Pensioni, Mastrapasqua “Serve sguardo lungo, no a cambi continui”

ANTONIO MASTRAPASQUA VICE PRESIDENTE PROGER

ROMA (ITALPRESS) – “La previdenza ha bisogno di uno sguardo lungo, non di una continua manipolazione di regole e di attese”. Ad affermarlo è l’ex presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, rispondendo ad alcune domande sulle pensioni.

Il dibattito sulle pensioni ci accompagnerà fino al varo definitivo della Legge di Bilancio. Il Governo ha deciso di creare una soluzione ponte dopo la fine del provvedimento noto come “quota 100” in scadenza a fine anno. Quale sarebbe la soluzione dopo quota 100? Il ritorno alla legge Fornero? O il sistema previdenziale avrebbe bisogno di una certa flessibilità? E a quali condizioni?

“L’idea stessa delle quote non mi ha mai convinto. Non mi convincevano quando la Lega ha voluto intestarsi quota 100, non mi piace l’idea di quota 102, che vuol dire solo rinviare di un anno una decisione non presa. La previdenza è una materia seria, che segna la vita delle persone. Non è serio non consentire di programmare l’uscita dal lavoro, ed essere invece sempre appesi all’ultima trovata politica. Le persone devono poter sapere su quale scenario costruire il proprio futuro. La Riforma Fornero, con alcune ruvidezze smussate con ben nove interventi di salvaguardia, aveva impostato il futuro degli italiani e un orizzonte di sostenibilità finanziaria per i conti dello Stato. Mi sarei aspettato un ritorno alla legge Fornero, da parte del Governo Draghi. La previdenza ha bisogno di uno sguardo lungo, non di una continua manipolazione di regole e di attese. Quota 100 è costata circa 11 miliardi, finendo per favorire soprattutto i già favoriti: ne hanno fatto uso più uomini che donne, più al Nord che al Sud, più nella Pubblica Amministrazione che nel privato. La flessibilità è un valore se lo si sa agganciare alla previsione per il futuro. Altrimenti è solo materia per la politica. E vedo ancora troppa politica esercitarsi intorno ai temi della previdenza”.

Il sistema contributivo sembra essenziale per garantire la sostenibilità delle pensioni nei decenni futuri, ma i giovani di oggi incasseranno verosimilmente assegni insufficienti. Come e cosa immaginare per correggere questo futuro poco roseo?

“Il dito e la luna: il problema vero, non sembri paradossale, non è la pensione. Il problema vero è il lavoro e per i giovani come assicurare loro l’accesso al mondo del lavoro. Vale per i giovani, ma vale per tutti. Senza lavoro non c’è pensione. Il tema è il lavoro, non la pensione. Meglio: la pensione è un effetto dell’attività lavorativa. Con un lavoro regolare, remunerato adeguatamente non si dovrebbe temere il sistema contributivo. Il vero nemico per le pensioni dei giovani di oggi è il non-lavoro. Sono i Neet (i giovani che non lavorano e non studiano) a minare il sistema previdenziale. Non per colpa loro, ovviamente. Occorre rimuovere questa barriera all’ingresso per consentire la più ampia occupazione, con interventi di vantaggio fiscale, a esempio”.

In questa settimana ci sarà l’assemblea di Assofondipensione. La previdenza integrativa potrà mai decollare realmente in Italia? Con quali risorse i lavoratori dovrebbero altrimenti finanziare la loro vecchiaia?

“Fino a quando saremo tutti intenti a utilizzare la pensione come un ammortizzatore sociale continueremo a spendere troppe risorse sul primo pilastro. E questo ci renderà impossibile fare ragionamenti completi sul secondo pilastro. Oggi la previdenza complementare riguarda meno di un terzo dei lavoratori, cioè poco meno di 8,5 milioni di lavoratori, su una platea di 18 milioni di lavoratori dipendenti. E non tutti pagano regolarmente i loro contributi: più del 20% è in arretrato con i versamenti. Questo vale per ogni forma di previdenza complementare, dai Pip a fondi chiusi. Si torna al tema del lavoro: solo con il lavoro si possono generare risorse per poter finanziare il sistema previdenziale e la propria posizione personale”.

(ITALPRESS).

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