Parco Paduli, app per far conoscere e apprezzare le bellezze

Il super Parco: cosi viene definito nell’omonimo sito il Parco Paduli, un “parco multifunzionale” la cui idea si inizia a concretizzare nel lontano 2003 per iniziativa dei Comuni di San Cassiano, Botrugno, Nociglia, Surano, Sanarica, Supersano, e Giuggianello (Terre di Mezzo), Scorrano, Maglie, e Muro Leccese.
Coinvolgere ed ascoltare le comunità è stato alla base di questo lungo ed articolato percorso: osservare ed analizzare il territorio, comprenderne esigenze e carenze, ascoltare il parere di professionisti e di eccellenze esterne per ottenere nuovi modelli per lo sviluppo del territorio.
Le nuove forme di attenzione e cura individuate hanno concentrato i saperi locali, quelli esperti e le istituzioni tutte intorno all’idea unica di Parco Agricolo Multifunzionale dei Paduli. Non è un Parco naturale nel vero senso della parola, ma è probabilmente di più: è un progetto di interconnessione ambientale-paesaggistica che vede il Parco come luogo centrale della strategia globale di rigenerazione, per e con il recupero delle relazioni tra la vita degli abitanti, la città e la campagna.
Indicato esattamente come “Progetto Pilota per la sperimentazione di pratiche afferenti alla multifunzionalità in territorio agricolo” il parco dei Paduli si estende per 5.500 ettari e il suo territorio è attraversato da un fitto reticolo di canali, stagni, laghi temporanei e da una labirintica rete di sentieri.
A Mauro Lazzari, coordinatore delle attività all’interno del Parco insieme all’associazione Abitare i Paduli e Lua – Laboratori Urbani Aperti abbiamo chiesto che cosa significhi “parco agricolo multifunzionale”.
Noi crediamo che all’attività agricola possano essere associate altre attività che sono complementari come l’ abitare sostenibile, l’accoglienza, l’ospitalità, le esperienze di inclusione sociale e la realizzazione di progetti che ambiscono alla cura del paesaggio avendo sempre come sfondo i principi di sostenibilità e di turismo responsabile. E così accanto al recupero delle antiche tecniche di agricoltura stiamo recuperando anche beni rurali minori utilizzabili ai fini dell’ospitalità.
Purtroppo le iniziali strategie hanno dovuto subire un brusco cambiamento: da circa dieci anni infatti il paesaggio è completamente stravolto a causa del batterio Xylella che ha attaccato tutto il patrimonio arboreo olivicolo e ne ha disseccato la stragrande maggioranza. Quindici anni fa pensavamo alla produzione di olio, al miglioramento della sua qualità ad esempio raccogliendo le olive sulla pianta e non a terra, ad iniziative legate alla raccolta delle olive, cose oggi non più fattibili.
Il batterio ci ha fatto però comprendere una cosa molto importante: che il paesaggio non è statico ma è in costante mutamento.
Questo significa che anche l’offerta turistica è in costante mutamento: non si raccoglieranno le olive, ma i turisti potranno dormire nella deliziosa casetta ecosotenibile: un’antica casetta rurale, situata nell’oliveto pubblico, completamente restaurata che autoproduce energia elettrica ed acqua calda ed è fornita di un sistema di ciclodepurazione delle acque. Offriamo anche la casetta dell’ecociclista, una piccola casa a San Cassiano vicina alla ciclofficina ed al noleggio di biciclette. Negli anni passati i turisti hanno partecipato ad iniziative diverse come visite guidate tematiche, visita alle opere rupestri, eventi e workshop pubblici, raccolta olive e grano.
Anche la pandemia ci ha obbligato a rivedere alcune iniziative come quelle legate alla sagra di San Giuseppe, una delle feste più importanti dell’intera zona, durante la quale si producono pane, zeppole di san Giuseppe e massa (un particolare tipo di pasta cotta con molte spezie ma senza pomodoro) con i ceci e il grano stumpato. L’usanza voleva che le famiglie ricche facessero dono di queste prelibatezze alle famiglie meno abbienti. Quest’anno abbiamo fatto una cosa simile perche abbiamo donato il grano comunitario alle famiglie più in difficoltà.
La Xylella ci ha portato a ripartire su nuove basi: abbiamo avviato nuove produzioni biodiversificate attraverso micro progetti di agroforestazione e messo in cantiere iniziative diverse come la land art. Su questo tema in particolare dal 13 al 19 luglio prossimo si svolgerà un originalissimo workshop di agroforestazione e autocostruzione di rifugi temporanei e biodegradabili nel Parco Paduli.
I partecipanti, guidati dal Land Artist Oscar Dominguez autocostruiranno un “rifugio verde”, cioè una casa per le “creature” che vivono nel Parco: insetti, piante, uccelli, quadrupedi e bipedi vari, Come scrivono gli organizzatori sarà “un’installazione d’arte temporanea vivente, in un ambiente fragile e inselvatichito dal rapido disseccamento del patrimonio arboreo. Il luogo ideale in cui sperimentare azioni di cura del paesaggio mediante l’autocostruzione di un’architettura verde, nata dalla convivenza tra materiale secco e specie arboree, capaci di crescere ed autocostruirsi nel tempo”. Il workshop nasce da un’idea di Abitare i Paduli e LUA in collaborazione con la Cooperativa Sociale Ad Astra con il partenariato dell’Unione dei Comuni delle Terre di Mezzo ed è realizzato nell’ambito del progetto “Il Giardino Planetario”, il laboratorio interculturale che coinvolge i minori stranieri ospiti delle strutture di accoglienza e gli abitanti delle comunità, in pratiche collaborative finalizzate all’inclusività e all’integrazione.
Al termine del worhshop lanceremo la app “visitPaduli” che, utilizzando le tecniche e le modalità della gamification, consentirà ai visitatori di muoversi in maniera autonoma all’interno del parco “sbloccando” via via una miriade di informazioni nascoste e geolocalizzate in punti d’interesse specifico. L’App guiderà il visitatore attraverso un gioco di ruolo alla scoperta di oltre 300 tra luoghi di interesse e beni (tra botanici, architettonici, geologici e antropologici: ulivi secolari, canali, inghiottitoi, masserie, pajare, motte, casini di caccia, cripte, chiese rupestri, trappeti, dolmen, menhir, boschi, laghi temporanei e stagni, ma anche fiere, mercati, e feste campestri… i progessi e l’esperienza conoscitiva accumulata consentiranno di salire il livello di empatia col Parco da semplice visitatore a spirito guida.
Un percorso di scoperta delle creature del Parco da fare a piedi o in bici, un esperienza immersiva: partendo dai centri storici dei borghi e lungo le strade rurali, frapposti tra i sipali, in prossimità dei beni agricoli, vicino ai crocicchi, o nei dintorni delle “Porte del Parco”, vicino ai luoghi di interesse sarà possibile osservare una nuova segnaletica fatta di: “alberi”, dispositivi verticali leggeri utili all’orientamento e da “infocircle”, dispositivi in pietra, di forma circolare, installati a terra, pensati per informare e orientare il visitatore, geolocalizzati e e accessibili dalla app.
“Perchè svelare la complessità di un paesaggio e raccontarlo significa conoscerlo. Conoscerlo significa creare una consapevolezza del suo valore, proteggerlo e creare la condizioni affinché la conoscenza sia il presupposto per il suo sviluppo e la sua innovazione”.
(ITALPRESS).