Rapporto Crea Sanità, la pandemia ha aumentato le disparità

ROMA (ITALPRESS) – “La pandemia ha sicuramente causato uno choc sul sistema sociale, politico ma soprattutto sanitario. La difficoltà di affrontare il Covid è stata causata dal sottofinanziamento, tesi che smentisce quella diffusa per anni per cui c’è un forte spreco nel SSN ed è invece sintomo di un sistema sobrio e resiliente”. E’ quanto emerge da un’indagine condotta dal Crea Sanità su un campione di 800 persone, rappresentativo della popolazione italiana di età pari o superiore ai 18 anni, i cui risultati sono contenuti nel diciassettesimo rapporto presentato oggi a Roma sul “futuro del SSN: vision tecnocratiche e aspettative della popolazione”. Nonostante i grandi sforzi messi in atto dal nostro Sistema sanitario nazionale, si legge nel rapporto, il gap tra il finanziamento al servizio rispetto agli altri paesi europei è evidente.
Tra le criticità maggiori segnalate dagli intervistati ci sono liste d’attesa (39%), mentre la possibilità di avere l’assistenza del medico di medicina generale rappresenta per oltre la metà (54,2%) uno degli elementi di maggiore soddisfazione insieme alla qualità degli operatori sanitari stessi e la possibilità di avere la maggior parte dei farmaci in modo pressochè gratuito (20,5%). Ad emergere dall’indagine sono le disparità tra le varie aree del Paese, non solo nei giudizi e nella valutazione delle priorità (se nel Nord est è maggiore la disponibilità a pagare per liste di attesa inferiori, al Sud si è più propensi a pagare per avere maggior comfort ospedaliero e al Centro per avere la possibilità di disporre di cure domiciliari) ma anche sul fronte del crescente impatto dei consumi sanitari sui bilanci familiari che colpisce soprattutto le famiglie meno abbienti a causa dell’impoverimento che continua a colpire oltre 410.000 famiglie. Ad essere maggiormente colpite le regioni meridionali.
Cure odontoiatriche e servizi diagnostici, si confermano le principali cause di iniquità. Previsto per il prossimo anno un ulteriore peggioramento degli indicatori soprattutto in riferimento quello economico, a causa del fenomeno delle rinunce o di un possibile maggior ricorso a strutture specialistiche private, dovuto alla sospensione delle attività non urgenti nelle strutture pubbliche.
Se il PNRR si presenta come “un’occasione irripetibile, il cui esito (come sperabile) sarà quello di rilanciare il Paese” potrebbe rivelarsi “‘disastrosò qualora le scelte di investimento fossero quelle sbagliate”. Gli stretti tempi di realizzazione potrebbero renderlo uno strumento per aggirare le criticità invece di ottimizzare i processi. Il rischio, secondo Crea Sanità, è che “si contraggano e depauperino le fasi di progettazione e valutazione che, di contro, sono essenziali per evitare che le risorse vadano sprecate” a meno che “insieme al miglioramento (auspicabile) della capacità di tutela della salute del SSN si creino le condizioni perchè il sistema rimanga sostenibile e si riducano le disuguaglianze geografiche”.
Durante la pandemia l’Italia si è dimostrata il paese europeo con minore ricorso al ricovero in rapporto alla popolazione ma con durata media di degenza più alta. Non è mancata una progressiva riduzione di posti letto, i cui tassi variano di regione in regione. Ad essere carenti, in alcuni ambiti, più che i posti letto sono stati gli organici soprattutto tra gli infermieri, gli anestesisti e rianimatori. “Nuove forme di flessibilità organizzativa e redistribuzione dei posti letto, piuttosto che in diffusi incrementi dell’offerta attuale”, potrebbe rappresentare secondo Crea la soluzione insieme ad “un’attenta pianificazione del sistema dal punto di vista degli ingressi di personale anche alla luce delle previsioni sulle uscite future”.
(ITALPRESS).

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