Agricoltori, le tante ragioni di una protesta che non va ignorata

La pittoresca protesta degli agricoltori contro il green deal europeo arriva in piazza Duomo Milano con la mucca Ercolina, un vitello e diversi manifestanti con bandiere e striscioni.

ROMA (ITALPRESS) – In settimana arrivano a Roma i trattori per portare nella capitale una protesta che si è estesa ormai a macchia di leopardo in tutto il Paese. Partita dalla Germania, la rivolta agricola ha coinvolto tutta l’Europa e senza interventi risolutori il rischio di una esplosione sociale più vasta è assai concreto. A leggere le motivazioni della protesta, quelle comunitarie e quelle dei singoli paesi, sembra chiaro che arrivano tutti insieme sul tappeto problemi che si accumulano da anni e che ora si incrociano con una crisi del settore primario senza precedenti. Anche i recenti dati sulla crescita del Pil in Italia segnalano una buona tenuta di industria e terziario e una caduta del comparto agricolo. Le organizzazioni del settore non sono riuscite a convogliare la protesta sui consueti binari del confronto e della concertazione e quindi hanno avuto vita facile i movimenti spontaneisti, la cui contestazione è degenerata in alcuni casi anche in episodi non pacifici.

Ci vorrebbe un libro per esaminare le problematiche che gli agricoltori vorrebbero sciogliere, ma, accorpandole, possiamo individuare quelle di carattere regolamentare europeo, quelle del commercio internazionale, quelle interne. Il mondo agricolo contesta in linea generale il fatto che la transizione energetica in atto non lo abbia coinvolto come attore protagonista, ma lo abbia relegato a soggetto passivo di un processo che vede un trasferimento di risorse verso la rivoluzione green ignorando i protagonisti della terra. In questo contesto Bruxelles equipara come responsabili di inquinamento le stalle alle fabbriche, impone di “recuperare la natura” mettendo a riposo il 4% del terreno coltivabile, riduce del 50% la possibilità di utilizzare i fitofarmaci, taglia o cancella i bonus fiscali per il diesel agricolo. Troppo e tutto insieme.

Aggiungendo impegni regolamentari e burocratici che ampliano i costi di gestione per gli agricoltori, mettendo spesso a rischio l’erogazione di sussidi e agevolazioni. Un mondo che sembra sorpreso da queste misure, abituato come sempre e’ stato ad essere ben sussidiato, potendo contare sui fondi di un bilancio Ue che ha dedicato da sempre a questo settore il 30% delle risorse complessive. Ma tutto ciò sta cambiando e occorre allora trovare altre strade rispetto all’imposizione di regole dall’alto. Sul secondo fronte, quello commerciale, pesano motivazioni politiche. Bruxelles sta per concludere con il Mercosur, il mercato comune dei paesi sudamericani, una intesa commerciale per i prodotti agricoli. Da un anno vige un accordo che agevola fortemente l’import della produzione agricola ucraina, soprattutto grano.

Questi due accordi, secondo le critiche degli agricoltori, distorcono il mercato interno europeo, generando un serio problema di prezzi. Sul fronte interno, parlando del nostro, ci sono poi problemi di natura fiscale, generati dal taglio dell’esenzione Irpef sui redditi agricoli decretato dalla legge di bilancio. In piu sono forti le pressioni dei costi di produzione, per mangimi, carburante, energia, e le distorsioni della filiera agricola, con prezzi all’origine molto diversi rispetto alla vendita. I 50 centesimi pagati per un litro di latte arrivano ai due euro ed oltre che il consumatore finale deve pagare. In Italia come in Europa e’ poi forte la preoccupazione per i nuovi alimenti non naturali: carne coltivata, farine di insetti e quanto altro danneggiano il cibo italiano e il suo mercato nel mondo. Altra preoccupazione è la svalutazione dei terreni per l’abbandono delle attività agricole, terreni che allora vengono venduti a prezzi altissimi per altri scopi. Come avviene per le rinnovabili.

In Sicilia, Puglia, nella Tuscia laziale, per citare solo alcune aree del Paese, distese di pannelli solari hanno cambiato il paesaggio verde. Ora i tempi per Bruxelles e per i governi europei sono stretti. Il 26 febbraio il Consiglio agricolo europeo metterà sul tavolo un pacchetto di proposte per fermare la protesta. Si parla di rinvii (per il fermo produttivo dei terreni, per l’accordo con il Mercosur), di riduzione degli oneri amministrativi e burocratici, di una più accentuata flessibilità delle condizioni per accedere ai finanziamenti europei. Da noi, oltre al già annunciato aumento da 5 a 8 miliardi delle riserve del Pnrr per il mondo agricolo, possibile una proroga dell’esenzione Irpef, non per i produttori agricoli più grandi, un taglio dell’Iva per prodotti alimentari e vino, agevolazioni per il diesel agricolo. Ma a Bruxelles, come a Berlino, Roma, Parigi e nelle altre capitali europee, la situazione è in movimento, non si tratta di giorni ed ore ma di un fronte che sarà caldo per settimane e mesi.

Il tavolo di confronto resta l’unica strada e bisognerà vedere come questi nuovi protagonisti del mondo agricolo (molti i giovani che abbiamo visto sui trattori) sapranno confrontarsi con le istituzioni (si spera in modo pacifico) avendo bypassato, almeno per il momento, le loro organizzazioni rappresentative.

fonte foto: IPA Agency

(ITALPRESS).

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