I Maneskin vincono il festival di Sanremo

“Zitti e buoni” dei Maneskin vince il 71° Festival di Sanremo. Per il gruppo, secondo a X Factor nel 2017, la vittoria coincide con l’esordio all’Ariston. Hanno battuto nella terna finale la coppia Francesca Michielin-Fedez, secondi classificati ed Ermal Meta terzo.
Va a Willie Peyote con il brano “Mai dire mai (La locura)” il Premio della Critica Mia Martini – Sezioni Campioni. Colpaesce Dimartino con “Musica Leggerissima”, invece, si aggiudicano il Premio Lucio Dalla, assegnato dalla Sala Stampa Radio-Tv-Web.
La serata, patriotticamente, si è aperta con l’esecuzione dell’inno di Mameli da parte della banda della Marina Militare e ha registrato la rottura del protocollo sulla consegna dei fiori. Amadeus, infatti, li consegna senza guanti alla prima concorrente in gara, Gaia, esclamando: «Ho fatto il tampone un’ora fa così come tutti quelli che sono in teatro». Con Amadeus sul palco l’immancabile Fiorello, che riceve il «Premio di Città di Sanremo», «perché senza di lui il Festival non avrei potuto farlo». «E’ il premio più bello della mia carriera, lo dedico a tutti quelli che hanno lavorato affinché il Festival arrivasse alla quinta puntata. E’ il nostro premio», dice lo showman siciliano che, durante la serata, aveva chiesto un applauso per le maestranze; omaggiato Little Tony, che oggi avrebbe avuto 80 anni, cantando un medley dei suoi pezzi più famosi indossando un giubbotto di pelle rossa con frange oltre a non risparmiare l’ironia. Ricollegandosi alla dichiarazione di Amadeus che ha escluso la possibilità di tornare come direttore artistico e conduttore il prossimo anno, Fiorello ha fatto un in bocca al lupo a chi arriverà il prossimo anno. «Vi auguro che questa platea deve essere piena di gente: là sopra, in mezzo all’orchestra. Ci deve essere tanta gente fuori dall’Ariston, milioni di persone, ospiti internazionali… ma deve andare malissimo. Voglio vedere chi si prende questa patata bollente!», ha detto lo showman rispondendo indirettamente alle polemiche sugli ascolti.
«Mi ha chiamato il ministro della Cultura Franceschini», ha continuato fingendo di dare il numero di telefono del ministro. «Mi ha detto di ricordare che sono i 700 anni dalla morte di Dante. Leggi qualcosa mi ha detto, ma io non leggo, declamo: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura; l’amor che move il sole e le altre stelle”. Tutto quello che c’è in mezzo ve lo leggete voi perché noi abbiamo 26 cantanti». E’ stato presente tutte le sere anche Achille Lauro che dedica il suo ultimo quadro alla musica classica sulle note di “C’est la vie” e sul finale scopre il petto trafitto da una rosa e sanguinante. Poi, presentandosi sul palco senza abiti di scena, spiega: «C’è gente che usa le parole per fare del male, bisogna farsele scivolare addosso, come aver un impermeabile. Io sto imparando a farlo».
Ibra, fortemente voluto da Amadeus come ospite fisso, nella serata finale compone la sua squadra. E se in attacco mette «Zlatan e Ibra, al centrocampo Fiorello: sarebbe un bravissimo fantasista e il calcio senza fantasia non è bello», non ha dubbi per le retrovie. «In difesa c’è l’orchestra, che ha difeso con i denti la forza della musica». E su Lauro dice: «Avrei voluto fare lo scambio di maglia, ma non si può: lui è sempre nudo». Poi, nell’ultimo suo intervento riassume la sua storia in un monologo. «Perché Zlatan è venuto qui? Perché gli piacciono le sfide, se non fai sfide non cresci. Ho giocato 945 partite e ne ho vinte tante, ma non tutte. Ho vinto 11 scudetti ma ne ho anche perso qualcuno, ho vinto tantissime Coppe e ne ho perse. Sono Zlatan quando vinco e quando perdo. Ho fatto più di 500 gol, ne ho sbagliato qualcuno. Il fallimento non è il contrario del successo, ma una parte del successo. Fare niente è il più grande sbaglio. L’importante è fare ogni giorno la differenza: impegno, dedizione, costanza, concentrazione». Infine ha ringraziato l’Italia, «la mia seconda casa», e regalato la maglia rossonera con nome e numero 21 ad Amadeus e Fiorello.
In tema sportivo arrivano anche Federica Pellegrini e Alberto Tomba che da testimonial di Milano-Cortina 2026 approfittano dell’Ariston per presentare due diversi loghi per l’Olimpiade invernale e lanciare il sondaggio per sceglierne uno. Tante le donne che passano dal palco. C’è un’immensa Ornella Vanoni, che arriva sotto braccio a Fiorello. «Siamo tutti emozionati perché il pubblico c’è lo stesso», esordisce la cantante che rimprovera bonariamente Fiorello perché canta troppo, ringrazia la band e canta con intensità un medley dei suoi successi, da «Una ragione in più» a «Domani è un altro giorno» per concludere con «Un sorriso dentro al pianto», brano dal suo ultimo album “Unica”, con Francesco Gabbani. Passano anche Serena Rossi, prossima conduttrice di «Canzone segreta», che dedica «A te» di Jovanotti ad Amadeus, e Tecla Insolia che, in gara solo un anno fa, è la prossima protagonista di «La bambina che non voleva cantare» su Nada. E c’è pure la giornalista Rai Giovanna Botteri che esordisce con la lettura dei primi versi de «L’anno che verrà» di Lucio Dalla, da lì parte a raccontare da quando un anno fa raccontava dalla Cina, dove è inviata Rai, raccontava la pandemia vista da lontano per concludere con un: «Noi ce la faremo». Ospiti della serata sono stati Umberto Tozzi con un medley delle sue canzoni, Riccardo Fogli, Michele Zarrillo e Paolo Vallesi per Sanremo Story, Dardust e gli Urban Theory.
(ITALPRESS)

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