Juventus-Milan ha visto poco gioco ma un bel gol di Alphadjo Cisse e un convincente pareggio di Gatti. Quello di Cisse è un bis per il Milan a Torino in casa bianconera dopo quello dell’esordio in casa granata. E’ un rossonero tinto d’azzurro, perchè nonostante il nome è italianissimo, nato a Treviso, ha vent’anni, è piaciuto subito a Amorim. Centrocampista offensivo di notevole stazza e piedi buoni, tornava a Milanello da un passaggio a Catanzaro. Dove, guarda caso, me ne ha parlato sabato Silvio Baldini – mentre gli consegnavo il premio Ceravolo – che lo ha arruolato con soddisfazione nella sua Under21. Il resto è pura una bella pagina di calcio all’italiana. L’ho già detto a proposito del successo del Como a Napoli e Fabregas mi ha dato ragione ripetendo la prova di forza e qualità – partendo sotto di un gol – esibendo un gioco aggressivo e un contropiede spettacolare contro il Genoa di un ammirato De Rossi. Dettaglio importantissimo: finalmente il possesso palla al 61% non è stato platonico – come spesso accade ai guardiolisti sprovveduti – ma concretissimo. Lo stesso voglio dire della Roma di Gasperini, messa sotto dall’Atalanta con un gol fatto apposta per sollecitare una reazione energica e orgogliosa. Stupisce invece che contemporaneamente il tecnico del Corto Muso, Max Allegri, maestro del realismo tattico epperciò trattato da bieco difensivista, abbia fatto la figura del pollo davanti dall’apprendista Chivu che – noviziato con scudetto a parte – in realtà ha una bella cultura tattica fornitagli generosamente dal Maestro Mourinho del quale riproduce un’Inter prepotente. Il Derby d’Italia Inter-Napoli è rimandato. Temo che Allegri abbia difficoltà a trasmettere i fondamentali del suo calcio a tutti quegli stranieri – una ventina – ingaggiati dal Napoli. Molti dei quali assecondano l’istinto da campioni, mentre i gregari vagano distrattamente abbandonati. Molti pedatori esotici – registro – non parlano italiano, dunque nemmeno lo intendono. E non mi spiego perchè si imponga l’uso della nostra lingua ai poveri migranti e non ai pedatori milionari.
Mi dilungo sul tema “italianista” – e mi scuso – perchè sento dire anche da tecnici di lungo corso che la carenza di giovani italiani di qualità dipende dagli eccessi di tatticismo cui vengono sottoposti. Lasciateli giocare – dicono. Lasciateli giocare secondo natura – dico io – proponendogli l’unica forma tattica disponibile. Quella – ad esempio – di Nereo Rocco il quale, accusato di essere un volgare catenacciaro, schierava il suo Milan a quattro punte – ad esempio Hamrin, Sormani, Prati e Combin – naturalmente con Rivera rifinitore elegante e goleador prezioso.
Allietato da un campionato che sta prendendo quota anche in provincia – segnalo l’audace Frosinone – pur timoroso d’esser presto smentito, ringrazio Daniele Orsato, designatore degli arbitri, che sta riducendo vistosamente l’uso della Var, lo strumento stupido nato al tempo dell’intelligenza artificiale. Una delle novità prodotte dal Mondiale di Infantino e Collina.
Como spettacolare e concreto, Inter prepotente, Allegri in difficoltà
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