Mattarella all’Onu e quell’obiettivo voluto dall’Italia

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite durante la Conferenza sullo stato di attuazione dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 16 “Pace, Giustizia e Istituzioni Forti” (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Non c’è pace, senza giustizia”. Si potrebbe riassumere così il messaggio lanciato al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il tema dell’incontro, al quale ha partecipato anche la vice segretaria dell’Onu Amina Mohammed (possibile candidata favorita alla successione di Guterres), era un’analisi sullo stato di salute del 16esimo degli obiettivi di sviluppo sostenibile, quello su pace e giustizia. Inaugurati dall’Onu nel 2015, gli Unsdg dovrebbero essere raggiunti entro il 2030. Che il presidente della Repubblica italiana nel 2024 tenga un discorso al Palazzo di Vetro incentrato sul 16mo degli obiettivi sostenibili, uno dei meno “dibattuti” almeno rispetto al numero 13 – quello sul climate change, cambiamento climatico – o altri ritenuti certamente più “caldi”, non ci sembra un caso. Infatti quando nei mesi precedenti al lancio degli Sdgs del 2015 si accendevano i negoziati tra i paesi membri dell’Onu per stabilire quanti e quali sarebbero stati gli obiettivi di sviluppo, l’Italia fu tra quei paesi che spinsero per quella connessione, “pace=giustizia” (e viceversa): un imprescindibile obiettivo per rendere questo mondo più sostenibile. Questo fatto, che la giustizia porta alla pace ma solo quando quest’ultima viene mantenuta con la giustizia, qualcuno la ricorderà in bocca a quei “fondamentalisti della democrazia” dei radicali italiani, in quegli anni guidati da Marco Pannella e Emma Bonino (con quest’ultima persino alla guida della Farnesina). Furono loro che avevano fondato già da anni quella Ong riconosciuta dall’Onu, che portava proprio quel nome: “Non c’è pace senza giustizia”. Quando l’ambasciatore italiano all’Onu Maurizio Massari ha dato la parola al presidente Mattarella, il tema del suo discorso, almeno per chi già c’era in quegli anni al Palazzo di Vetro, è sembrato più che appropriato per un capo dello Stato venuto dall’Italia. Nel 2014, come adesso, al nostro paese può essere riconosciuto un ruolo chiave per aver spinto nella lista degli obiettivi, anche quelli contenuti nel 16. “Pace, inclusione e giustizia sono capisaldi irrinunciabili per qualsiasi Paese e qualsiasi società e sono felice di sottolineare che sono principi fondamentali nell’ordinamento costituzionale italiano”, ha detto infatti Mattarella nel suo intervento di apertura. “L’esistenza di un sistema di tutele giuridiche è una precondizione al possesso dei diritti della persona e allo sviluppo umano nel senso più ampio possibile”, ha aggiunto. Mattarella ha non ha cercato di ignorare il contesto in cui ci troviamo, che rende molto più difficile il raggiungimento di questi obiettivi: “All’intensificarsi degli effetti negativi del cambiamento climatico si aggiunge il proliferare di drammatici conflitti che allontanano dal dare priorità all’agenda stessa. Le conseguenze sono disastrose: allo stato attuale solo una modestissima percentuale degli obiettivi dell’Agenda 2030 sarebbe raggiungibile nei tempi dati”. Ma di certo, secondo Mattarella, c’è che “pace e sviluppo condividono un destino comune, non possono esistere l’uno senza l’altro”. Viviamo in un’epoca con il maggior numero di conflitti dalla fine della Seconda guerra mondiale, che divorano enormi quantità di risorse per la corsa agli armamenti, sottraendole allo sviluppo. L’appello a costruire le condizioni per porre fine ai conflitti è necessario ed urgente, ora più che mai”. Il presidente ci ha tenuto nel suo discorso anche a sottolineare l’orgoglio dell’Italia di aver proposto e ottenuto “l’assenso dell’Assemblea Generale, poco più di un mese fa, su una Risoluzione che, a 24 anni dalla Convenzione di Palermo, ha dichiarato, ricordando la figura di Giovanni Falcone, il 15 novembre di ogni anno ‘Giornata internazionale per la prevenzione e la lotta contro tutte le forme di criminalità organizzata transnazionale'”. Mattarella ha anche messo in chiaro, che la libertà di stampa e il diritto all’informazione, come la libertà d’espressione sono diritti che rientrano tutti nel 16mo degli Unsdg: “Ci troviamo di fronte a un altro pericolo che mina la fiducia tra le istituzioni e tra i Paesi, vale a dire la disinformazione. La Giornata mondiale della libertà di stampa di venerdì scorso sottolinea ogni anno quanto sia preziosa la libertà di informazione per il mantenimento della democrazia. Questioni come l’accesso all’informazione, la libertà di espressione e la tutela della privacy appartengono di diritto all’obiettivo di sviluppo sostenibile 16”. Mattarella così ha anche anticipato i temi al centro del discorso del 7 maggio in Assemblea Generale: “Dobbiamo lavorare all’interno e al fianco delle Nazioni Unite per ricostruire la fiducia tra le nazioni, per favorire la cooperazione internazionale e per tessere nuove reti di dialogo e collaborazione: questo è l’approccio su cui si basa l’azione dell’Italia, con la ferma determinazione di sostenere un dialogo basato sul principio del multilateralismo che è così drammaticamente messo alla prova dall’aggressione russa contro l’Ucraina e dalle conseguenze del conflitto irrisolto israelo-palestinese. Non possiamo più continuare a basare le relazioni tra Paesi su visioni ed eredità risalenti al 1800 o guidate dal potere: questo è ciò che è ci viene chiesto con tanta forza dai nostri cittadini, giovani e donne, che vedono un futuro ispirato agli obiettivi delineati dall’Agenda 2030”, ha aggiunto. Domani Mattarella chiuderà il cerchio sulla strategia politica dell’Italia affinché l’Onu resti il bastione principale in difesa della pace, quando all’Assemblea generale il presidente della Repubblica ribadirà la fiducia italiana per il rilancio del multilateralismo. “Voglio testimoniare come l’Italia sia a sostegno del multilateralismo e del ruolo dell’Onu, tanto più in un momento di grande difficoltà, di grandi incomprensioni e tensioni internazionali ed emerge l’indispensabilità di questa sede per trovare strade di mediazione e di dialogo ma anche di prospettive future positive per la vita internazionale”, ha anticipato Mattarella, parlando ai diplomatici italiani mentre visitava la missione dell’Italia alle Nazioni Unite. Domani capiremo meglio come il capo dello Stato indicherà agli altri 192 paesi membri delle Nazioni Unite come si fa a tornare sul solco della pace attraverso quel multilateralismo inventato con l’istituzione dell’Onu nel 1945 a San Francisco. Certo, dirà che l’Onu ha bisogno di essere riformata, soprattutto nel suo Consiglio di Sicurezza per renderlo più rappresentativo (ma l’India in cerca di seggio permanente sta dando sempre più filo da torcere all’Italia e al suo gruppo Uniting for Consensus), ma potremmo scommettere che, anche quando dal podio della più grande sala di New York, si parlerà di riforme, multilateralismo e sviluppo sostenibile, anche nel discorso di Mattarella emergerà quella verità: non c’è la pace senza la giustizia.

(ITALPRESS).

Vuoi pubblicare i contenuti di Italpress.com sul tuo sito web o vuoi promuovere la tua attività sul nostro sito e su quelli delle testate nostre partner? Contattaci all'indirizzo [email protected]