Il Mes della discordia, ecco perché agita le forze politiche

BANCONOTA BANCONOTE EURO SOLDI DENARO CINQUECENTO 500 DUECENTO 200 CENTO 100 CINQUANTA 50 VENTI 20 DIECI 10

Sembra ancora più in salita la strada che porta al Mes per il premier Giuseppe Conte. La discussione per accedere alle risorse messe a disposizione dal Meccanismo Europeo di Stabilità – istituito grazie alle modifiche apportate al Trattato di Lisbona, ratificate dal Consiglio UE nel marzo del 2011 (entrato in vigore nel luglio 2012)-, da giorni sta esacerbando il dibattito politico nel Paese. Al punto da trasformarlo in uno dei maggiori temi di divisione in seno alla maggioranza, e da mettere persino a repentaglio la tenuta stessa del governo. Eppure, si tratta di un meccanismo che serve a mantenere la stabilità finanziaria della zona euro, seppure regolato dalla legislazione internazionale, consentendo l’accesso a risorse economiche ingenti.

Ma come funziona il MES? Per garantire la tenuta del vecchio Continente, e la sopravvivenza della moneta comune europea, il fondo salva-Stati emette prestiti. Alcuni, soprattutto il partito dei contrari, hanno posto l’accento sulle condizioni del prestito ritenute “troppo onerose” ma ora, dopo la crisi economica post-pandemia da Coronavirus, si è tornati a parlare di Mes in una forma leggermente modificata (con interessi meno pesanti) rispetto a quello “standard” usato, ad esempio, dalla Grecia. Intanto, a livello europeo sono a favore Spagna e Francia mentre i paesi contrari sono, in prima fila, Germania e Olanda. In Italia, invece, manca una posizione unitaria con il governo lacerato tra il Movimento 5 Stelle, nettamente contrario, e il pressing del Pd sul presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, al momento, appare l’ago della bilancia, seppure ancora ancora indeciso.
(ITALPRESS) – (SEGUE).

Da giorni il M5S “rimprovera” al segretario dem di “mettere in discussione la linea del governo e del premier”. In effetti, Zingaretti, è stato molto chiaro: “Basta tergiversare quei soldi sono utili alla sanità – ha detto -. Dico sì al Mes senza se e senza ma. Serve un cambio di rotta, il servizio sanitario va letto come grande driver di sviluppo e di benessere”. Sulla stessa lunghezza d’onda, la deputata Pd ed ex ministra della Salute, Beatrice Lorenzin: “Basterebbe cambiargli nome e tutto sarebbe risolto. Deve essere chiaro che l’accesso a questo strumento non comporta condizionalità per la sovranità italiana”.

Una frattura politica che si va affermando anche all’interno dell’opposizione e che potrebbe portare alla nascita di una maggioranza trasversale. Con Forza Italia favorevole, a differenza di Lega e Fratelli d’Italia, che sono nettamente contrari.
Se continuerà il “ni” del premier sull’uso di quei soldi, “non voteremmo lo scostamento di bilancio”, è stato l’ultimatum della capogruppo al Senato, Anna Maria Bernini. La sua omologa alla Camera Mariastella Gelmini ha ribadito: “Il Mes rappresenta un’opportunità da cogliere”.