IMPRESA AZZURRE, BERTOLINI “UN’EMOZIONE MONDIALE”

Un lungo lavoro sulla mentalità e sulle potenzialità delle giocatrici. Questa la ricetta che ha portato al successo la nazionale italiana femminile di calcio che ieri ha centrato la storica qualificazione ai mondiali del prossimo anno. A svelarlo, Milena Bertolini, CT delle azzurre, intervenuta a “the coach experience” evento dedicato ad allenatori e appassionati di calcio in svolgimento alla Fiera di Rimini fino a domani. La qualificazione mancava da 20 anni e l’artefice del successo si dice ancora “molto emozionata”. Il primo grazie che rivolge è “a Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Italiana allenatori di Calcio, perché se alleno la Nazionale è grazie a lui”. Dal canto suo Ulivieri, seduto al fianco di Milena racconta di come abbia guardato con ansia l’incontro di ieri sera “Esultando alla fine – ha ammesso – come non facevo da anni”. Riguardo ai 10 mesi di lavoro per raggiungere il risultato, Bertolini spiega di essere partita dalla squadra che aveva partecipato agli Europei. “Credo che il cambiamento maggiore – afferma – sia stata la decisione di partire dalla testa, lavorando sulle potenzialità delle ragazze. Le nostre calciatrici hanno tante qualità e conoscenza del calcio. E’ vero che le nazionali straniere – ammette – hanno più fisicità, ma il gap si è annullato molto e comunque non hanno le nostre conoscenze tattiche. Non abbiamo niente da invidiare a loro”. Un lavoro svolto anche “in sintonia con i club, in questo anno ho trovato grande disponibilità”.

La fisicità delle avversarie in questi anni ha quasi sempre fatto la differenza. Per la CT della Nazionale la strada per limitarla è stata quella di lavorare “attraverso la tattica e non stando più a rincorrere le rivali. Quindi abbiamo lavorato sull’aspetto tecnico e sulla disciplina. E soprattutto – spiega – sulla squadra che va a difendere in avanti. Prima anche in superiorità numerica si giocava sempre in difesa. Si è agito sull’offensività e sulla rapidità del gioco che è data dalla velocità del passaggio, non dalla fisicità”. A completare la ricetta vincente, anche lo “smarcamento veloce – aggiunge -, la riconquista immediata della palla e l’andare avanti per aggredire”. “Per il  calcio internazionale – termina – punto fermo è la costruzione dal basso e della difesa” a partire “dall’importanza del ruolo del portiere, che è – spiega – la giocatrice in più. A livello internazionale se non hai la costruzione dal basso fai fatica”. Di qui l’invito a livello giovanile di “lavorare su queste cose” perché “la formazione dei portieri giovani per le nazionali è importante”. Azzurre ai Mondiali, azzurri no: “nessuna rivalsa nei loro confronti, non ne vedo il motivo, anzi mi dispiace che non ci siano”.
(ITALPRESS).

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