NAPOLI-SPALLETTI MIGLIOR COCKTAIL DELLA STAGIONE

A Josè Mourinho, uomo di buona cultura, raccomando la lettura di un libro di Curzio Malaparte (1898-1957) un toscano di Prato che in vita è stato tutto e il contrario di tutto. Come Montanelli. A differenza di Indro, che considerava suoi padroni i lettori, rivolgendosi loro da Milano, Curzio teneva ad essere piuttosto dominato dalle donne, in particolare quelle che conquistava a Capri. Autore di “Kaputt” e “La pelle” – grandi successi – ci ha messo vent’anni a scrivere il libro che parlava della sua gente – i toscani – e in fondo di se stesso, definendoli di volta in volta lavoratori, pragmatici, onesti, realisti, intelligenti ma anche sboccati, cinici, ironici, dispettosi, antipotere, mangiapreti. E traffichini. E dovendo dare un titolo alla sua amorosa e velenosa storia l’ha intitolata “Maledetti toscani”. E’ bene che lo sappia, Mourinho, perchè il calcio italiano ha conosciuto decine di allenatori toscani, ma i maledetti – per ora – sono tre: Allegri, il più quotato, alla ricerca del tempo perduto con la Juve in risalita; Sarri, che gli ha procurato con la Lazio la prima dolorosa sconfitta nel derby e nell’io gigante; Spalletti, oggi il più titolato a battersi con il Napoli per lo scudetto.
Quando si parlò di Spalletti, molti – quorum ego – dubitarono della possibilità di far vivere il fin troppo sensibile uomo di Certaldo in mezzo agli umori vesuviani; soprattutto con Aurelio De Laurentiis, titolare di un carattere che non è difficile ma semplicemente imperiale. Altro che Marchese Del Grillo: quando vuole Aurelio è impietoso nei gesti e negli accenti finchè, giunto al massimo dell’invettiva, non si propone generoso e accomodante. Aurelio in sè è già vincitore, Spalletti (pragmatico, realista ecc ecc) la vittoria se la sta preparando con cura certosina. E non sottovalutate il successo sul Cagliari di Mazzarri, il maremmano che per primo ha onorato le ambizioni di Aurelio portando il Napoli fra le stelle d’Europa con gli indimenticabili Lavezzi, Cavani e Hamsik che ribattezzai “i Tre Tenori”. Ogni tanto i meno fantasiosi fra i napoletani – che si nutrono di fantasia – tentano la resurrezione dei Tre Tenori, segnalando Insigne, Zielinski e l’ultimo arrivato, Osimhen, a modo suo un fenomeno; ma Spalletti va oltre, cerca la Squadra, non s’attarda con i Totti e gli Icardi che spuntano dappertutto.
E il suo Napoli sfugge alla banalità del dibattito fra Risultatisti e Estetisti: gioca un bel calcio e si fa grande di passione e di logica. Mi sbaglierò ma è il miglior cocktail della stagione. Che è lunga e ricca di difficoltà – come intelligentemente suggerisce Spalletti – ma già s’intuisce che il Napoli, quest’anno terribile in trasferta, è degno di avere come fabbrica nella quale costruire uno scudetto lo stadio dedicato a Diego Armando Maradona. Luciano, benedetto toscano.