Hopeificio, formazione e lavoro per il riscatto dei più fragili

Hopeificio è un progetto sostenuto dalla Fondazione Con il Sud nell’ambito del bando socio-sanitario, con l’obiettivo di rafforzare l’offerta di servizi rivolti a persone con disabilità psichica, partendo dalla necessità di promuovere attività di formazione che possano trasformarsi in acquisizione di competenze professionali e in occasioni lavorative. Il progetto si sviluppa nel comune di Chieuti, un’area rurale interna dell’Alto Tavoliere con problemi di declino socio-economico. Ne parla Carmine Spagnuolo, coordinatore di Hopeificio.

Come nasce il progetto?

“L’Hopeificio parte da una speranza, dal desiderio di pensare al sociale in relazione all’economia, in modo da renderla oggetto di riscatto per chi non riesce ad entrare nel mondo del lavoro per i motivi più disparati. Sul nostro territorio i percorsi di cura e di riabilitazione sembrano infiniti, senza una via d’uscita. Il lavoro, quindi, è un elemento fondamentale per offrire alle persone più fragili una nuova rappresentazione di sé e il superamento della malattia. Grazie alla cooperativa di tipo B proviamo a produrre merce, in questo caso olio, da immettere sul mercato. Non chiediamo l’elemosina ma produciamo alla pari, facendo forza sulla nostra capacità di stare sul mercato offrendo un prodotto di qualità. In questo caso ‘Volío’, il frutto concreto del lavoro di persone con disabilità psichica inserite nel progetto ‘Hopeificio’ promosso dalla cooperativa sociale Medtraining di Foggia e sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD nell’ambito della terza edizione del ‘Bando Socio Sanitario’. L’iniziativa gode di un ricco partenariato pubblico e privato di cui fanno parte, fra gli altri: l’ASP ‘Castriota e Corroppoli’, il Dipartimento di Salute Mentale Asl Fg, e la cooperativa sociale di tipo B Ortovolante’. Partiamo dal fondo: è pronto l’olio ‘Volío’, perché questo nome? ‘L’olio ‘Volío’ è pronto anche quest’anno. Le olive raccolte nel mese di ottobre sui terreni dell’ASP ‘Castriota e Corroppoli’ di Chieuti si sono trasformate nell’olio extravergine d’oliva dal gusto dell’inclusione sociale e lavorativa, che ha l’obiettivo di contrastare lo stigma nei confronti di quanti affetti da disagio psichico. Leccino, Peranzana, Frantoiana, Provenzale. Sono tante le varietà delle olive raccolte. Dopo i giorni della raccolta e della molitura, braccianti agricoli ed operatori della cooperativa sociale Ortovolante hanno chiuso il processo di filiera corta di produzione. Paolo, Luigi, Gaetano, Giuseppe e Nicola, insieme all’operatore Francesco De Pasquale e all’agronomo Francesco Di Lucia, portano avanti questa importante iniziativa che coniuga agricoltura biologica, innovazione ed inserimento socio-lavorativo. E la valutazione organolettica effettuata sulla nuova produzione premia la qualità di ‘Volío’ indicandolo come olio equilibrato, con fruttato maturo, mediamente amaro e piccante caratterizzato dall’attributo di mandorla matura. Non solo. Le olive raccolte e trasformate in olio sono ricche di antiossidanti naturali (polifenoli) e quindi utili per la prevenzione dei tumori e per conservare i grassi radicali liberi. Il nome ‘Volío’, invece, si rifà all’idea di stuzzicare la voglia di qualcosa di buono abbinata all’olio. Il desiderio di assaggiare qualcosa di diverso, di biologico, di particolare. E’ sapore di terra, di casa, di vita’. Avete recentemente concluso la raccolta delle olive: prima che lavori avete fatto? ‘Le attività si svolgono durante quasi tutti i mesi dell’anno, e vedono i ragazzi impegnati in interventi di potatura, di cura delle piante, concimazione dei terreni. Le attività più strettamente legate ai lavori di produzione iniziano mesi di maggio e giugno. In quel periodo, i ragazzi con disabilità psichica sono impegnati nella lotta alla mosca olearia, il temibile parassita che può provocare gravi danni alla coltura dell’olivo, disponendo tra gli alberi d’olivo le ecotrap, la nuova tecnica di difesa compatibile con il regolamento sull’agricoltura biologica. Poi verso fine agosto, dopo la pausa estiva, si svolgono i lavori di spollonatura degli oliveti. Abbiamo sperimentato la tecnica di pacciamatura con i residui dello sfalcio. La tecnica di permacoltura è utilizzata per l’agricoltura biodinamica. In pratica, i residui vengono disposti alla base delle giovani piante, in questo modo si crea uno stato che evita la crescita delle malerbe, evita la perdita di acqua per evaporazione quindi conserva l’acqua nel terreno prossimo alle radici. Il mese di settembre è più che altro di controllo, d cure delle piante, non ci sono particolari lavori da fare sui terreni. A metà ottobre, infine, inizia la raccolta delle olive. Oltre duecento alberi d’olivo da bacchettare per vedere piovere nelle reti stese a terra le olive destinate a trasformarsi in ‘Volío’. La raccolta è durata fino al 27 ottobre ed ha visto i ragazzi impegnati anche con l’abbacchiatore per scuotere l’albero d’ulivo e raccoglierne i frutti in maniera veloce, senza arrecare danni, con una produttività molto elevata. L’attività di raccolta delle olive è stata affiancata dall’attività di molitura che si è svolta in un frantoio della provincia di Foggia”.

Come è nata l’idea? Quanti ragazzi seguite e come rispondono?

“L’idea nasce a seguito della conclusione di un laboratorio di attività forestali e ortoculturali per persone con disagio psichico che abbiamo svolto presso il Vivaio forestale dell’Acquara, ad Orsara di Puglia qualche anno fa. Da quell’esperienza, sono state avviate una serie di progettualità ed interventi in collaborazione con enti pubblici e privati con l’obiettivo di favorire l’inserimento socio-lavorativo di persone in condizioni di disagio utilizzando le metodologie e le tecniche dell’orto-silvoterapia, dell’olivicoltura, del giardinaggio, della tutela arborea – boschiva – ambientale. Di qui, l’elaborazione del progetto ‘Hopeificio’ che ha previsto l’individuazione di circa 12 persone con disagio psichico a cura dell’Asl di Foggia – Dipartimento di Salute Mentale, dei Servizi Sociali dei Comuni di Chieuti e Serracapriola e del Ser.D di Torremaggiore. Il numero dei ragazzi nel corso del progetto è sceso in modo fisiologico. Oggi del gruppo originario sono in cinque a lavorare sui terreni e rispondono tutti in modo coinvolgente e commovente. Il progetto ha acceso la speranza in questi ragazzi che giorno dopo giorno ‘imparano un mestiere’, quello dell’olivicoltore, e si rendono conto che questo lavoro è la via giusta per il riscatto sociale. Tramite il lavoro, questi ragazzi riescono ad evadere dalla loro situazione di disagio e, passo dopo passo, conquistano un reinserimento nella società che molte volte non è così attenta come dovrebbe’. Che cosa fanno durante gli altri mesi? ‘Il gruppo di lavoro è pressoché fermo nei mesi di dicembre e gennaio, periodi in cui i braccianti agricoli lavorano di meno a causa del freddo e delle piogge. Quest’anno, però, abbiamo in programma di riprendere le prime attività di potatura già a partire da metà gennaio. Durante questi due mesi di fermo. Comunque, sentiamo i ragazzi, ci assicuriamo che stiano bene, che seguano le varie terapie, che non abbiano problemi. Si è creata un gruppo affiatato di persone che all’occorrenza si incontrano anche fuori dall’ambiente di lavoro”.

A che punto è il frantoio?

“Lo scorso 27 luglio è stato stipulato il contratto di fitto dei terreni di proprietà comunale tra il Comune di Chieuti e la cooperativa sociale Ortovolante in cui sarà realizzato il frantoio che ha l’obiettivo di chiudere la filiera corta di produzione nell’ambito del progetto ‘Hopeificio’. L’iter di avvio lavori, complice anche il covid, ha subito dei piccoli rallentamenti, ma proprio da lunedì 21 dicembre sarà presentato il progetto con le tutte le richieste per la cantierizzazione dei lavor.i Il percorso di formazione teorica e pratica connesso al ciclo produttivo dell’olio extravergine, che ha coinvolto i beneficiari con disabilità psichica, si è ormai perfezionato e prevede: potatura, raccolta delle olive, molitura ed imbottigliamento dell’olio. Grazie alla realizzazione del frantoio che avverrà nei prossimi mesi, potranno dunque effettuare anche la trasformazione diretta senza rivolgersi a frantoi esterni. Anche in chiave economica rappresenta un importante risultato, un risparmio, e magari potremo anche svolgere il lavoro di molitura per conto terzi, come abbiamo iniziato già a fare per quanto riguarda la raccolta delle olive”.

La pandemia ha creato problemi?

“Il covid-19 non ha creato particolari problemi al gruppo di lavoro, anche perché i mesi di marzo e di aprile segnati dal lockdown non prevedevano attività specifiche su terreni. Pian piano, però, i ragazzi hanno ripreso ad andare su terreni facendo attenzione al rispetto di tutte le misure di sicurezza anti-covid. Hanno vissuto questo momento con tranquillità, vivendo al massimo dell’impegno le giornate in cui potevano recarsi sul posto di lavoro”.

(ITALPRESS).