“Ink”, Danny Boyle e Guy Pearce inaugurano Venezia 83

VENEZIA (ITALPRESS) – Un’apertura scandalistica per l’83 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica: non che ci sia qualche scandalo in corso al Lido di Venezia, ma perché l’opening della kermesse veneziana è quest’anno affidata a “Ink”. Il nuovo film di Danny Boyle racconta infatti la scalata all’impero editoriale britannico da parte di Rupert Murdoch grazie all’acquisizione del tabloid londinese “The Sun” e alla sua trasformazione nella testata più venduta nel Regno Unito grazie alla spregiudicata direzione di Larry Lamb. A interpretare il Murdoch quarantenne che nel 1969 sbarcò nella City è Guy Pearce, che svetta sul red carpet della Mostra in concorrenza diretta con l’atro protagonista di questa prima parte del festival, il Leone d’Oro alla Carriera George Clooney.

Non che in realtà il vero protagonista del film sia poi lui, dal momento che in “Ink” Danny Boyle e lo sceneggiatore James Graham (che ha lavorato sulla sua omonima pièce di successo) preferiscono concentrarsi sul personaggio di Larry Lamb, il giornalista londinese chiamato da Murdoch a ripensare il tabloid di scarso successo che aveva acquisito, interpretato con lucida determinazione dal bravo Jack O’Connell.

Il film è un classico esempio di cinema che spinge sul pedale della rappresentazione magniloquente, tutto costruito da Danny Boyle come fosse un ripensamento dall’alto della narrazione proletaria messa in scena in “Trainspotting”. Stessa tensione visiva verso l’estremo, cambi di prospettive, articolazioni ritmiche, eccessi caratteriali.

Tutto inizia dall’incontro tra Murdoch e Lamb che stringono un contratto di lavoro ardito: perché da una parte c’è un editore australiano che sta arrischiando una impresa nel difficile mondo del giornalismo britannico, che lo vede come un estraneo; dall’altra c’è un buon giornalista di redazione, che non ha mai avuto occasione di farsi valere, al quale l’imprenditore offre la possibilità di dimostrare quanto vale.

Il punto di partenza della scommessa “The Sun” è questo e infatti all’inizio le vendite non migliorano, anche perché Lamb non ha ancora intravisto quella strada che sarà poi il successo del tabloid: spregiudicatezza nel trattare le notizie e scelte che guardano dritto in faccia le attese, i sogni e i problemi della gente comune. Non gli intellettuali, i borghesi o gli impiegati della City, ma la gente comune, quella popolazione che nel ventre di Londra e di tutto il paese lavora ogni giorno per loro a testa bassa.

La scalata alla vetta delle vendite, più in alto del prima irraggiungibile “Daily Mirror”, è il fulcro drammatico di “Ink”, costruito sulla progressiva trasformazione del personaggio di Larry Lamb e sul suo irrefrenabile spirito di rivalsa verso la sconfitta che tutti si aspettano da lui. Il suo istinto per la notizia ad affetto, spregiudicata sino all’estremo è la base del personaggio, come dimostrerà quando non esiterà a usare il drammatico rapimento della moglie di un redattore da parte di due squilibrati.

Accanto a lui, presenza rassicurante ma anche critica, c’è Claire Foy, che interpreta una delle poche redattrici della testata, sua segreta amante ma anche ispiratrice della svolta che per prima aiuterà la testata a vendere: parlare di sesso e mostrare ragazze in topless sulla terza pagina del tabloid. Danny Boyle insiste sulla visione ossessiva di Lamb e gli contrappone un Murdoch più equilibrato, forse anche più positivo, in un duetto che richiama anche visivamente quello tra Orson Welles e Joseph Cotten nel capolavoro “Quarto Potere”, di sicuro tra le reference del film.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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