“Allievi”, docu-serie con gli specializzandi dell’Università Cattolica al Policlinico Gemelli

Una docu-serie tv che vede protagonisti i medici specializzandi della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica che operano all’interno del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS a Roma. È ‘Allievi’, programma di Chiara Salvo in sette puntate, in onda su Tv2000 dal 15 marzo in seconda serata. La docu-serie è stata presentata stamane nell’Aula Brasca del Policlinico Gemelli. Sono intervenuti: Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina e chirurgia “A. Gemelli”; Filippo Anelli, presidente della Fnomceo Federazione nazionale degli Ordini dei Medici; Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000; Diletta Barone, specializzanda in Oncologia medica alla Cattolica; Chiara Salvo, autrice di ‘Allievi’.
In ogni puntata la giornata tipo di tre specializzandi – che si interfacciano con i pazienti e i medici del Gemelli – che frequentano diverse scuole di specializzazione: Oncologia medica, Ginecologia e Ostetricia, Pediatria, Chirurgia Generale, Medicina d’emergenza – urgenza, Ortopedia e traumatologia, Radiodiagnostica, Oftalmologia, Anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore, Malattie dell’apparato cardiovascolare, Neurologia, Chirurgia Plastica e Ricostruttiva.
Uno dei giovani medici è sempre in attività nel Pronto Soccorso del Gemelli, in prima fila anche nella lotta al Covid-19.
Il risultato è un racconto corale dell’umanità dei medici e dei malati, la vita quotidiana dei reparti di un grande ospedale, un centro d’eccellenza nazionale, con il carico di emozioni, passioni, trepidazioni, fatiche e speranze.
Dietro ogni giovane medico c’e’ una storia da raccontare: le sue origini, la sua famiglia, la scelta universitaria, lo studio e la vita in ospedale. Dietro un paziente c’e’ anche un’altra storia da raccontare.
Sulla base di una corretta informazione medico-scientifica, l’intreccio e l’abbraccio tra medico e paziente fa di ‘Allievi’ un puzzle di grande umanità: il rapporto medico-paziente è innanzitutto relazione tra persone che lottano, dalla stessa parte, contro la malattia. Saper curare è soprattutto prendersi cura e dare sollievo. Spazio anche ai video o alle foto della cerimonia di laurea, in quanto momento culminante del percorso di studi e porta d’ingresso della professione sul campo.
“Dedizione e umanità verso i malati, accanto al richiamo a un elevato livello di professionalità, – afferma Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – esprime assai bene il tratto distintivo e lo speciale valore che l’Università Cattolica promuove tra i propri studenti in ogni grado della formazione alla professione medica. Questa fondamentale ispirazione è stata mirabilmente sintetizzata da Benedetto XVI quando, il 3 maggio del 2012, fece visita alla nostra sede di Roma per i 50 anni della facoltà di Medicina e Chirurgia: «Una Facoltà cattolica di Medicina è luogo dove l’umanesimo trascendente non è slogan retorico, ma regola vissuta della dedizione quotidiana.»; e rappresentata simbolicamente nei fatti dal conferimento della prima laurea honoris causa della nostra Facoltà di Medicina e Chirurgia, trent’anni fa, a Madre Teresa di Calcutta. In tale circostanza, Madre Teresa indicò il modello di umanità al quale ispirare ogni azione di cura: «Io penso che il medico non sia solo un uomo che esercita una professione, ma che egli abbia una vocazione, la vocazione di essere l’amore, la compassione di Dio, nel sanare coloro che soffrono».
«Perché vi sia una buona terapia, è decisivo l’aspetto relazionale», ha sottolineato Papa Francesco nel Suo Messaggio per l’ultima (XXIX) Giornata Mondiale del Malato dello scorso 11 febbraio.
La docu-serie di TV2000, centrando l’attenzione sul rapporto del medico con il paziente e con i familiari, coglie un aspetto cruciale della nostra missione educativa e dell’impegno dei nostri allievi, e perciò anche il nesso che unisce gli anni degli studi e quelli dell’esercizio della professione medica, così come, nello specifico caso del nostro Ateneo, l’attività della Facoltà di Medicina e Chirurgia e quella del nostro Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS; una tensione ideale che riverbera nel modus operandi delle singole persone e innerva l’intera proposta educativa dell’Università Cattolica. Nel corso di quest’anno, reso particolarmente arduo e drammaticamente impegnativo anche dalle inevitabili limitazioni dei contatti diretti tra pazienti, familiari e amici, con l’intento di contenere il dilagare del virus Covid-19, i nostri medici specializzandi hanno avuto modo di esprimere con particolare attenzione e abnegazione il connubio tra professionalità e sensibilità umana, offrendo un contributo inestimabile anche sotto questo delicato profilo. Questi giovani medici sono una risorsa preziosa per la Sanità del nostro Paese e – per il loro entusiasmo e desiderio di crescere – un valore a lungo termine, che travalicando il solo ambito medico, conferisce fiducia all’intera società”.
“Allievi – aggiunge Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina e chirurgia ‘A. Gemelli’ della Cattolica – è un osservatorio privilegiato, un laboratorio originale, un’esperienza genuina, senza filtri, una finestra candida sull’attività dei nostri giovani medici. Tv2000 ci ha offerto una grande opportunità per porre l’accento sulla passione, sull’entusiasmo e sulla capacità di risolvere i problemi, legata più all’istinto che all’esperienza clinica. Una bella chance anche per i camici bianchi – attori per verificare e sviluppare le loro capacità comunicative tanto importanti nel lavoro medico.
Il racconto ‘in presa diretta’ dei giovani colleghi consentirà di far emergere tutte le sfumature emozionali del rapporto tra medico – paziente. Nell’entusiasmo del giovane clinico c’è, infatti, tutta la freschezza delle emozioni vissute sul campo che evocano empatia, vicinanza, coinvolgimento, relazione. Questi giovani ci ricordano che l’atto medico ed il lavoro di corsia sono prima di tutto un atto umano. Ed è proprio l’umanità, soprattutto in questo tempo di pandemia che ha reso tutti più vulnerabili, a manifestarsi quale priorità nell’esercizio della professione medica molto più che in passato”.
“La pandemia di Covid ha impartito una doppia lezione, dimostrando che un maggior coinvolgimento degli specializzandi nel Servizio sanitario nazionale è non solo possibile ma auspicabile – dichiara il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Da una parte, essere specializzandi in pandemia ha significato e significa acquisire, sul campo, skill che normalmente si apprendono dopo anni di esperienza. Dall’altra, ha reso evidente che tutto il sistema può giovarsi dell’apporto di questi colleghi, che sono già medici, sebbene debbano continuare la loro formazione, specializzandosi. L’auspicio per il futuro è quindi quello di continuare su questa strada, avvalendosi, per l’erogazione delle prestazioni sanitarie, degli specializzandi, anche negli ospedali di insegnamento”. A tale proposito, sarebbe auspicabile una modifica dei contratti di formazione lavoro dei medici specializzandi e della medicina generale, in modo da consentire un miglior utilizzo dei medici in formazione nei processi assistenziali, riducendone le incompatibilità e rivedendo l’equiparazione del trattamento tributario. Prima di tutto, però, è necessaria una corretta programmazione che azzeri l’imbuto formativo, il collo di bottiglia tra la laurea e la specializzazione, e permetta a tutti i medici laureati di specializzarsi. Chiediamo dunque un intervento normativo che faccia corrispondere a ogni laurea una borsa di specializzazione o un posto al Corso di formazione specifica per la medicina generale”.
“Tv2000 ha creduto fin da subito in questo progetto – sottolinea Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000 – nella convinzione che portare al grande pubblico le straordinarie storie di questi specializzandi fosse il giusto riconoscimento del loro servizio al Sistema sanitario nazionale e al Paese. Si cura la malattia ma soprattutto il malato. E il racconto della docu-serie ‘Allievi’ parte proprio da qui. Protagonista è la centralità della persona nell’approccio alle cure. Siamo coscienti di esserci fatti carico di un messaggio di particolare valore. Chi avrà il piacere di vedere questa docu-serie resterà colpito dagli sguardi dei pazienti verso gli specializzandi. Un grazie spesso senza parole ma molto significativo. Emozioni che, siamo convinti, lasceranno il segno in ciascun telespettatore. In questo tempo difficile di pandemia per noi anche questo si identifica con il fare servizio pubblico e portare nelle case degli italiani le storie di questi bravissimi giovani medici e del loro impegno, attraverso un duro e lungo iter di formazione, per dare sollievo ai malati e ai loro familiari”.
“Girare questa docu-serie – spiega Chiara Salvo, autrice di ‘Allievi’ – all’interno del Policlinico Gemelli in un periodo così complesso di emergenza sanitaria, è stata un’esperienza umana e professionale indimenticabile. Tutti noi della troupe abbiamo toccato con mano cosa significhi nel profondo sentire la vocazione del medico e cosa comporti per 12, 13 ore al giorno prendersi cura dei malati. È stato bellissimo lavorare con questi ragazzi, sentire il loro entusiasmo e la loro freschezza. Ma soprattutto vedere come, dalla parte dei pazienti, sia fondamentale essere curati da medici che credono profondamente in questo lavoro, un lavoro con cui possono cambiare il mondo”.

(ITALPRESS).

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