VENEZIA (ITALPRESS) – Nel silenzio carico di memoria che attraversa la città, Venezia rinnova anche quest’anno il suo omaggio alle vittime delle persecuzioni e dello sterminio nazifascista. Questa mattina, in un Teatro La Fenice gremito, si è svolta la cerimonia cittadina per il Giorno della Memoria 2026, momento culminante di un percorso di riflessione collettiva dedicato al ricordo, alla responsabilità e alla coscienza civile.
Un’occasione di riflessione condivisa che ha visto la partecipazione delle massime autorità cittadine e delle istituzioni coinvolte nel percorso della memoria: il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, il presidente della Comunità ebraica di Venezia, Dario Calimani, e il sovrintendente e direttore artistico della Fondazione Teatro La Fenice, Nicola Colabianchi. La cerimonia è stata promossa dal Comune di Venezia e dalla Presidenza del Consiglio comunale, in collaborazione con il Teatro La Fenice e il comitato “Il Giorno della Memoria. 27 gennaio”, a conferma di un impegno corale nel custodire e trasmettere il valore del ricordo.
La cerimonia, molto sentita dalla cittadinanza e dalle istituzioni, si è aperta con gli interventi delle autorità, a cui il sovrintendente Colabianchi ha dato il suo benvenuto. “Oggi condividiamo uno spettacolo che non è solo teatro, ma una vera testimonianza, ispirata alle parole di Giorgio Bassani, autore capace di raccontare con profondità un passato che non deve essere dimenticato”, ha spiegato Colabianchi. “Questa rappresentazione ci invita a meditare sulla brutalità delle persecuzioni, ma anche sull’importanza di non cedere all’oblio. In un tempo segnato da guerre e conflitti, l’arte e la musica diventano strumenti potenti contro la barbarie: richiamano alla solidarietà, alla condivisione e mantengono viva la memoria. Il nostro teatro è più di una sala dedicata alla musica: è un luogo di accoglienza e dialogo, come Venezia stessa, città di tolleranza e incontro tra culture. Custodire questi spazi significa rendere il passato vivo e capace di orientarci verso un futuro migliore. Ricordare non significa solo onorare le vittime, ma anche guardare ai nostri errori per non ripeterli. La memoria è un atto di responsabilità e di umanità. Che questa giornata rafforzi il nostro impegno per un mondo più giusto, solidale e consapevole”.
Alle parole di Colabianchi, sono seguite quelle del sindaco Luigi Brugnaro. “Shalom. Siamo in pace, perché ritrovarci oggi qui, alla Fenice, non è un rito. È una scelta. In un teatro che porta nel nome l’idea della rinascita, la città si guarda allo specchio e si domanda: che cosa abbiamo imparato, davvero, quando il Novecento ha mostrato fino a dove può spingersi l’odio? Venezia, più di tante altre città, sa che la libertà è fragile. È da secoli luogo di scambi, di incontri, di dialogo: un ponte tra mondi, lingue, fedi, interessi diversi. Abbiamo conosciuto – e non possiamo rimuoverlo – il peso dell’abominio delle Leggi razziali nazi-fasciste del 1938, la paura che entra nelle case, i delatori, i traditori, la persecuzione, l’esclusione che comincia nei gesti ‘normali’: un banco tolto a scuola, una cattedra in meno all’Università, un lavoro negato, una porta che si chiude, un cognome che diventa un marchio. Da lì, passo dopo passo, il baratro è diventato sistema. Desidero, pertanto, ricordare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quando proprio in occasione di una Giornata della Memoria, disse che ‘per fare davvero i conti con la Shoah non dobbiamo più rivolgere lo sguardo soltanto al passato’, ha spiegato il sindaco per poi proseguire, “Ricordare, allora, significa riconoscere i segnali quando si ripresentano: quando l’odio si traveste da sarcasmo, quando la violenza si fa verbale, quando le scritte compaiono sui muri o le pietre di inciampo vengono vandalizzate, quando i social moltiplicano menzogne e costruiscono capri espiatori, quando le persone vengono ridotte a etichette oppure isolate per essere colpite individualmente. Ecco perché il Comune ha scelto di accompagnare questa giornata con un calendario diffuso, fatto di incontri, percorsi, studi, testimonianze: perché la Memoria non resti chiusa in una sala, ma cammini nelle scuole, nelle biblioteche, nelle municipalità, nei luoghi di cultura, anche nello sport, che nell’Olimpiade trova la sintesi dei propri valori di fratellanza, universalità e lealtà”.
Il primo cittadino ha poi aggiunto: “A Venezia non possiamo permetterci ambiguità sull’antisemitismo, su ogni razzismo, su ogni persecuzione, su ogni discriminazione e mancanza di rispetto. Non possiamo permetterci di confondere la critica politica – legittima, ad esempio contro uno stato nazione e i suoi governanti – con l’odio verso un popolo o una fede. Non possiamo permetterci che qualcuno, in questa città, viva con paura di mostrarsi per ciò che è. Io stesso ho indossato la kippah, perché nessuno deve avere timore a farlo. Non possiamo permetterci chi – scientemente – fa confusione tra l’Olocausto e la bandiera di Israele, tra la religione ebraica e la cittadinanza italiana. Personalmente, condivido l’orizzonte politico di ‘due popoli e due stati’. Purtroppo anche l’altro giorno qualcuno gridava nei nostri campi lo slogan ‘dal fiume al mare’, dal Giordano al Mediterraneo, per escludere qualsiasi possibilità di convivenza pacifica”.
Per concludere infine: “La sicurezza vera non è solo ordine pubblico: è anche protezione della dignità, tutela della convivenza, responsabilità delle parole. Perché la persecuzione non colpisce numeri: colpisce volti, famiglie, destini. È con orgoglio che le cerimonie cittadine del 25 aprile, Festa della Liberazione, si chiudono nel campo del Ghetto di Venezia. E allora, davanti a voi, rinnovo un impegno semplice e severo: Venezia sarà una casa aperta, ma non neutrale. Che questa Fenice, oggi, non sia solo un luogo: sia una promessa. La promessa che la città sa rinascere dalla paura, e che la Memoria non è una pagina da archiviare, ma un orizzonte da custodire. Guardiamo avanti”.
A chiudere gli interventi delle autorità è stato il presidente della Comunità ebraica di Venezia, Dario Calimani, che ha ricordato come il Giorno della Memoria, istituito nel 2000, ricorra il 27 gennaio, giorno dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. “Sei milioni di morti: il rischio è perdere il senso di sei milioni di vite cancellate”, ha affermato, sottolineando come in Italia non si siano cercati i responsabili: “Un crimine universale senza colpevoli. Solo nazisti, nessun fascista nostrano”. Calimani ha ribadito che il Giorno della Memoria “non è un favore che si fa agli ebrei” né un risarcimento: “Nulla della Shoah è risarcibile”. Avrebbe dovuto essere un monito contro l’indifferenza, ma è stata spesso “metabolizzata, negata, normalizzata e strumentalizzata”, anche attraverso un uso distorto del linguaggio che riduce lo sterminio a conflitto o incidente della storia. Oggi, ha osservato, i social restituiscono un clima inquietante, non diverso da quello del passato. Dopo il 7 ottobre 2023, l’antisemitismo è cresciuto del 400 per cento anche in Italia, tra aggressioni, intimidazioni e odio diffuso, fino a leggere online frasi come “Hitler non ha finito il suo lavoro”.
La Shoah, ha denunciato, è diventata un pretesto. Criticare un governo è legittimo, ma è antisemitismo quando la critica si trasforma in condanna di un intero popolo e negazione del diritto all’esistenza di Israele. “Agli ebrei viene chiesto di dissociarsi, di dichiararsi innocenti: a chi altro nel mondo accade questo?”, ha domandato. Calimani ha quindi criticato le narrazioni unilaterali anche nei contesti educativi, prive di contraddittorio, dove termini come genocidio e colonialismo vengono manipolati e Gaza viene contrapposta alla Shoah. “Questo non è anti-israelianismo, è antisemitismo”, ha affermato, denunciando l’equazione tra gli ebrei sterminati e le vicende del presente. “La Shoah non giustifica nulla di ciò che accade oggi, e nulla di ciò che accade oggi può compensare lo sterminio di ieri”, ha concluso. La memoria, ha aggiunto, non può essere episodica: deve essere “una durata continua”, capace di informare il presente e di insegnare ad ascoltare il dolore di tutti, “nessuno escluso”.
All’iniziativa hanno preso parte numerosi membri della Giunta, del Consiglio comunale e delle Municipalità, insieme alle principali autorità civili e militari della città. Al termine degli interventi, la cerimonia cittadina è proseguita con Le tre notti del ’43. Giorgio Bassani, Florestano Vancini e Guido Fink: un intenso percorso di musica e parola attorno a una delle pagine più oscure della nostra storia. Lo spettacolo, ideato e interpretato da Enrico Fink – alla voce e al flauto – con i solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, ha intrecciato racconto e suono per restituire memoria e coscienza, affidando all’arte il compito di trasformare il ricordo in responsabilità condivisa.
– foto ufficio stampa Comune di Venezia –
(ITALPRESS).










