MILANO (ITALPRESS) – Un giornalismo costruttivo è una delle evoluzioni più significative dell’informazione, in risposta a un contesto mediatico dominato da emergenze, conflitti e sensazionalismo: informare in modo costruttivo significa spiegare i rischi senza amplificarli, fornire strumenti di comprensione, indicare comportamenti responsabili e valorizzare le soluzioni già esistenti o in fase di sperimentazione. È un giornalismo che educa senza semplificare e che stimola il pensiero critico invece della paura: dal punto di vista professionale il giornalismo costruttivo richiede rigore, competenze e un forte senso etico; non si limita a raccontare storie positive, ma pretende un’analisi accurata delle fonti, la verifica dei risultati e la capacità di distinguere tra soluzioni efficaci e narrazioni autocelebrative.
“Quello costruttivo è un giornalismo che rispetta le storie, prendendosene cura, e le persone: in particolare vengono raccontate le soluzioni, nella misura in cui noi siamo ‘laureati’ in problemi ma sulle soluzioni siamo messi un po’ male”, ha dichiarato Assunta Corbo, giornalista ed esperta di comunicazione, intervistata da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
“È proprio in questo che il giornalismo costruttivo differisce da quello tradizionale: si parte da un problema per andare a cercare le storie di chi sta provando a dare una soluzione e la trova, basandosi non solo su ipotesi ma su dati concreti per dimostrare che tutto ciò funziona ed è replicabile; il giornalismo costruttivo – ha aggiunto – inoltre non si limita a dare una buona notizia ma va proprio a raccontare il problema, che è sempre il punto di partenza”. Un’informazione prevalentemente negativa, prosegue Corbo, “non ha un buon effetto sul modo in cui i cittadini, ma anche gli stessi giornalisti, percepiscono la realtà: le persone arrivano con un sovraccarico di emozioni faticose da sostenere proprio a causa dell’informazione, dunque è arrivato il momento di scegliere qualcosa di diverso per il pubblico e di fare qualcosa di diverso per noi che facciamo informazione. È importante riuscire a trovare un altro modo di raccontare, meno sensazionalistico e meno a influsso continuo: quando lo spettatore scopre che esiste una forma diversa di giornalismo finisce per affezionarsi, perché capisce che può esserci qualcosa di diverso dal sensazionalismo a tutti i costi o dal clic sempre a disposizione”.
La giornalista si è soffermata poi sulle possibili tematiche da declinare in chiave costruttiva: “Una è ad esempio quella della crisi climatica su cui il giornalismo costruttivo, anziché limitarsi a raccontare a che punto siamo con il problema e cosa abbiamo fatto, parla di chi si sta adattando al cambiamento e come funzionano le soluzioni adottate: queste a loro volta possono essere riutilizzate, ad esempio per quanto riguarda l’agricoltura o l’irrigazione”.
Non mancano le resistenze alla promozione di un simile modello: tra queste, spiega Corbo, “c’è innanzitutto l’informazione tradizionale: d’altro canto lo stesso mondo editoriale non è abituato a questo tipo di informazione, che in alcuni paesi europei sta riuscendo a fare qualcosa di più concreto. La principale critica è quella che lo vede come troppo positivo, ma non lo è: piuttosto si tratta di un giornalismo di approfondimento, rivolto a persone che hanno voglia di capire la complessità del mondo. A me il giornalismo costruttivo ha completamente cambiato l’atteggiamento mentale: il primo suggerimento importante che darei è di prestare attenzione, soprattutto quando ci informiamo tramite social, a quali sono le notizie che ci fanno comprendere quello che sta succedendo e quelle che invece ci chiedono semplicemente di prendere una posizione; in quel caso c’è un’altra dinamica di narrazione; inoltre, quando si commenta, ci vuole sempre attenzione a non dare più forza a quei contenuti che in realtà stanno portando negatività e distruzione”.
La riflessione conclusiva è dedicata alle correlazioni tra giornalismo costruttivo e salute individuale: “Ci sono studi, condotti anche negli Stati Uniti, che dimostrano come tenere una sorta di diario della gratitudine riduce di gran lunga i livelli di stress, rabbia, frustrazione e disagio, semplicemente scrivendo tutto ciò che durante la giornata ci rende felici: questo ci rende persone più socievoli e individualiste, perché quando proviamo gratitudine non esiste nessun altro tipo di sentimento e si rimane in uno stato di benessere”.
– Foto tratta da Medicina Top –
(ITALPRESS).









