GIROUD E RASPADORI DA PRESERVARE, LA JUVE METTE PAURA ALL’INTER

Napoli-Milan, finalmente una partitissima con inoppugnabili verdetti personali. Pioli – dal vantaggio al pareggio – impreca, Garcia – scampato pericolo – resta in panca. E applausi, tanti e convinti, per i protagonisti sul campo, Giroud e Raspadori in particolare.
Olivier Giroud (già sei gol) non è solo un campione e un santificato goleador: è il bello del calcio. Una statua dinamica, un esperto cercatore d’oro, un realizzatore armonioso. Eleganza francese, verrebbe da dire. Uno stilista “diorissimo” che stende in dieci minuti il Napoli (al 22′ e al 31′) e conquista il Maradona – illudendo il Milan – come se lì non si fosse già sentita l’orma dei suoi passi spietati.
Giacomino Raspadori (al secondo centro in campionato) non è ancora un mito ma per il Napoli è di più, è il Salvatore che fa dimenticare Osimhen il terribile dopo che Politano ha ridato attributi a una compagnia desolante. Mi applaudo da solo ma non posso non ricordare quando nelle recenti notti, battendo sui tasti del tablet, gridavo a Spalletti Italia e a Garcia Napoli: ridatemi Raspadori. Eccolo. Tenetevelo caro. Ho l’impressione – e se mi sbaglio mi perdonerete – che una sola notte di Juve prima in classifica abbia sconvolto la nemica di sempre, l’Inter che ha rischiato di vedere l’autobus di Mourinho arrivare al parcheggio col pareggio. Perchè? Perchè Inzaghi aveva di fronte non la Roma ma quel che ne restava, vista l’assenza forzata – non tattica – di Dybala, Pellegrini, Smalling e Spinazzola. I rincalzi hanno fatto miracoli, fino a quando Thuram non ha trovato la fortunata palla dei tre punti che ha riportato la Beneamata in vetta. Senza entusiasmare, anzi: i prolungati, eccitati festeggiamenti dei nerazzurri hanno rivelato (un bischero potrebbe dire spoilerato) la grande paura che avevano addosso. Ribadisco: paura di una Juve che potremmo definire – alla D’Annunzio più che alla De Amicis – la Rinascente per quel carattere battagliero che l’inedito Cambiaso traduce in vittoria.
Sì, qualcuno ha voluto attribuire ad Allegri una nuova tendenza scrivendo che è più sicuro con le modeste riserve che con i big; come dire – vista la Roma dei rincalzi, coraggiosa eppur perdente – che Max è molto più bravo di Mou. Senza notare la notevole differenza tecnica esistente fra i due gruppi e ignorando che la Signora ha sconfitto il coraggioso Verona. In realtà, la nuova Juve ha scoperto una sana modestia che rafforza psicologicamente i giovanotti non imitatori di Fagioli e un atteggiamento prudente – con contropiede in canna – che mi ha fatto pensare al grande Trapattoni. Se invece di stracciarsi le vesti Allegri imparasse a fischiare alla pecorara vedremmo in lui il nuovo Trap delle antiche trappole.
I commentari post domenicali sono praticamente condannati a parlare della lotta per lo scudetto, eppure voglio dire che l’emozione più grande, l’esibizione calcisticamente più suggestiva l’ha offerta il Cagliari del Principe Ranieri, mai diventato re perchè gli manca uno scudetto tricolore. Sovrastati dal Frosinone, i rossoblù hanno avuto una reazione generosa, e ogni gol un abbraccio al sor Claudio fino a una vittoria degna di un 4 a 3 che ci riporta nella Storia.

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