L’attesa, maligna, era tutta per il perdente di Juve-Napoli. Perchè a volte perdere è l’unica cosa che conta. Lo sa bene Max Allegri – già spanchinato dal giudice sportivo – che dalla tribuna ha visto il suo Napoli affondato in un quarto d’ora da Alajbegovic, al 70′, e Boga, all’87’. Ignorantello, mi chiedo “chi sono costoro?”. Semplicemente i salvatori di Spalletti. Così passeranno alla microstoria della Juve ch’è finalmente approdata a un passo dalla Zona Coppe. Dietro al Frosinone. Buon ritorno, Spallettone. C’è di meglio. Per fortuna. C’è Ringhio che stavolta è primo da solo. Il difficile comincia adesso. Lui lo sa. E’ il ritratto del coraggio e del buonsenso. Conosce i pericoli del successo. Diventato campione del mondo non si fece la Ferrari, mise su una rivendita di pesce in Lombardia. Ha continuato a fare l’allenatore operaio, sbagliando solo il tentativo di farsi CT azzurro. Fallita l’Operazione Italia ha preso la guida di una Lazio senza soldi e ricca di sfighe; s’è rifugiato a Formello, lontano dagli occhi indagatori e dalle penne all’arrabbiata, mentre Roma era un fuoco di chiacchiere, l’Olimpico un deserto di sentimenti e i critici lo davano spacciato prim’ancora di cominciare. Zittiti da una Lazio appassionata costruita con il lavoro di muscoli e lezioni di cuore, questi diventano pericolosi adesso con gli applausi avvelenati, i consensi iperbolici che spesso nascondono una voglia matta di vederti crollare, caro Gattuso. I titoloni son quasi tutti per la Roma ma Gasperini, saggio, fa finta di niente. Son sicuro che pensano entrambi a far grande Roma per zittire Mourinho, l’Infiltrato.
Così mi è parso che Amorim e Chivu abbiano messo in scena un derby bellissimo in onore alla Milano addolorata e umiliata dai devastatori. Lontano da San Siro da tanto tempo – dopo aver affiancato per decenni Brera in quella quinta fila cui ci accompagnava un cortesissimo ghisa – ho sofferto dal primo all’ultimo minuto, mentre godevo il gioco, l’idea che il bello del calcio possa essere cancellato per assecondare il ballo del mattone. Il Milan ha addirittura dimostrato di voler recuperare stile e gloria mentre l’Inter gli lasciava la scena. Ma di sicuro certe resurrezioni possono venire anche da esempi come quello – già citato – della Lazio, meglio ancora da protagonisti umili e splendidi come il Frosinone o sorprendenti per eccellenza tecnica come il Como. Massì, forse stiamo riconquistando il Campionato che trent’anni fa ci fece ammirare dal mondo. Proprio mentre i gufi augurano ai pedatori d’inchinarsi a Sinner e Antonelli. Jannik tifoso del Milan, Kimi tifoso del Bologna (come me).
La bellezza del calcio contro il ballo del mattone
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