad essere responsabili e orgogliosi di indossare la maglia azzurra. Ha anche detto che il nostro “non è un calcio minore e vuol dimostrarlo”. E’ stato insomma uno Spalletti convincente e in certi momenti quasi commovente che ha citato detto indiani e ha fatto capire di mettercela tutta. E, quanto alla diatriba col Napoli, ha detto che gli avvocati sistemeranno la vicenda, ma non sappiamo come la pensa De Laurentiis. Ha confermato che giocherà col 4-3-3 e vuole registi duttili. Per l’attacco ha detto di avere i nomi giusti e qualcuno che può inserirsi, anche con diverse caratteristiche, qualche giocatore eclettico. Vuol trovare qualche altro nome all’estero. E’ stato definito “un tecnico di ricerca”. Speriamo trovi qualcosa di grosso, anche per quanto concerne i risultati. Insomma, Spalletti vuol dire fiducia, come recita un vecchio slogan.

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