Djokovic via da Australia, padre “50 proiettili in petto”

Parigi (Francia)11/10/2020 - Roland Garros / foto Imago/Image Sport nella foto: Novak Djokovic

MELBOURNE (AUSTRALIA) (ITALPRESS) – Dopo undici giorni di battaglie legali, termina la ‘telenovela’ con Novak Djokovic protagonista. Il fuoriclasse serbo dovrà tornare in patria e non potrà giocare l’Australian Open 2022. Questo il verdetto della Federal Court per il ricorso contro la seconda cancellazione del visto del serbo, stavolta decisa dal ministro per l’immigrazione Alex Hawke che ha esercitato il suo potere personale previsto dal Migration Act del 1958. ‘Nole’, non vaccinato contro il Covid-19 ma in possesso di un’esenzione per avvenuta malattia lo scorso 16 dicembre, aveva ammesso anche degli errori sui suoi spostamenti nelle due settimane antecedenti il suo sbarco a Melbourne, compresa la decisione di non rinunciare, nonostante la positività, ad un’intervista a L’Equipe il 18 dicembre. “Sono estremamente deluso dalla decisione della Corte di respingere il ricorso contro la decisione del ministro (Hawke, ndr) di revocare il mio visto, per cui non potrò rimanere in Australia e giocare l’Australian Open – ha dichiarato Djokovic in una nota – Rispetto la sentenza della Corte e collaborerò con le autorità competenti per il mio rimpatrio – ha aggiunto il campione di Belgrado – Mi spiace che tutta l’attenzione sia stata su di me nelle ultime settimane, spero che adesso possiamo tutti concentrarci sul gioco e sul torneo che amo. Vorrei augurare il meglio ai giocatori, agli ufficiali, allo staff, ai volontari e ai tifosi”. “Infine, vorrei ringraziare la mia famiglia, gli amici, il mio team, i miei sostenitori e i miei connazionali serbi per il vostro continuo supporto. Mi avete dato grande forza”, ha concluso ‘Nole’, che nel tabellone del primo Slam stagionale sarà sostituito dal ‘ripescato’ Salvatore Caruso. Non sono tardate, dalla Serbia, le reazioni alla notizia. Duro e violento il commento, sui suoi social, del padre di ‘Nole’, Srdjan. “Il tentativo di assassinare il miglior sportivo del mondo è finito, 50 proiettili nel petto di Novak”, scrive. Non più morbido il presidente serbo Aleksandar Vucic, come riportato dall’agenzia di stampa Tanjug: “E’ stata una caccia alle streghe contro una persona e un Paese. Volevano mostrargli come funziona l’ordine mondiale e cosa possono fare contro chiunque. Non avete umiliato Novak, ma voi stessi: avete maltrattato un tennista, il ‘numero uno’ al mondo, per dieci giorni per poi comunicargli una decisione di cui conoscevano il contenuto sin dall’inizio”. La federtennis serba ha parlato di “farsa finita”, sottolineando come “la politica ha sconfitto lo sport” ma sicura anche che, dopo questa vicenda, “Novak ne uscirà migliore e più forte, come sempre”. Considerato uno dei paesi più ‘energici’ nel contrastare la pandemia di Covid-19, l’Australia, almeno per bocca delle sue istituzioni, ha condiviso pienamente la decisione di bocciare il ricorso contro la cancellazione del visto di Novak Djokovic. “Accolgo con favore la decisione di mantenere chiusi i nostri confini, ora è il momento di andare avanti con gli Australian Open – ha commentato il premier australiano Scott Morrison – Gli australiani hanno fatto tanti sacrifici durante questa pandemia e giustamente si aspettano che il risultato degli stessi siano protetti”. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro dell’Immigrazione Alex Hawke: “Accolgo con favore la decisione unanime della Corte federale, che conferma la mia decisione di esercitare il mio potere di annullare il visto di Novak Djokovic nell’interesse pubblico. Le forti politiche di protezione dei confini australiani ci hanno tenuti al sicuro durante la pandemia, determinando uno dei tassi di mortalità più bassi, la più forte ripresa economica e i tassi di vaccinazione più alti al mondo. Gli australiani hanno fatto grandi sacrifici per arrivare a questo punto e il governo Morrison è fermamente impegnato nel proteggere questa posizione, come si aspetta il popolo australiano”. “La decisione odierna di confermare la cancellazione del visto australiano di Novak Djokovic segna la fine di una serie di eventi profondamente deplorevoli – fa sapere l’Atp in un comunicato – In definitiva, devono essere rispettate le decisioni delle autorità giudiziarie in materia di salute pubblica. È necessario più tempo per fare il punto sui fatti e per trarre gli insegnamenti da questa vicenda. Indipendentemente da come è stato raggiunto questo verdetto, Novak è uno dei più grandi campioni del nostro sport e la sua assenza dagli Australian Open è una sconfitta per il tennis. Sappiamo quanto siano stati turbolenti gli ultimi giorni per Novak e quanto volesse difendere il suo titolo a Melbourne. Gli auguriamo ogni bene e non vediamo l’ora di rivederlo presto in campo. L’Atp continua a raccomandare vivamente la vaccinazione a tutti i giocatori”. A sostenere apertamente ‘Nole’ è la francese Alizé Cornet: “So troppo poco per giudicare la situazione. Quello che so è che Novak è sempre il primo a difendere i giocatori. Ma nessuno di noi l’ha difeso. Sii forte Novak – ha scritto la transalpina su Twitter. Aggiungendo: “E la gente… non mi chiami no-vax, per favore. Grazie”. “Novak non sarebbe mai andato in Australia, se il governo non gli avesse concesso un’esenzione per entrare in questo Paese – ha scritto sempre su Twitter il canadese Vasek Pospisil, che con il serbo aveva fondato il Ptpa, un sindacato tennisti – Avrebbe saltato gli Australian Open, sarebbe rimasto a casa con la sua famiglia e nessuno avrebbe fatto casino. Dietro c’erano problemi politici, con un’elezione che si avvicinava (in Australia, ndr). Non è colpa sua. Non ha forzato i confini del Paese e non ha ‘scritto delle sue regole’, era pronto a restare a casa”. Andy Murray ha reagito anche alla BBC: “Non va bene per il torneo perché sarebbe meglio se tutti i migliori giocatori potessero partecipare – la reazione dello scozzese Andy Murray alla Bbc – Ovviamente ci saranno molte domande su cosa è successo e sulla situazione in cui ci siamo trovati. Conosco Novak, è una persona che stimo e contro la quale ho giocato. Non mi piace che si trovi in questa situazione e non mi piace il fatto che sia stato messo in detenzione. Spero che questo non accada più per altri tornei”.
(ITALPRESS).

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