Meloni alla Camera “Niente dimissioni o rimpasto, non scappo. Fango dalle opposizioni” / Video. Schlein “Nessun italiano oggi sta meglio”

ROMA (ITALPRESS) – Voglio “sgomberare il campo da troppe fantasiose ricostruzioni che ho letto e delineare quello che sarà. Si continua a parlare di dimissioni imminenti del governo, di rimpasti, di fase 2, 3, 4, di ripartenze. Alchimie di palazzo di un mondo caro ad altre maggioranze, ad altri partiti, ad altri presidenti del Consiglio. Un mondo distante anni luce da noi nel quale non intendiamo far ripiombare l’Italia. Non c’è alcuna ripartenza da fare posto che il governo non si è mai fermato”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa alla Camera. “Non servono nuove linee programmatiche perché le nostre linee programmatiche sono da sempre scritte nel programma di governo. Non c’è alcuna intenzione di fare un rimpasto perché con tutti i limiti che abbiamo questo rimane il governo che nonostante si sia trovato a gestire la peggiore congiuntura degli ultimi decenni ha restituito all’Italia stabilità politica. Quanto alle dimissioni colleghi – prosegue – certo probabilmente sarebbe convenuto sul piano tattico invocare le elezioni per giocare sull’effetto sorpresa sulla divisione delle forze d’opposizione nella peggiore delle ipotesi lasciare a qualcun altro il compito, di mettere la faccia sui difficili mesi che arriveranno”.

“Ci siamo presi l’impegno di governare questa nazione per cinque anni ed è esattamente quello che faremo. Non importa quanto sarà difficile. Non importa quanto sarà difficile, siamo persone troppo responsabili per far ripiombare l’Italia nell’incertezza nel bel mezzo del peggiore scenario possibile. Gli italiani sappiano che il governo c’è, nel pieno delle sue funzioni, determinato a fare del suo meglio, ancora meglio, fino all’ultimo giorno del suo mandato. Quando ancora una volta sarà nelle urne e non nel palazzo che si farà un altro governo, non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini il prezzo dei nostri dei soliti giochi di palazzo – assicura – . Nei giorni scorsi ho chiesto un passo indietro ad alcuni membri del governo che pure nell’esercizio delle loro deleghe avevano lavorato bene. Non sono state scelte semplici né indolori. A maggior ragione per noi, che rimaniamo saldamente garantisti, ma abbiamo voluto ancora una volta anteporre l’interesse della nazione a quello di partito, perché non abbiamo tempo da perdere in polemiche infinite e pretestuose che nulla hanno a che fare con l’azione di governo, che finiscono per oscurarla, che spostano cioè il dibattito dalle soluzioni necessarie per i cittadini alle polemiche utili per i partiti”.

La premier, inoltre, dà una stoccata alle opposizioni parlando della questione della foto con un pentito e parla di una “palata di fango infilata nel ventilatore da un’opposizione disperata, che costruisce surreali teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata tirando in ballo un padre, morto peraltro, che non vedo da quando avevo undici anni”. Tornando sull’esito referendario, Meloni, parla del “rammarico di aver perso un’occasione a nostro avviso storica di modernizzare l’Italia allineandola agli standard europei, perché la riforma della giustizia rimane una necessità. Ecco perché l’auspicio che formulo a maggior ragione oggi è che il cantiere di quella riforma non venga abbandonato come probabilmente qualcuno si augura, perché i problemi sul tappeto rimangono. Noi abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose, efficaci, possibilmente in un clima di collaborazione, non certo contro la magistratura come si è voluto raccontare, ma a favore di una magistratura libera dai condizionamenti politici e ideologici”, aggiunge la premier assicurando di “avere la nostra coscienza è a posto, perché la riforma costituzionale della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani quando ci siamo presentati al loro cospetto, come moltissime altre cose lo avevamo detto in campagna elettorale e lo abbiamo fatto una volta al governo, perché è questo il modo in cui concepiamo la politica. Onorare il significato profondo della parola responsabilità”.

Meloni, nel ribadire la volontà di arrivare fino alla fine della legislatura, si dice serena nell’attendere “il giudizio sul nostro lavoro e sui risultati che ha prodotto. Siamo abituati a rimboccarci le maniche, non conosciamo la rassegnazione, non siamo abituati a gettare la spugna. Tutt’altro. L’ultimo anno di questa legislatura non sarà un tempo di attesa – assicura -. Sarà un tempo di lavoro, di scelte, di risultati. Non un tempo per costruire consenso facile, ma un tempo per rafforzare una direzione solida. Il governo c’è, e farà la sua parte, ogni ora di ogni singolo giorno, fino all’ultimo. E quando quel giorno arriverà, se avremo agito così, non avremo alcuna ragione di temere il giudizio del Popolo Sovrano”. Nel suo lungo intervento, durato quasi un’ora, la premier ripercorre quanto fatto dall’Esecutivo in questi anni e fa un lungo passaggio sulla relazione con gli Usa ma soprattutto sulla crisi internazionale. “La collocazione dell’Italia non l’ha inventata questo governo ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte. Lo dico per rispondere già prima che vada in scena l’ormai scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al presidente americano Trump o quello ancora più scontato dal titolo la Meloni scelga tra Trump e l’Europa. Nella notte tra martedì e mercoledì è stato concordato un temporaneo cessate il fuoco tra l’Iran, gli Stati Uniti e i rispettivi alleati nel conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio. Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace. Che deve essere perseguita con determinazione. Allo stesso modo, ovviamente, condanniamo con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco”, prosegue Meloni definendo inaccettabili i fatti “accaduti ieri ai danni del nostro personale UNIFIL, a cui rinnoviamo la solidarietà nostra e dell’intera nazione”.

Infine, la premier parla della situazione critica nello Stretto di Hormuz dove la piena circolazione “non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore. Questo rimane uno dei punti più critici in fase di attuazione dell’accordo, perché se l’Iran dovesse riuscire a ottenere la facoltà di applicare extra dazi ai transiti nello stretto, questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche di orientamento dei flussi commerciali al momento imponderabili”, conclude.

 

LE RISPOSTE DI SCHLEIN E CONTE

“Avete sfidato la Costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto nelle urne, avete molta voglia di tornare all’opposzione e vi accontenteremo”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, alla Camera, dopo l’informativa del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Se non è troppo impegnata con gli scandali ogni giorno dei suoi ministri, vorrei mandarle una cartolina dal paese reale, quel paese in cui negli ultimi quattro anni gli stipendi reali si sono abbassati mentre il carrello della spesa aumentava, con gli stessi stipendi di prima in tasca “ha aggiunto Schlein “gli italiani non riescono più a fare la stessa spesa di prima, abbiamo la crescita a zero, abbiamo un calo di produzione industriale che dura da tre anni, se non ci fosse stato il Pnrr che voi non avevate nemmeno votato saremmo già in recessione, ci lasciate con la crescita zero, la guerra illegale di Trump e Netanyahu ha peggiorato questa situazione e voi? In questi giorni avete sfornato il record dei decreti che scadevano e il giorno dopo erano già superati dai fatti, non avete saputo mettere in campo uno straccio di politica industriale, per quattro anni avete pasticciato su transizione 5.0 e gli incentivi”. Schlein ha attaccato: “se andiamo a vedere come stanno oggi gli italiani non ce n’è uno che può dire di stare meglio di prima, se non forse i più ricchi o quelle che avete deciso di aiutare voi”.

“La sua subalternità a Trump è ignobile, lei sta contribuendo a distruggere il diritto internazionale, se Trump attacca illegalmente il Venezuela e lei dice che è un’azione di legittima difesa lei lo incoraggia”. Lo ha detto il leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, in aula alla Camera, dopo l’informativa del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Ci ha sfidato oggi, la faccia tosta non le manca” ha aggiunto Conte “io non ho mai abbracciato la ricetta mille urla zero soluzioni che lei ha abbracciato durante il Covid”.

– foto screenshot Youtube Palazzo Chigi –

(ITALPRESS).

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