La notte della Lazio: Milan ko e polemiche sul Var

Lazio-Milan, uno tsunami di retorica, un’insalata di pseudo sentimenti e si gioca all’Olimpico una partita bellissima con la gente ‘daalaziò precedentemente assente. Ma quel che conta è che c’è la squadra di Sarri, in grande spolvero come in altre occasioni con un portiere fenomeno, il ventunenne Edoardo Motta che para tutto quel che il Milan spara con furore. E il gol bello e decisivo di Isaksen. Il ritrovato calore del popolo ha fato il resto, attribuendo alla Lazio un ruolo nuovo: giustiziera della notte. Così ferisce il Milan, lo blocca e restituisce all’Inter quel che la VAR le aveva rubato l’altra sera. Benedetto quel lettore che due anni fa, quando il Como fu promosso in A, mi avvertì:”Lo segua, vedrà un bel calcio”. Premessa: una squadra importante è quella che fa giocar bene anche l’avversaria. La Roma è andata felicemente in vantaggio, purtroppo (si fa per dire) spingendo il Como a reagire con la somma di attenzione e genialità già rivelata: passione per la verticalità, capacità di regressione fulminea, accortezza difensiva, quasi “italica”. E Nico Paz. Gli perdòno gli inizi “dal basso”. Cesc diventerà più sicuro e brillante. La Roma, pur piacevole, ha un solo problema: Malen ha bisogno di aiuto, Pisilli ci prova ma non basta.
Per la prima volta, dopo essermi sintonizzato su Como-Roma, mi sono soffermato sulle immagini – offerte prima della partita – del centro VAR di Lissone, cuore tecnologico della Serie A dal 2021. Da questa sede si gestiscono in tempo reale le immagini di tutte le partite di Serie A. A tutto ciò corrisponde la peggior stagione degli arbitri italiani, depotenziati e spesso ridicolizzati dallo strumento che oggi li destituisce episodicamente in attesa dell’Arbitro Robot del prossimo futuro. L’occasione di parlarne, oggi, è l’ultimo sgarbo riservato all’Inter nel derby con l’Atalanta.
I giudici dei moviolisti concordano: sarebbe stato corretto concedere un calcio di rigore all’Inter. Chivu ha protestato, è stato espulso. O.F.R. (On-Field-Review) è l’acronimo del nuovo giudice tecnologico. Una burla, il mondo arbitrale declassato. Io sono cresciuto con l’avvocato Alberto Barbè (Novara, 1924-2002), una figura centrale della giustizia sportiva italiana che ha ricoperto il ruolo di Giudice unico della Federcalcio per ben 27 anni. Gravina non lo ha conosciuto, se vorrà gliene parlerò.

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