ROMA (ITALPRESS) – La Corte d’Appello della Figc ha respinto il reclamo del presidente dell’Aia, Antonio Zappi, confermando i 13 mesi di inibizione già inflitti dal Tribunale Federale Nazionale lo scorso 12 gennaio per “aver indotto gli ex responsabili della Can C e della Can D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, a rassegnare le dimissioni dai rispettivi incarichi”, per far spazio, secondo il Tfn, a Daniele Orsato e Stefano Braschi. L’ufficialità è arrivata dal dispositivo uscito in seguito all’udienza svoltasi questa mattina alla Corte Federale d’Appello, che ha respinto anche il reclamo di Emanuele Marchesi, Componente del Comitato Nazionale.
La vicenda era iniziata alla fine della scorsa estate quando, in seguito alla segnalazione di un associato, Zappi era finito al centro di un’indagine della Procura Federale. Il numero uno dell’Aia, eletto a fine 2024 con il 72,3% dei consensi, era stato poi deferito lo scorso dicembre in seguito alla chiusura delle indagini, portate avanti dal procuratore Giuseppe Chinè. Un mese dopo, Zappi è quindi andato a processo al Tribunale Federale Nazionale, che ha accolto la richiesta della Procura condannandolo a 13 mesi di inibizione.
Secondo le motivazioni pubblicate dal tribunale lo scorso 22 gennaio, infatti, si definisce come “pacificamente provato” che il presidente dell’Associazione “abbia indotto gli arbitri Pizzi e Ciampi a rassegnare le proprie dimissioni”, poiché risulta che “non vi fosse alcuna valida motivazione, né sotto il profilo comportamentale né sotto il profilo tecnico, per la quale avrebbero dovuto abbandonare il proprio incarico”.
Da capire, ora, i prossimi passi della difesa, rappresentata dagli avvocati Santoro, Sterrantino e Sperduti, che ha manifestato la volontà di ricorrere al Collegio di Garanzia dello sport. Un ricorso che, in ogni caso, potrà avvenire soltanto all’uscita delle motivazioni da parte della Corte Federale d’Appello. Per ora sono quindi confermati i 13 mesi di inibizione, superiori ai 12 che, secondo lo Statuto della Figc e il Regolamento dell’Aia, determinerebbero la decadenza dell’incarico di presidente in caso di sentenza definitiva. Attenzione, però, anche alla possibilità di commissariamento da parte della Figc. A gennaio, il presidente Gravina aveva detto di voler “attendere il secondo grado di giustizia federale”, arrivato oggi con la pronuncia della Corte, prima di “fare le opportune valutazioni”.
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