Percorsi alternativi al carcere, a Palermo la “Sartoria sociale”

La Sartoria sociale di Palermo nasce all’interno di un progetto – sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD – dal nome bellissimo e significativo: “Sartoria sociale: ricucire il territorio’. Logisticamente posizionata all’interno di un bene confiscato nel quartiere Malaspina di Palermo, la Sartoria coinvolge nella sua attività persone in difficoltà che vengono segnalate dai servizi sociali o dai giudici per l’attivazione di percorsi alternativi al carcere. Ha anche un laboratorio di cucito presso la Casa Circondariale Pagliarelli di Palermo. Ne parliamo con Rossella Failla, responsabile comunicazione.
Come nasce la Sartoria Sociale e che obiettivi si è posta?
La “Sartoria Sociale”, impresa nel campo del riciclo tessile e sartoriale, nasce nel 2012 nell’ambito della cooperativa Al Revés attiva dal 2012 nel lavoro sociale. E’ stata inizialmente avviata in autofinanziamento e dalla sua nascita ha già accolto, formato e seguito oltre 150 persone tra cui detenuti, immigrati, utenti di servizi della salute mentale, donne in difficoltà, giovani adulti, tossicodipendenti e adulti e minori con provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria. Collabora con servizi pubblici, di privato sociale ed aziende del Comune ed ha sviluppato laboratori di avvio agli elementi sartoriali con ragazzi down e nei quartieri popolari in collaborazione con realtà associative. Opera attraverso la predisposizione di piani di auto imprenditorialità personalizzati in base al soggetto svantaggiato preso in carico e tende ad offrire prodotti che provengano da processi di cambiamento (vendita di abbigliamento usato rivitalizzato, restyling e upstyling di abiti e accessori, critical fashion, merchandising, arte tessile d’arredo, bomboniere). A ciò aggiunge la fornitura di servizi che riguardino il campo del cucito e dell’abbigliamento tra cui corsi di cucito, di riciclo creativo, servizi sartoriali, stireria. Al Revés propone un’esperienza di lavoro fondata sul “ciclo di comunità”, cioè su un percorso di educazione al lavoro che coinvolge diverse persone e che si basa sulla condivisione di competenze ed esperienze. Ciascuno viene inserito nell’ambito più consono, in cui possa essere responsabilizzato e valorizzato per le sue abilità. Il processo creativo è sempre frutto di inclusione sociale e di un confronto disomogeneo tra persone con diverse abilità e competenze, e che coinvolge anche il cliente in processi di autoproduzione. La creatività per noi è anche uno strumento di crescita interiore, sociale e umana, quindi ognuno dei collaboratori, volontari e soci della cooperativa viene interpellato nelle decisioni relative alla produzione. Tra le produzioni più attuali indichiamo la linea di borse si chiama Curvy Bags, che abbiamo realizzato in 8 fantasie differenti ispirandoci ai colori, ai paesaggi e alle geometrie della Sicilia.Due di questi modelli vengono realizzati con tessuti di pregio di antichi copriletti siciliani con un richiamo forte alla Sicilia non ‘fantastico’ ma nell’origine stessa del tessuto’.
‘Un’altra collezione di cui andiamo molto fieri – aggiunge -, soprattutto per il messaggio che veicola, è Made In Mediterraneo che abbiamo presentato anche alla Milano Design Week 2019: borse e borsoni in patchwork di jeans con inserti in wax africano. L’idea creativa è ispirata al valore dell’interculturalità e al Mediterraneo come crocevia di popoli. Le increspature blu del jeans si fondono alle calde geometrie degli inserti in wax africano. Un viavai di colori nel mosaico dei popoli’.

Chi sono i partners del progetto?
L’Accademia di Belle Arti di Palermo, la Fondazione Progetto Legalità, il Consorzio ARCAsono i partner mentre la Fondazione con il Sud sostiene il progetto dal 2017 e ciò ci sta permettendo di portare avanti tante collaborazioni professionali e tanti progetti, dalle attività di comunicazione e web marketing alla stampante per tessuti, all’acquisto della motoape…La sfida per noi è quella di diventare auto-sostenibili e per chi fa impresa sociale non è semplice perché abbiamo costi di gestione elevati e dinamiche particolari da tenere in piedi ma ci stiamo impegnando per farlo!
Come avete reagito al lockdown?
Il lockdown ci ha costretti a rimodulare l’attività e ad acquisire dinuovi codici ATECO per la sua prosecuzione dell’attività. Il lavoro sartoriale ha subito una battuta d’arresto e siamo tutti stati impegnati nella produzione di mascherine in stoffa; abbiamo aperto il laboratorio due volte a settimana e abbiamo investito sui social per acquisire nuovi clienti in ambito locale e nazionale. L’impresa sociale non si è fermata: abbiamo donato le nostre mascherine a tanti enti, comunità e persone bisognose, abbiamo distribuito beni di prima necessità in collaborazione con la Caritas presso le abitazioni delle famiglie indigenti e abbiamo continuato ad essere presenti sul territorio nelle modalità consentite. Abbiamo purtroppo dovuto sospendere alcuni tirocini formativi, tutte le attività in presenza e quelle in carcere mentre abbiamo realizzato dei tutorial sulle produzioni artigianali sartoriali per incontrare sui social nuovi contatti e tenere viva l’attività domiciliare dei nostri social addicted. L’attività maggiormente colpita è stata la vendita dell’usato e del vintage, per il quale si è bloccata l’attività di raccolta e rimodulata l’attività di sanificazione con la previsione di utilizzare un nuovo e-commerce. In ambito sociale abbiamo messo in campo molte iniziative compreso l’invio di materiali e di lettere motivazionali alle detenute del laboratorio di cucito del carcere femminile.

Il post pandemia come vi trova?
La ripartenza è complicata, ci stiamo impegnando nel fund raising e stiamo progettando nuove iniziative di marketing e di servizi di prossimità. E’ stata necessaria anche una rimodulazione degli spazi per rispettare il distanziamento sociale. Gli eventi di vendita – mercatini, fiere, ecc.- programmati sono stati tutti annullati e si è fatto fronte alla gestione del personale grazie al supporto della Fondazione con il SUD che ha permesso di proseguire le attività progettuali concernenti le normative vigenti. attualmente stiamo facendo un grande sforzo imprenditoriale e di investimento avviando nuove linee imprenditoriali tra cui la stampa su tessuto e la produzione di t-shirt grazie all’acquisto di una stampante tessile e la vendita mobile e di prossimità con l’acquisto di una MotoApe per ampliare il mercato all’ambito turistico. All’orizzonte vediamo però grosse difficoltà di sviluppo a causa della crisi economica incombente con rischi per la copertura dei costi di gestione delle attività e delle risorse umane
Avete sviluppato l’ecommerce?
E’ proprio una delle azioni previste nel progetto sostenuto dalla Fondazione Con il Sud e recentemente abbiamo riprogettato il nostro sito. Non è stato facile scegliere la struttura migliore per l’e-commerce e decidere la suddivisione delle categorie-prodotto da adottare perchè la Sartoria Sociale è una realtà complessa anche per l’offerta commerciale, che include prodotti realizzati da noi, capi di seconda mano, capi vintage, capi donati da privati e da negozi.
Finalmente siamo giunti ad una versione che ci soddisfa.
Come vanno i vostri laboratori?
I nostri laboratori hanno sempre riscosso un buon successo, soprattutto quelli di livello base. Molte persone possiedono la macchina da cucire ma non sanno utilizzarla e quindi tutte le volte che organizziamo un corso di livello base (tenuto dalla nostra sarta Aurora) abbiamo sempre diverse richieste. Le persone apprezzano moltissimo il fatto di seguire il corso in un ambiente in cui si respira a pieni polmoni l’atmosfera sartoriale In questo periodo chiaramente abbiamo dovuto interrompere qualsiasi attività e ridurre il numero dei partecipanti per garantire il distanziamento sociale. Ci auguriamo di ritornare presto a regime perché la promozione dell’artigianato tessile è una delle attività che portiamo avanti con maggior successo.
Ci sono persone che hanno poi proseguito l’attività lavorativa appresa con voi?
“Smettila di frignare e prendi una decisione”. Ciascuno è responsabile della propria esistenza, e, quindi, della propria felicità; ciascuno ha in sé il potere del proprio cambiamento. Questa Directory muove le fila di tutta la nostra Impresa: Accogliamo persone ai margini di sé stesse e della società, offrendo un’opportunità per sostenere un cambiamento di direzione della propria esistenza. Al Revès, il nome della nostra cooperativa, significa “Al contrario”, sta ad indicare l’inversione di tendenza, il punto di vista diverso da cui osservare se stessi, la persona, il prodotto e l’offerta di servizi dell’impresa stessa. Una sfida con se stessi, Una sfida col mercato. Siamo da sempre una impresa di transizione seguiamo le persone verso nuove e migliori occasioni, quasi tutti dopo di noi si inseriscono in nuove esperienze lavorative a volte individuate anche da noi o realizzano nuove esperienze in tirocinii formativi per i quali individuiamo le aziende ospitanti che possono offrire una esperienza sostenibile per il tipo di problematiche connesse alla persona.
Uno dei nostri motti più significativi è “Siamo Tutti EX di qualcosa”: nella nostra singolarità irripetibile, tutti
proveniamo da una storia, tutti siamo lo “scarto” o il “residuo” di ciò che ci è appartenuto o a cui siamo
appartenuti.

“Siamo Tutti Ex di qualcosa” + mascherina


(ITALPRESS).

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