di Vincenzo Petrone (*)
ROMA (ITALPRESS) – I Capi di Governo cercano di essere protagonisti in politica internazionale soprattutto in funzione dell’image building che così realizzano in politica interna.E fanno bene. Poi arrivano le crisi e le decisioni nette da prendere e la politica internazionale finisce col dettare anche eventi e profili di politica interna. L’imbarazzo della nostra Presidente del Consiglio rispetto all’invito di Trump all’Italia ad aderire al Board of Peace per Gaza è un caso di specie. La Presidente Meloni apparentemente non ha ancora deciso di andare a Davos dove sperava di incontrare Trump e tentare di mediare sulla Groenlandia. Senonchè è arrivato l’invito di Trump ad entrare nel Board of Peace per Gaza. Ma accettare l’invito equivarrebbe ad annullare la credibilità italiana come mediatore tra europei ed americani nella crisi NATO. Andare da Trump lo stesso e rifiutare l’invito per questo Board?Impossibile. Insomma, un labirinto, da cui Giorgia Meloni probabilmente può uscire solo deludendo Trump, soprattutto dopo i discorsi fermissimi di ieri al Forum,della Von der Leyen, di Macron e del magistrale Primo Ministro del Canada, Mark Carney. E anche Mattarella ieri nel colloquio a quattr’occhi al Quirinale, non può averle consigliato di assumere una posizione diversa.
Dopodomani a Roma, il Cancelliere tedesco Merz si esprimerà negli stessi termini. Con Macron e Merz che rifiutano di partecipano al Board, chi può immaginare che l’Italia accetti e si faccia fotografare accanto a Putin e a Lukashenko in un consesso che magari si riunisce a Mar-a-Lago? Non che il resto della compagnia degli altri 51 Paesi invitati a questo club trumpiano sia da Palco Reale, anche se per la membership occorre essere almeno benestanti, considerato che la quota di accesso è di 1 Miliardo di dollari. Circa le prerogative dei membri poi, non sfugge la clausola statutaria per cui il Presidente Trump si attribuisce il mandato di Presidente del Board a vita. E ieri ha dichiarato anche che questa sua creatura “potrebbe sostituire le Nazioni Unite”. Al posto del Consiglio di Sicurezza avrebbe un Executive Council composto, sempre a vita, da suo genero, Jared Kushner, dal suo socio in affari Steve Witkoff, due immobiliaristi. E, unico europeo, da Tony Blair che ha una Società di consulenza.
La Presidente Meloni non potrebbe sottoscrivere una iniziativa che la isolerebbe in Europa e sarebbe in contraddizione con decenni di politica europeista dell’Italia e di sua adesione ai principi del multilateralismo, con il costante appoggio alle Nazioni Unite sotto la cui egida da oltre 60 anni inviamo truppe di pace nel mondo. In conclusione, il dilemma di Davos e questo invito al Board of Peace portano con sé scelte difficili e il rapporto personale della Presidente Meloni con Trump può trasformarsi in una camicia di forza.
Ma ne discendono anche derivate importanti di politica interna. Un confronto ed una ricerca di terreno comune con l’opposizione è sicuramente già in corso ,come richiede l’interesse del Paese e come Mattarella deve aver suggerito. Per aiutare la Presidente Meloni ad avere un ruolo importante in Europa, nella NATO e nel rapporto con l’America occorrerà qualcosa di più dello humour dell’esponente di Governo che ieri ha esternato un geniale concetto sulla minaccia di nuovi dazi a chi rifiuta di entrare nel Board di Trump: “Meglio sui vini francesi che su quelli italiani”. L’Italia dovrà continuare a tentare di mediare ma da grande Paese orgogliosamente ancorato all’Europa. Trump e Putin all’unisono vogliono dividerla e poi disintegrarla e l’Italia non è l’Ungheria di Orban.
(*) ambasciatore a. r.
– Foto di repertorio IPA Agency –
(ITALPRESS).









