In commissione piano rifiuti e bonifica aree inquinate 2022/27 in Emilia Romagna

BOLOGNA (ITALPRESS) – “Una situazione di partenza buona, che ci pone all’avanguardia a livello nazionale, ma con spazio per ulteriori sfide in tema di economia circolare”. Questa l’introduzione che l’Assessore all’ambiente, difesa del suolo e della costa, protezione civile Irene Priolo ha fatto stamattina durante i lavori della Commissione Territorio Ambiente e Mobilità presieduta dalla Vicepresidente Nadia Rossi nell’illustrare le linee guida del prossimo Piano rifiuti e bonifiche di aree inquinate. “Un primo passaggio -ha specificato Priolo- per condividere con l’Assemblea le linee guida del piano e recepire contributi e suggerimenti in vista dell’adozione formale da parte della Giunta del documento, che guiderà la Regione nei prossimi sei anni per sottoporsi non solo ad ampia discussione della Commissione competente, ma che dovrà essere validato da una valutazione ambientale strategica attraverso l’adozione da parte dell’Assemblea di uno specifico Ordine del giorno.
Per l’Assessore all’Ambiente, si tratta di una nuova strategia che, in coordinamento con gli altri piani strategici (soprattutto quello energetico) va a ridefinire in maniera importante il modello economico della nostra Regione.
Entrando nel dettaglio delle componenti del Piano attuale e di quello futuro, Priolo sottolinea il buon dato conseguito in ambito di rifiuti urbani. “In questo campo i risultati raggiunti e la normativa di riferimento sono buoni, come testimoniato dal 71 per cento dei 3 milioni di tonnellate prodotte avviata alla differenziata e che facilmente potrà centrare l’obiettivo del 73 per cento di differenziazione stabilito dall’attuale piano in via di scadenza”. Fra i buoni risultati conseguiti, va segnalato come solo l’1,66 % dei rifiuti urbani prodotti oggi dalla nostra Regione (circa 50 mila tonnellate) debba essere conferito in discarica, a fronte di un target fissato dalla UE del 10 %.
Per la titolare dell’Assessorato all’Ambiente, nonostante le notizie positive, sono più che evidenti i margini di crescita, soprattutto se ci si rapporta al Nuovo Patto per il Lavoro e il Clima, che pone all’80 per cento la quota di rifiuto riciclato. Dato su cui, invece, occorre un ulteriore impegno, è quello della quota pro capite di rifiuto prodotto, che, secondo i dati certificati del 2019, non è diminuito ma è addirittura aumentato (194 Kg per abitante a dispetto dei target di 160 chili che si dovevano raggiungere nel 2020). Per il futuro, comunque, Priolo confida nella diffusione nell’adozione della tariffa puntuale (attualmente solo il 35 per cento dei Comuni regionali la adotta) per migliorare ulteriormente la situazione.
Per l’Assessore, se il “rifiuto urbano testimonia il ruolo di assoluta avanguardia raggiunto della Regione, la vera sfida rimane il campo dei rifiuti speciali, che continua a far registrare numeri molto più alti di quelli urbani e che mantiene un trend sostanzialmente invariato rispetto al recente passato. In questo campo gli obiettivi ipotizzati parlano di una riduzione del 10% della produzione di materiale avviato a smaltimento.
La vera novità del Piano è comunque rappresentata dalla Bonifica delle aree inquinate, che per la prima volta si va ad affiancare al Piano rifiuti vero e proprio. Nello specifico, Priolo propone sette obiettivi specifici (si va dalla prevenzione dell’inquinamento per le matrici ambientali, all’ottimizzazione della gestione dei processi di bonifica, passando per la gestione sostenibile dei rifiuti prodotti nel corso degli interventi di bonifica e a una puntuale azione di comunicazione nei confronti dei cittadini), che dovrebbero portare anche in questo campo la nostra Regione a proporsi come standard di riferimento per l’intero contesto nazionale.
In fase di dibattito, Silvia Piccinini (M5S) ha salutato con favore il piano bonifiche, “da sempre uno degli obiettivi politici del Movimento 5 Stelle”. Piccinini è conscia dell’iter molto lungo e complesso che attenderà il piano, e per questo si augura un lavoro collegiale insieme allo stanziamento delle necessarie risorse economiche “per poi restituire i terreni inquinati alle comunità attraverso processi partecipativi”. Per la consigliera bolognese, nel piano rifiuti vero e proprio è forse da rivedere il meccanismo del porta a porta, mentre bisogna ripensare globalmente il bilancio import/export dei rifiuti per arrivare non solo a non pianificare più alcuna discarica o termovalorizzatore, ma addirittura a chiudere qualcuno degli impianti attualmente esistenti”.
Per Emiliano Occhi (Lega) “gli obiettivi del piano vigente erano un pò troppo sfidanti e quell’impostazione eccessivamente ottimistica traspare anche in questo documento”. Per Occhi bisogna capire cosa non ha funzionato del precedente piano, così come è da rivedere sia la raccolta del porta a porta, che genera rifiuti di scarsa qualità, sia la politica della tariffa puntuale, che non garantirebbe concreti vantaggi, tanto che “la tariffa TARI è ancora basata sulla metratura della propria abitazione e sul numero dei componenti del nucleo familiare”.
Secondo Andrea Costa (Pd) gli obiettivi enunciati da Priolo “sono ampiamente condivisibili da parte di tutte le forze politiche e il dialogo potrà quindi soffermarsi sugli strumenti per ottenere i risultati prefissati”.
Silvia Zamboni (Europa Verde) avverte della “necessità di intervenire sulla Legge regionale n. 16 del 2015 per adeguarla agli obiettivi proposti dal nuovo Patto per il Lavoro e il Clima”. Anche la capogruppo di Europa Verde sollecita una riflessione sui flussi di import/export dei rifiuti e aggiunge l’auspicio di una ridefinizione della governance di Atersir, “che deve supportare in maniera maggiore i Comuni nell’interlocuzione con le multiutility, che spesso determinano una bassa qualità del rifiuto porta a porta per le metodiche di lavorazione scelte”.
Secondo Federico Amico (ER Coraggiosa), che ha chiuso il dibattito, “il piano è centrale per lo sviluppo e la sostenibilità e auspico che il piano di gestione possa trasformarsi in un piano di prevenzione che va portato avanti anche con finanziamenti europei e l’utilizzo di tecnologie innovative per agevolare le imprese verso una conversione sostenibile”. Per Amico è cruciale “che anche il mondo produttivo venga chiamato a fare la sua parte tramite il supporto economico e di indirizzo della Regione per arrivare al vero obiettivo di ridurre gli impianti esistenti”.
(ITALPRESS).