Recovery, le proposte di Legambiente per un’Italia più verde e inclusiva

ROMA (ITALPRESS) – Ventitrè priorità di intervento, 63 progetti territoriali da finanziare e 5 riforme trasversali necessarie per accelerare la transizione ecologica e rendere la Penisola più moderna e sostenibile: sono le proposte per il Piano nazionale ripresa e resilienza di Legambiente, presentate nel corso della conferenza ‘La nostra Italia, per un’Italia più verde, innovativa e inclusivà. Tra i progetti sì a sviluppo di fotovoltaico, eolico, biometano e idrogeno verde, alta velocità nel centro sud e potenziamento delle reti ferroviarie regionali, elettrificazione della mobilità urbana e dei porti, decarbonizzazione delle acciaierie, bonifiche dei siti inquinati, banda ultralarga, ciclovie e turismo di prossimità. No all’idrogeno da fonti fossili, all’impianto di cattura e stoccaggio CO2 a Ravenna, al Ponte sullo stretto di Messina.
“Abbiamo iniziato lo scorso settembre, quando il governo italiano, l’allora governo Conte due, ha iniziato il suo lavoro per rispondere a quello che l’Europa chiedeva a tutti i paesi membri con Next Generation Eu e ci siamo presi la briga di scrivere anche noi il piano nazionale di ripresa e resilienza, un piano scritto come se dovessimo spedirlo in Europa” ha spiegato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.
“Ciò che osservo – ha commentato Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, intervenuto nel corso della conferenza – una serie di opportunità per passare dall’epoca della semplice attenzione per l’ambiente a un’epoca che definirei di consapevolezza ambientale integrata, integrata da una strategia economica intelligente attenta alla salvaguardia dell’ecosistema da qui al 2050 come opportunità per creare nuove attività produttive sostenibili e per trasformare gradualmente quelle vecchie generando posti di lavoro sia nel mercato interno sia in quello internazionale e in quello legato all’ export”. Secondo Di Maio, “ci sono una serie di segnali promettenti in questo senso: il rientro degli Stati Uniti negli accordi di Parigi, le nuove normative sulla decarbonizzazione approvate in Canada e nel Regno Unito e anche la disponibilità al dialogo su queste questioni da parte della Cina e di altri paesi emergenti. Pur in un momento complesso per i rapporti con l’occidente e il nostro paese si conferma all’avanguardia in questo processo come testimoniano i dati sull’economia circolare e quindi riciclo di materiali un settore in cui l’Italia è leader in Europa”.
Per il ministro, “sbaglia chi mette in contrapposizione ripresa e sostenibilità, riproponendo lo stereotipo che ormai fortunatamente possiamo considerare superato dell’alternativa tra profitto e difesa dell’ambiente”. E ha concluso: “La via d’uscita dalla pandemia non sarà un semplice ritorno alle condizioni precedenti la nostra ripresa sarà duratura nella misura in cui sarà orientata a un futuro verde digitale”.
Secondo Vincenzo Amendola, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei, “l’Europa vuole essere campione mondiale sul green, sugli accordi per la neutralità climatica e sulla rivoluzione digitale. Per favorire il passaggio ad un’energia rinnovabile – ha spiegato – servono procedure più snelle, l’Italia ha purtroppo dei record non ottimi sulle tempistiche burocratiche. Per passare fortemente un’energia che abbia una produzione con un impatto climatico rispetto agli obiettivi che ci siamo posti debba deve fare un salto in avanti”.
Il Recovery Plan, ha ricordato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, “ha una durata specifica e una grande prova per l’Italia da parte dell’Europa. La peggior sconfitta potrebbe essere proprio quella di dover dire ‘non siamo stati in grado di di investire quanto abbiamo concordatò”. Dobbiamo – ha aggiunto – mettere le mani pesantemente sui metodi e sulle procedure, io spero profondamente che sia un’occasione per metterle in maniera duratura e non specificatamente solo per il Pnrr, perchè operare sempre sull’emergenza o sulla situazione contingente non non aiuta. Sarebbe ideale approfittare di questa situazione per poter fare dei cambiamenti più radicali e durevoli. C’è moltissimo lavoro da fare – ha concluso – inutile nasconderlo però mi pare che ci sia anche una grandissima sensibilità da parte di tutti i portatori di interesse e di tutte le componenti. Lavoriamoci, questo è il momento di stare zitti e pedalare: non vedo altre soluzioni che che lavorare ventre a terra per cercare di mettere insieme tutte queste cose nei prossimi mesi”.
Dopo questa drammatica pandemia, ha osservato Elly Schlein, vicepresidente della regione Emilia-Romagna, “miriamo a ricostruire insieme, migliorando sia la qualità della vita delle persone che del pianeta, che sono profondamente intrecciate, e quindi fonde gli obiettivi di una ripresa inclusiva che contrasti le diseguaglianze che crei nuova impresa il nuovo lavoro di qualità anche attraverso la transizione ecologica ormai irrimandabile delle nostre società. La transizione ecologica avverrà quando apparirà socialmente desiderabile. E’ per questo – ha spiegato – che stiamo accompagnando lavoratrici e lavoratori con un grande investimento previsto nel patto (per il lavoro e per il clima) anche sulle competenze sui saperi sulla ri-professionalizzazione per non lasciare nessuno indietro in questa transizione con grande attenzione anche alle fasce più fragili”.
Nel suo intervento, il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, ha sottolineato che “Senza infrastrutture e senza una filiera nazionale – ha aggiunto – è difficile portare un doppio vantaggio per i cittadini nell’uso di strumenti di mobilità meno inquinanti ma anche per l’occupazione cosa di cui nel nostro paese abbiamo molta necessità, soprattutto dopo la crisi”.
Il ministro ha ricordato anche che nel Piano di Ripresa e Resilienza “ci sono investimenti fortissimi per favorire il rinnovamento del parco in particolare per il trasporto pubblico locale, investimenti forti per la multimodalità e per il portare l’elettricità come fonte nelle banchine, il cosiddetto cold ironing, per ridurre l’inquinamento che le navi provocano quando sono in porto e molti altri progetti. Bisogna ancora attendere qualche settimana ma sono convinto che il quadro che emergerà sarà un quadro che dà una spinta senza precedenti in questa direzione”.
Sulla transizione ecologica “il pacchetto per il Pnrr del ministero delle politiche agricole è un pacchetto con un focus molto forte: pochi progetti ad alto impatto” ha detto Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole. “Da ministro – ha aggiunto – la cosa che veramente più di altre mi fa sbattere la testa contro il muro è vedere un paese che ha tutte le potenzialità per ottenere risultati anche superiori a quelli necessari per il raggiungimento dell’autorità climatica e di poter contemporaneamente essere fautore di politiche industriali e che producono e distribuiscono ricchezza, e che non lo fa. Condivido la necessità di superare una distribuzione a pioggia dei contributi e invece di focalizzare su alcuni settori alcuni elementi gli incentivi”.
Mara Carfagna, ministro per il sud e la coesione territoriale, nel suo intervento ha sottolineato: “La vita del nostro paese per costruire un Italia dove l’accesso dei cittadini ai diritti fondamentali sia uguale da Bolzano a Ragusa: diritto ad un’istruzione di qualità, diritto alla salute diritto al lavoro specialmente dei giovani e delle donne, diritto al welfare e ovviamente diritto all’ambiente, così come lo ha configurato il Next Generation Ue, indicando nella transizione ecologica una priorità assoluta per gli investimenti e cancellando una volta per tutte la vecchia contesa tra sviluppismo da un lato e ambientalismo dall’altro”.
Al centro di questa possibilità, pensa Maurizio Landini, segretario generale Cgil, che ci sia “far ripartire gli investimenti pubblici ma aggiungo anche quelli privati e soprattutto credo che l’obiettivo deve essere, mentre si rende sostenibile ambientalmente il nostro sistema produttivo e il nostro sistema sociale, questo deve generare occupazione soprattutto per i giovani per le donne e per il Mezzogiornò.
‘In particolare – ha aggiunto Landini – recuperando le differenze. Accanto a questo credo si ponga il tema di una serie di riforme che da anni non facciamo e che vanno affrontate: penso alla riforma fiscale, alla riforma del mercato del lavoro e del sistema degli ammortizzatori sociali, delle politiche attive, alla riforma della pubblica amministrazione e alla riforma della giustizia. Siamo di fronte ad un’opportunità – ha concluso – che non è detto che ci ricapiti”.
Ha evidenziato “il grande rischio che ancora una volta le mafie si possano infiltrare nella nostra economia” Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia. “Oggi – ha detto – abbiamo una grande occasione, il Piano Nazionale di Ripresa e Residenza ci offre un’occasione nella quale i controlli, le selezioni e i monitoraggi sono indispensabili affinchè non continui ad essere la mafia a entrare e godere o beneficiare di quelli che sono invece i contributi i finanziamenti e le ho lo sforzo che l’Italia fa per riprendere non solo l’economia ma gli obiettivi più fondamentali perchè nel mondo intero si possa vivere meglio”.
(ITALPRESS).

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