Ha vinto meritatamente la giovane Spagna, protagonista solitaria
di una finale che ha dato più evidenza ai gorgheggi di Laura
Pausini che ai colpi di Messi. Ha vinto la Spagna perseguitata
dall’arbitro. Come previsto. La Coppa del Mondo è tornata in
Europa. Ha perso l’Argentina sfiatata, dominata per 120 minuti,
che ha dimenticato in panchina Lautaro, il bomber che l’aveva
trascinata a New York.
Ha vinto uno dei quattro Golia arrivati in fondo ma proprio la
strascinata finale fra spagnoli e argentini (impropriamente
ribattezzata fra Yamal e Messi, piuttosto una strepitosa
esibizione di Cucurella e Dibu Martinez) ha confermato che la
bellezza naturale del Calcio l’hanno offerta soprattutto i Davide
lasciati per strada, che qui ricordo per tutti con gli africani
del Capo Verde, ingiustamente eliminati per 3 a 2 dall’Argentina,
salvata dall’autogol di Borges al 111′ dei supplementari.
Ecco come ha vinto la criticata scelta delle 48 squadre, primo
vero storico omaggio globale al calcio planetario con l’entusiasta
partecipazione dei popoli che hanno riempito tutti gli stadi.
Ecco come ha vinto l’odiato Infantino – organizzatore del più
grande spettacolo del Mondo – trasformando il Mega Trump in
supporter. E annunciando con squillo di tromba il Mondiale del
Centenario, nato in Uruguay nel 1930. Questo Mondiale ha
continuato giustamente a ricordare Maradona e Pelè, i padreterni,
dimenticando tuttavia nel finale il Grande Assoluto, Alfredo Di
Stefano, nato argentino nel River Plate, divenuto spagnolo nel
Real Madrid. Ma capisco. Sono uno dei pochi che l’ha visto giocare
e conosciuto e che, insieme alle grandi firme del passato, l’ha
eletto per la storia il Grande Assoluto. Adios.
Golia Spagna campione con merito ma non dimentichiamo i Davide
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