BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Nel 2024 i Paesi dell’Unione europea hanno destinato all’istruzione il 4,8% del prodotto interno lordo, pari al 9,7% della spesa pubblica complessiva. È quanto emerge dalla relazione “Investire nell’istruzione 2026” della Commissione europea. Le differenze tra gli Stati membri restano significative: considerando la quota della spesa pubblica destinata all’istruzione, si va dal 14,3% della Svezia all’8% dell’Italia, che registra il valore più basso. In rapporto al Pil, invece, i valori oscillano dal 7,2% della Svezia al 2,7% dell’Irlanda, dato che la relazione riconduce anche alle caratteristiche particolari dell’economia irlandese.
Nel confronto con le altre grandi economie avanzate, la spesa pubblica per l’istruzione nell’Ue risulta superiore a quella del Giappone ma significativamente inferiore a quella degli Stati Uniti, mentre è sostanzialmente comparabile con quella del Regno Unito, soprattutto in rapporto al Pil.
Gli investimenti nell’istruzione nell’Ue risultano in fase di stabilizzazione, ma la loro incidenza sulla spesa pubblica resta leggermente inferiore ai livelli precedenti alla pandemia. Nel 2019 la quota era pari al 10%, per poi scendere al 9,3% nel 2020 e nel 2021, risalire al 9,4% nel 2022, al 9,6% nel 2023 e al 9,7% nel 2024.
La relazione dedica particolare attenzione anche agli insegnanti e ai fattori che contribuiscono a rendere più attrattiva la professione. Il 76,5% dei docenti europei afferma che, potendo scegliere nuovamente, continuerebbe a insegnare, una quota in calo rispetto al 79,2% del 2018. Anche in questo caso emergono forti differenze tra i Paesi: si va dal 62,3% della Lettonia all’87,5% dell’Italia.
Tra gli elementi che incidono maggiormente sulla scelta figurano la retribuzione e il riconoscimento professionale. Gli insegnanti soddisfatti del proprio stipendio hanno una probabilità di circa 7 punti percentuali più alta di scegliere nuovamente la professione, mentre una percezione positiva dell’ambiente di lavoro e del valore dell’insegnamento aumenta questa probabilità di circa 4 punti. Al contrario, lo stress sul posto di lavoro la riduce di circa 5 punti percentuali.
La relazione evidenzia quindi come, accanto alla retribuzione, condizioni di lavoro, benessere, collaborazione professionale e riconoscimento sociale siano elementi centrali per attrarre e trattenere gli insegnanti.
– foto IPA Agency –
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