Napoletano “Con Draghi doppia partita in Italia e Ue”

ROMA (ITALPRESS) – “Non so se nella comunità nazionale c’è fino in fondo la consapevolezza del credito personale a livello internazionale che Draghi ha conquistato in Europa e fuori dall’Europa. Questo credito, che riguarda la persona, può fare molto bene all’Italia anche perché l’Italia, benché non lo diciamo mai o lo diciamo poco, è scesa nel rating mondiale, viene da 20 anni di crescita zero e fa anche un po’ meno paura. Si è quindi più disposti, com’è successo all’ultimo G7, a riconoscere a Draghi qualcosa in più. Questo a noi ritorna come credibilità del Paese e può ritornare se si segue il suo metodo, quello di far diventare l’Italia un paese normale”. Così Roberto Napoletano, direttore del Quotidiano del Sud, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’Agenzia di stampa Italpress, presentando il suo libro “Mario Draghi. Il ritorno del Cavaliere bianco”.
“Il cavaliere bianco – ha spiegato – è l’uomo che ha fatto l’atto risolutore della grande crisi, le tre parole ‘whatever it takes’. Nessuno racconta che quell’uomo dice quelle parole assumendosene la piena responsabilità senza un mandato del direttivo della Bce. La forza è avere fatto la mossa giusta nel momento giusto, questa è la grande qualità politica di un banchiere centrale. La conferma del valore di questo gesto è nel fatto che tutti hanno creduto e hanno capito che la festa era finita”.
Per Napoletano la “grande qualità di Draghi è che se ascolti, capisci. Non ha un linguaggio ampolloso e retorico. Negli ultimi anni – ha poi spiegato – abbiamo vissuto un dibattito pubblico malato che ha determinato un paradigma malato della politica e ha costretto il presidente della Repubblica a giocare la carta estrema”. Secondo Napoletano, “siccome il credito della persona nel mondo è alto, se dovesse fallire Draghi l’Italia sarebbe insalvabile: questo è quello che penserebbero nel mondo, ma non accadrà perché lentamente anche la politica dovrà cambiare e deve cambiare il modo di fare informazione”.
In questo periodo la politica sta rivedendo i suoi assetti per il futuro e sembra che si sia giunti alla fine del populismo vissuto negli ultimi anni. “È surreale che si continui a parlare molto di posizioni anti-euro, sempre più minoritarie, senza mai misurarsi con la realtà”, ha evidenziato. “L’esperienza del Governo Draghi è importante – ha aggiunto – perché se noi dimostreremo di sapere fare quello che non abbiamo saputo fare negli ultimi 20 anni, cioè cambiare il modo di fare gli investimenti pubblici e attuare bene il Recovery plan, la supplenza politica esercitata da sempre in Europa nell’ambito delle proprie competenze, può portare progressivamente a una vera Europa federale. Dobbiamo avere la consapevolezza che con Draghi c’è una doppia partita, in Italia e in Europa”. Per Napoletano, poi, “la riforma che è già stata approvata della macchina pubblica degli investimenti, cioè il decreto unico delle semplificazioni e nuova governance, è una rivoluzione”.
Inoltre, “la prima cosa che ha fatto Draghi e che ha funzionato è la campagna di vaccinazione. Quando ha parlato di rischio ragionato – ha continuato – si è visto quello che credo sia un metodo. La vera innovazione è decidere, mediare, decidere”.
In queste settimane si pensa già al futuro del Quirinale. “Quello che è importante secondo me – ha spiegato – è che Draghi può anche diventare presidente della Repubblica, cambiando la presidenza. Ciò che deve essere importante è che rispetto alla comunità internazionale il ruolo di Draghi sia riconoscibile ed effettivo. Abbiamo bisogno di un periodo non lunghissimo ma sufficiente per cambiare i comportamenti: l’Italia ha bisogno di cambiare in profondità”. Con il Recovery plan si prevedono importanti investimenti, anche per il Mezzogiorno. “Per il Sud – ha sottolineato – è stato fatto qualcosa che non è mai stato fatto prima. Bisogna essere onesti: il livello di interventi è nettamente superiore a quello del decennio d’oro”.
Tuttavia, per Mario Draghi c’è anche qualche consiglio, perché “individua il problema, la tendenza, non ha passione per il dettaglio” e “il Mezzogiorno ha bisogno di attenzione al dettaglio”, ha sottolineato. “Il consiglio è individuare una struttura centrale di progettazione, dettagliata, con persone di valore scelte sul mercato con criteri rigorosi e con una regia”. Bisogna, quindi, “creare una squadra che organicamente dia una mano”, perché, in generale, “se non si recupera il Mezzogiorno l’Italia non riparte”, ha concluso.
(ITALPRESS).

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