La crescita di Fdi nel libro “I potenti al tempo di Giorgia”

ROMA (ITALPRESS) – La crescita di Fratelli d’Italia, l’era post Berlusconi, Giorgia Meloni di lotta e di governo, i Servizi segreti e il deep State. È il racconto di quanto accade nei Palazzi del potere tracciato da Paolo Madron e Luigi Bisignani nel libro “I potenti al tempo di Giorgia”, edito da Chiarelettere. Intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’Agenzia Italpress, Madron parla della fine dell’era Berlusconi e osserva come “il tratto saliente sia il patto tra Giorgia Meloni e Marina Berlusconi che di fatto all’epoca sancisce una tregua, Berlusconi aveva iniziato a fare la fronda alla Meloni sulla presidenza del Senato così come su Kiev; Meloni però con una mossa rapida ha telefonato a Marina Berlusconi e insieme hanno fatto un accordo che ha fatto sì che Forza Italia non sia più un problema all’interno della maggioranza. Quello di Forza Italia è un cantiere aperto, bisogna vedere il testamento di Berlusconi, che verrà aperto tra qualche giorno, e bisogna vedere che rapporto ci sarà tra Forza Italia e la famiglia. È un discorso in divenire, la Fascina avrà ancora il potere che aveva prima o no? Sono cose che scopriremo”.
Madron ripercorre l’evoluzione sia di FdI che della premier. “Mi ha sorpreso che da pochi punti percentuali quello della Meloni è diventato il primo partito in Italia, mi ha sorpreso ancor di più che lo sia diventato al Nord dove fino al 2019 aveva percentuali irrisorie, è cresciuto in Regioni come il Piemonte e il Veneto con consensi addirittura superiori alla media nazionale. Le Meloni sono due, c’è una Giorgia di governo, quella attuale, e una Giorgia di lotta, Meloni viene da una cultura che non ha rinnegato ma da cui adesso, una volta entrata a Palazzo Chigi, ha dovuto prendere le distanze. La Meloni del discorso fatto al comizio di Vox – evidenzia – è completamente diversa da quella che abbraccia il premier olandese quando arriva a Palazzo Chigi. Un altro capitolo racconta di lei e delle sue origini militanti, una giovane ragazza che si affaccia alla sezione della Garbatella, dove i suoi ispiratori vanno da Rampelli, considerato suo padre politico, ai fratelli De Angelis. Si tratta di una serie di frequentazioni della destra romana di allora che in parte ha tenuto. Credo che si cerchi una sorta di emancipazione e ammodernamento rispetto ad un ambiente che aveva più le caratteristiche del clan, in senso buono; lo sforzo è quello di mostrare che si riesce a gestire la cosa pubblica con metodi che vogliono essere moderni e addirittura molto ligi a quello che è il mercato, con la meritocrazia rispetto a gestioni più opache. Ci stanno riuscendo? Con fatica, ci sono alti e bassi”.
“Lei, ad esempio, non sopporta che in alcuni ci sia un ricordo costante al passato, si arrabbia quando La Russa parla dei busti di Mussolini, quando Lollobrigida parla di etnia o razza. È difficile smarcarsi da una cultura e da un passato, ci sta provando”, sottolinea il giornalista. Poi i Servizi segreti e il rapporto con la figura, ormai indispensabile, del sottosegretario Alfredo Mantovano. “Lei, come tutti i presidenti del Consiglio, resta affascinata dai Servizi segreti perché questi sono abbastanza furbi da far credere al presidente del Consiglio di turno che saranno una fonte di informazione e di dossier di cose importanti. Quando è arrivata a Chigi è stata informata che 400 utenze di persone a lei vicine sarebbero state attenzionate dai Servizi, cosa che non si può fare senza autorizzazione, ma lei li tiene in grandissima considerazione, ha anche una fascinazione per Elisabetta Belloni. Il deep State è sempre duro a morire – prosegue -, allora riuscirà a cambiarlo? Forse sì ma per cambiarlo ci vuole molto più tempo, lei ha vinto le elezioni a settembre ed è al governo da ottobre. Ci sono state alcuni episodi in cui si è visto che nella guerra tra lei e il deep State ha vinto il deep State, se poi sia la vittoria di una battaglia e non della guerra lo vedremo. Mantovano è un tramite importante perché, oltre a sovrintendere i Servizi segreti, è stato l’uomo di collegamento con il Vaticano, quindi sicuramente un uomo importante, a lei piace moltissimo perché ha una caratteristica che i suoi più vicini collaboratori non hanno: non parla mai, il rapporto con lui è molto forte, poi Fazzolari resta tra i compagni di un tempo ma Mantovano è più istituzionale in questa fase”.

– foto Italpress –

(ITALPRESS).

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