
TEL AVIV (ISRAELE) (ITALPRESS) – “I leader dei partiti (del Blocco del cambiamento) concordano sulla necessità di istituire, al più presto, un governo sionista basato sui quattro principi delineati da Eisenkot”. E’ quanto si legge in una dichiarazione congiunta in seguito all’incontro fra Gadi Eisenkot, leader di Yashar, Naftali Bennett, alla guida di Together, Yair Lapid, Lapid, Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu, e Yair Golan, a capo dei Democratici.
Il leader di Yashar ha esposto i quattro principi da accettare per unirsi al suo eventuale governo lo scorso 31 ottobre: il riconoscimento di Israele come Stato ebraico, democratico, liberale ed egualitario; un impegno per i valori della Dichiarazione di indipendenza; servizio militare, nazionale o civile obbligatorio per tutti i cittadini israeliani; il riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica e il riconoscimento dell’obbligo di distruggere il suo potere militare e di governo nella Striscia di Gaza. La nota diramata al termine dell’incontro aggiunge che i team negoziali dei partiti – che insieme hanno ottenuto 48 seggi in parlamento – inizieranno immediatamente a lavorare alla definizione dei principi guida dell’esecutivo e agli accordi per la formazione del 38esimo governo. L’incontro si è svolto in un clima segnato da numerosi disaccordi tra i leader dei partiti. Tuttavia, tutti hanno concordato di indicare al presidente Isaac Herzog il nome di Eisenkot – il cui partito ha ottenuto il maggior numero di seggi all’interno del blocco di opposizione – come candidato alla formazione del prossimo governo. Le consultazioni presso la residenza del presidente Herzog avranno inizio domani.
Golan ha invitato i leader dei partiti di opposizione a formare un governo insieme alle formazioni arabe – Ra’am e la Lista Comune – che alle elezioni hanno ottenuto complessivamente 19 seggi, un risultato record. Con l’apporto dei partiti arabi, il blocco di opposizione raggiungerebbe una maggioranza di 67 seggi alla Knesset. Tuttavia, prima dell’incontro, Liberman ha ribadito che una coalizione con i partiti arabi non è un’opzione percorribile. Anche Bennett, già prima delle elezioni, aveva posto un limite invalicabile, escludendo la formazione di un governo che includesse i partiti arabi. Senza il sostegno dei partiti arabi, il blocco di opposizione non raggiunge la maggioranza di 61 seggi necessaria alla Knesset. I risultati elettorali hanno confermato il vantaggio del blocco di Netanyahu, che ha ottenuto 53 seggi, contro i 48 del blocco di opposizione. Da parte loro, i partiti arabi hanno manifestato la propria disponibilità a collaborare con il blocco di opposizione per sostituire Netanyahu.
L’incontro tra i leader dell’opposizione è avvenuto inoltre nel contesto di un dibattito su chi candidare per sostituire il presidente della Knesset, Amir Ohana, esponente del Likud di Netanyahu. Secondo quanto emerso, i leader dell’opposizione avrebbero concordato di muoversi, subito dopo il giuramento della nuova Knesset il 10 novembre, per rimuovere Ohana dall’incarico. L’operazione richiederebbe una maggioranza in sede di voto alla Knesset e potrebbe essere realizzata grazie al sostegno dei partiti arabi, portando il numero di voti favorevoli a 67. La sostituzione di Ohana garantirebbe al blocco di opposizione un maggiore controllo sull’agenda parlamentare – incluse le votazioni, l’attività legislativa e le nomine nelle commissioni – anche qualora Netanyahu dovesse rimanere in carica alla guida di un governo provvisorio. Vittime e familiari delle persone uccise negli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si sono radunati nei pressi del luogo dell’incontro tra i leader dei partiti per chiedere la formazione di un governo che sostituisca quello di Netanyahu.
– Foto Ipa Agency –
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