SHOAH, URICCHIO “ATTRAVERSO MUSICA MESSAGGIO ARRIVI A GIOVANI”

“La musica tocca le corde del cuore e il cuore è chiamato a reagire dinanzi a tragedie così grandi, come quelle dell’olocausto e soprattutto attraverso la musica vogliamo affidare un messaggio che non abbia tempo e che possa essere raccolto dai nostri giovani”. Così il rettore dell’Università degli Studi di Bari, Antonio Uricchio che, con il maestro Lotoro e la professoressa Tavani, in occasione della giornata della Memoria ha fatto riecheggiare, nel Salone degli Affreschi dell’Ateneo, le musiche composte da donne e uomini prigionieri nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale e successivamente ritrovate. “Abbiamo voluto insieme al maestro Lotoro e alla professoressa Tavani organizzare questo evento – ha spiegato Uricchio – perché stiamo portando avanti un progetto insieme al maestro. Dedicheremo uno spazio e soprattutto raccoglieremo nella nostra nuova biblioteca multimediale le partiture che sono state raccolte dal maestro nei campi di concentramento. E’ l’occasione quindi di poter affrontare anche una tematica così drammatica come quella della Shoah attraverso la musica”.
“Gli insegnamenti derivanti da un’esperienza così drammatica come quella dell’olocausto – ha ribadito il rettore – devono essere conservati, tenuti vivi, presenti e soprattutto devono essere un monito, perché non si possono mai più ripetere tragedie come questa. Con questa iniziativa abbiamo voluto promuovere il ricordo”. Un inno alla vita, quindi, reso possibile grazie al maestro, compositore e direttore d’orchestra Francesco Lotoro che ha condotto un lavoro trentennale di ricerca accurata delle opere di tanti musicisti internati e ha permesso che rifiorissero e che andassero oltre la tragica morte dei compositori. “La musica – ha spiegato il maestro – poteva servire alla razione di cibo in più, a entrare nelle grazie del comandante e ancora teneva in vita tutto quello che il reich voleva distruggere, cioè la creatività e l’ingegno. In una visione del futuro – ha concluso – questa musica salverà la nostra vita, perché questa musica ha il diritto di diventare normale, non adesso che siamo ancora nella fase di work in progress, nella ricerca piena, ma fra 30-40”.