ROMA (ITALPRESS) – In Italia il bisogno riabilitativo riguarda il 44,9% della popolazione. Quasi un italiano su due. Ma superare una malattia o essere dimessi dall’ospedale non significa necessariamente tornare a vivere in autonomia, lavorare o partecipare alla vita sociale. È su questa distanza tra guarigione e vita quotidiana che la Commissione di albo nazionale dei Terapisti occupazionali della Fno Tsrm e Pstrp richiama l’attenzione.
Il messaggio è al centro della Giornata mondiale della Terapia occupazionale, che si celebra come ogni anno il 27 ottobre, con lo slogan Participation matters, promosso dalla WFOT, l’organizzazione mondiale dei Terapisti occupazionali. La partecipazione è importante, la partecipazione è salute e significa poter scegliere, agire e contribuire alla vita della comunità.
La terapia occupazionale aiuta a tradurre gli obiettivi riabilitativi in gesti e attività concrete per mantenere le proprie abitudini con una demenza, tornare al lavoro dopo un ictus, conservare l’autonomia a domicilio o costruire una nuova quotidianità dopo una lesione midollare. Il Terapista occupazionale considera le capacità fisiche, cognitive ed emotive della persona e il suo ambiente di vita.
“Il valore della nostra professione sta proprio nel promuovere il protagonismo di ogni persona, affinché non sia semplice destinatario di interventi, ma soggetto attivo, capace di compiere scelte, orientare la propria quotidianità e contribuire pienamente alla vita della comunità”, afferma Michela Bentivegna, presidente della Commissione di albo nazionale dei Terapisti occupazionali.
La Commissione invita a guardare alla salute anche attraverso ciò che le persone riescono concretamente a fare. Accanto a mortalità e morbilità, propone di considerare l’autonomia nelle attività quotidiane e la partecipazione sociale: non soltanto quanto si vive o quali malattie si hanno, ma come si riesce a vivere.
Nella letteratura scientifica questa dimensione è chiamata funzionamento.Già nel 2017 i ricercatori Gerold Stucki e Jerome Bickenbach ne avevano proposto l’utilizzo come ulteriore indicatore di salute, in relazione al contesto di vita delle persone.
Una posizione richiamata nel luglio 2026 dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nel documento “Rehabilitation and Functioning in the 2030 Agenda”. In cui si segnala che ciò che non viene misurato rischia di rimanere escluso dalle priorità di investimento e dalla programmazione di politica sanitaria. Anche la ricerca evidenzia il contributo della terapia occupazionale. Uno studio multicentrico del 2026 (Codd et al., 2026) riferisce che quasi l’80% delle persone inizialmente fuori dal lavoro è tornato a lavorare dopo uno specifico intervento di terapia occupazionale.
Altre ricerche documentano benefici nelle attività quotidiane delle persone anziane (Saito et al., 2025) e nella partecipazione di persone con iniziale declino cognitivo (Ward et al., 2025). Secondo la rivista The Lancet (2020), nel mondo, una persona su tre necessita di un bisogno riabilitativo complessivo. In Europa, la percentuale sale al 42%, mentre in Italia si arriva al 44,9%.
A fronte di questa necessità, lo sviluppo dell’assistenza territoriale e delle Case della comunità richiede servizi capaci di incidere sulla vita reale dei cittadini. Resta tuttavia un punto critico: la scarsa disponibilità di Terapisti occupazionali.
“Nonostante le Regioni abbiano segnalato un fabbisogno significativo di Terapisti occupazionali per i rispettivi territori – sottolinea la Presidente Bentivegna – permane una marcata discrepanza tra il fabbisogno rilevato e la capacità formativa disponibile. Garantire un numero adeguato di Terapisti occupazionali è indispensabile affinché ogni cittadino possa accedere a percorsi riabilitativi appropriati, in modo equo, su tutto il territorio nazionale”.
Vivere più a lungo è un traguardo e poter vivere pienamente è la vera sfida. “Mettere al centro l’autonomia e la partecipazione significa valutare la salute anche per il suo impatto sulla vita delle persone. È qui che la terapia occupazionale contribuisce a trasformare il recupero in possibilità concrete di scelta e partecipazione”, conclude Bentivegna.
-Foto ufficio stampa FNO TSRM e PSTRP-
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