ROMA (ITALPRESS) – “Il Contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico Figec-Cisal-Uspi, regolarmente depositato al Cnel, è valido a tutti gli effetti nonostante continuino a circolare note artatamente diffuse da soggetti che si autoproclamano custodi del ‘sacro fuoco’ del pensiero unico ma che, alla fine, risultano inutilmente presuntuosi”. Lo afferma la Giunta esecutiva del sindacato dei giornalisti Figec in un documento approvato ieri sera all’unanimità. “Sulle ispezioni Inps nelle aziende – evidenzia la Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione – se qualcuno ha sbagliato, in materia di applicazione del regime previdenziale, è giusto che paghi perché a nessuno è concesso il privilegio dell’impunità, così come a nessuno è concessa la licenza di diffamare. Saranno le istituzioni competenti a stabilire, nel rispetto della legge, se qualcuno ha sbagliato e, soprattutto, perché”. La Giunta esecutiva della Figec osserva che “se fosse vera la tesi che i contratti non firmati dalla Fnsi ‘sono esclusivamente il tentativo di ridurre il costo del lavoro e sottrarre contributi previdenziali all’Inps e quindi al futuro dei colleghi’, l’ex sindacato unico dei giornalisti dovrebbe spiegare perché di contratti ne tiene in piedi tre, dei quali – stando alla sua tesi – due consolidano ‘il tentativo di ridurre il costo del lavoro e sottrarre contributi all’Inps e al futuro dei colleghi'”.
“L’ultimo di essi ricalca l’Uspi-Figec che l’ha sottoscritto precedentemente. Del resto, negli ultimi decenni, con la crisi economica e la trasformazione radicale del sistema editoriale – spiega la Figec – il contratto principale dell’ex sindacato unico dei giornalisti è sempre meno applicato. E chi lo applica (formalmente) propone periodicamente progetti di crisi aziendali che significano contributi anche poderosi alle aziende. Non a caso, quel contratto è scaduto da dieci anni e non appaiono all’orizzonte spiragli positivi per avviare una trattativa destinata a rinnovarlo. Il minore introito di contributi e una gigantesca uscita per finanziare prepensionamenti e casse integrazioni – osserva la Figec – hanno provocato il collasso della gestione principale dell’Inpgi che, per fortuna (dall’1 luglio 2022), è stata assorbita dall’Inps salvando le pensioni e il futuro di quanti in pensione non ci sono ancora andati. Andrebbe, infatti, ricordato il ridicolo provvedimento tampone votato, il 23 giugno 2021, dalla maggioranza del Cda dell’Inpgi che si identifica nella Fnsi per retrodatare di 5 anni l’entrata in vigore del sistema contributivo. Se l’Inpgi 1 non fosse passato all’Inps e il provvedimento avesse trovato applicazione per 5 anni, piuttosto che per i sei mesi antecedenti il passaggio, ogni giornalista avrebbe subito un danno pensionistico medio annuo di 5-6 mila euro”.
“Appare, dunque, ridicola – osserva la Figec – la pretesa di accusare il contratto Figec-Uspi (scaduto appena il 31 dicembre scorso) di costare il 30 per cento in meno del contratto Fieg-Fnsi, tra l’altro senza tenere conto del fatto che nelle aziende più grandi i livelli retributivi sono superiori in virtù della contrattazione di secondo livello. Certo, tutti – a cominciare da noi – auspicano il miglior contratto possibile, ma la sostenibilità non è un optional e compito di un sindacato serio è quello di non lasciare indietro nessuno, piuttosto che favorire soltanto qualcuno. Insistere su argomenti pretestuosi – sottolinea la Figec – significa ignorare i perimetri reali di applicazione delle normative per nascondere la circostanza (non banale) che l’ex sindacato unico dei giornalisti di contratti depotenziati ne ha firmati addirittura tre con riferimenti economici depotenziati. Due sono attualmente in vigore e sono state concesse ben 16 deroghe (sedici) all’applicazione di un contratto assai più basso, sia a livello di tutele normative che di retribuzione economica, rispetto a quello contestato alla Figec. Le 16 deroghe concesse dalla Fnsi per l’applicazione dell’allora contratto Fnsi-Uspi (più povero del Figec-Uspi) – evidenzia la Figec – portano una firma distintiva”.
“Nessuna delle aziende che applicano il Figec-Uspi sta utilizzando un qualche tipo di ammortizzatore sociale, né gode dei contributi stanziati dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. È giusto il caso di sottolineare che, nell’uno e nell’altro caso, sarebbero soldi pubblici”. La Giunta esecutiva del nuovo sindacato dei giornalisti ribadisce che “il contratto Figec-Uspi, regolarmente registrato al Cnel, è valido a tutti gli effetti come lo sono, di fatto, gli altri contratti non firmati dalla Fnsi, ma da sindacati che – addirittura – non registrano alcun giornalista tra gli iscritti. Dunque, invece di diffondere fake news, l’ex sindacato unico dei giornalisti farebbe bene a guardarsi allo specchio. Quanto al ‘sindacato compiacente’ che avrebbe consentito ad alcune aziende di applicare un contratto in un perimetro di applicazione originariamente non previsto, la Fnsi farebbe bene a riaprire i fascicoli della commissione paritetica che ne ha autorizzato l’applicazione in ben 16 aziende”.
“Autorizzazioni che se sono state richieste, discusse in commissione paritetica Fnsi-Uspi e concesse, evidentemente non erano previste dal perimetro di applicazione disegnato da chi aveva scritto quel contratto. La firma delle deroghe, guarda caso, reca una firma univoca: quella dell’attuale segretaria della Fnsi. Dal 1° gennaio 2023 la Figec, con il contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico firmato con Uspi – sottolinea la Giunta esecutiva – ha dato dignità e futuro a circa quattromila giornalisti che, altrimenti, sarebbero stati costretti a lavorare a partita Iva, con ritenuta d’acconto o rimborso spese in aziende che, nella quasi totalità dei casi, per evidenti motivi di compatibilità economica, non avrebbero potuto applicare un altro contratto di lavoro dipendente. “Quello di assicurare il miglior trattamento possibile – conclude la Giunta esecutiva della Figec – è il compito di un sindacato. Noi siamo orgogliosi di esserlo”.
– foto logo Figec –
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