Bene proposta Letta ma serve riforma del Fisco

BANCONOTA BANCONOTE EURO SOLDI DENARO CINQUECENTO 500 DUECENTO 200 CENTO 100 CINQUANTA 50 VENTI 20 DIECI 10

La proposta di Enrico Letta di destinare il ricavato dall’eventuale aumento della tassa di successione, dall’attuale 4% al 20% per offrire ai giovani una “dote”, in questi giorni ha attirato l’attenzione di molti media e ancora se ne parla. Devo confessare che a prima vista ha destato in me un moto di fastidio. Subito ho pensato: siamo alle solite! Non si chiede al sistema pubblico di usare meglio i soldi dei contribuenti risparmiandoli, ma si somma tassa su tassa per distribuire i proventi in bonus, ora qui ora lì. Certamente la tassa sulle successioni risulta più bassa che in altri paesi europei, ma è un caso unico nel sistema fiscale italiano, dato che con la generalità delle tassazioni nazionali, regionali e comunali, siano arrivati a livelli stratosferici, non per finanziare con certezza investimenti e servizi pubblici, ma per alimentare un sistema che disperde ingenti risorse non sempre per finalità di interesse generale. Ho poi approfondito il merito della proposta avanzata da Letta, di affidare 10 mila euro ai giovani in base al reddito delle loro famiglie, per eventualmente impiegarli nelle attività di formazione, istruzione, lavoro e piccola imprenditoria, casa e alloggio. È condivisibile preoccuparsi di sostenere i meno abbienti, soprattutto nelle attività relative ai corsi universitari, dato che il numero dei giovani laureati italiani è mediamente inferiore a quello della media dei laureati dei paesi Ocse nostri concorrenti. Conosciamo sin troppo bene il fenomeno ormai molto vistoso del divario tra professionalità richieste dalla domanda del mercato e quelle dell’offerta. L’esigenza di aumentare sensibilmente i giovani laureati, segnatamente nelle specializzazioni tecniche per attrezzarci adeguatamente ai ritmi imposti dalla rivoluzione digitale, è per noi un obbiettivo primario. Infatti, se dovessimo accumulare ulteriori ritardi nel colmare questo nostro handicap, le conseguenze sarebbero rovinose per la nostra capacità competitiva nel mercato mondiale. Peraltro, l’impoverimento ulteriore delle famiglie provocato dalla pandemia, rende ancora più precario il sostegno ai loro figli riguardo agli studi universitari. Negli Stati Uniti, il presidente Joe Biden ha posto al centro della discussione il tema del costo insostenibile della partecipazione ai corsi universitari dei più poveri e intende per questo intervenire facendosi carico di questa incombenza, con risorse pubbliche federali e addirittura programmando anche interventi per sgravare gli studenti indebitati con mutui specifici per le rette universitarie, che non riescono a sostenere pur entrati nel mercato del lavoro. Dunque, un tema di grande attualità e interesse per coloro che in questa epoca di cambiamento pensano alla leva della istruzione e preparazione professionale come la prima leva dello sviluppo. Allora la finalità principale della proposta del segretario del Pd coglie nel segno la nostra esigenza, va raccolta e sostenuta proprio in queste circostanze di uscita sostanziale dall’emergenza pandemica. Ma riguardo alle tasse di successione, pur avendo ragione sulla esiguità dell’aliquota del 4%, è meglio che l’adeguamento rientri in una logica di revisione dell’intero sistema fiscale, che per esigenza della Nazione dovrà considerare la diminuzione drastica dei pesi del fisco, da finanziare con i risparmi della spesa pubblica improduttiva, oltre che dalla celebratissima lotta all’evasione e all’elusione. Gli aiuti proposti vanno invece fatti senza la logica dei bonus, ma come sostegni inseriti nel carattere di impegno meritorio. Nel recente passato i bonus a giovani e categorie varie di cittadini e altre importanti provvidenze, sono stati erogati pur sprovvisti di precise finalità, motivati solo genericamente pur di venir incontro alle persone che si volevano beneficiare. C’è da sperare che ci sia davvero cambiamento nel modo di concepire la spesa pubblica, da orientarsi esclusivamente in chiave produttiva. L’Italia cambierà davvero quando i soldi dei contribuenti verranno impiegati per finanziare un interesse settoriale, che riveste importanza strategica per la generalità dei cittadini. Appunto com’è l’esigenza di avere giovani istruiti e professionalizzati, per fecondare con il loro genio l’intera economia della Nazione.
(ITALPRESS).