Uno Bianca, Bologna si stringe ai familiari e vuole la verità

BOLOGNA (ITALPRESS) – “Dopo 31 anni l’eccidio del Pilastro resta una ferita ancora aperta per Bologna. I carabinieri Mauro Mitilini, Andrea Moneta, Otello Stefanini persero la vita, poco più che ragazzi, per mano dei killer della Uno Bianca. Li ricordiamo oggi con commozione. Bologna non dimentica”. Così il sindaco della città Matteo Lepore ha espresso sui social la sua vicinanza e solidarietà ai parenti delle vittime della Uno Bianca, banda criminale composta dai fratelli Savi che ha seminato il terrore tra Bologna, la Romagna e le Marche tra il 1987-1994. Furono anni molto bui, in cui i Savi riuscirono a portare a termine ben 103 azioni criminali, a ferirne 102 e a provocare la morte di 24 persone. Fra queste ventiquattro, ci sono appunto i tre giovani carabinieri Mitilini, Moneta e Stefanini.
La solidarietà arriva anche da viale Aldo Moro, dove il presidente dell’ Emilia-Romagna Stefano Bonaccini in uno dei suoi ultimi post ha scritto: “Si è trattato di un agguato vile e feroce che ha spezzato tre giovani vite. Siamo con l’Associazione dei familiari delle vittime e con la presidente Rosanna Zecchi, che continuano con coraggio a battersi per fare piena luce su una delle pagine più buie della storia del Paese e della nostra regione”.
L’esigenza di conoscenza e il bisogno di fare ‘piena lucè su quello che effettivamente è accaduto al Pilastro, oltre ai legami che ci sono fra quell’episodio e le dinamiche più profonde collegate alla Uno Bianca, non è mai venuto meno. Soprattutto da parte dei familiari delle vittime. Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione familiari delle vittime, si dice ancora “profondamente arrabbiata per una vicenda che toccato tutti i cittadini di Bologna ma anche dei dintorni”, mentre sull’esposto che a breve dovrebbe essere presentato dai familiari per far riaprire le indagini con sentenze già passate in giudicato, Zecchi dichiara di “non aver ancora scritto niente, perchè noi, gli associati, speriamo che rimangano in carcere perchè non si sono pentiti”. Solidarietà piena questa mattina è arrivata anche dall’Arma dei carabinieri e dal comandante della Legione E-R Davide Angrisani, che ha riferito di quanto “l’energia che ancora trasmettono i parenti delle vittime e il ricordo dei colleghi, siano un rinnovato motivo per andare avanti e per rendere onore e superare questa brutta pagina del passato”.
E proprio sull’esigenza di fare giustizia i familiari delle vittime della Uno Bianca tornano ad ‘alzare la vocè e a chiedere che si allarghi ancora di più lo spettro delle indagini su complici e mandanti. “Le sentenze sono passate in giudicato e le indagini sono complesse, ma ci possono essere elementi nuovi – ha detto Ludovico Mitilini, fratello di una delle vittime – Su questa strage posso dire, ad esempio, che i Savi avevano già il kerosene per incendiare l’autovettura e che quindi probabilmente si è trattato di un agguato premeditato. Noi cerchiamo la verità perchè le ombre non aleggiano solo su questa strage, ma anche su tante altre vicende della Uno bianca e per questo motivo presenteremo un esposto. Ne abbiamo diritto come parenti e come associazione”.
(ITALPRESS).

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