DZEKO DA MONUMENTO, ATALANTA-FIORENTINA SPETTACOLO TRA MAGIE ED ERRORI

Il campionato cresce. Prende qualitá. Non solo al vertice, dove la Juve del mezzo Sarri rappresenta le sue difficoltà difensive e l'Inter impone al Milan…giampaolato il carattere di Antonio Conte, intensitá contagiosa. Lassú c'è solo il Napoli in palla e la squadra non la fanno i soliti fenomeni giá arruolati – Ciro Mertens è uno spettacolo – o quelli perduti – vedi Icardi – ma in particolare l'ultimo arrivato, Llorente, l'uomo che mancava a Carlo Ancelotti per fare i conti.

Per fortuna, capita di divertirsi anche nel Campionato degli Altri, quello della domenica che produce episodi istruttivi per gli addetti al mercato, di solito personaggi con la licenza di spendere e competenza minima. Vedo Dzeko risolvere i problemi della Roma (ne ha, ma non come l'anno passato) ed esibire, dopo il gol al volonteroso Bologna, un ragguardevole fisico da bomber: e allora uno si chiede perché il club giallorosso abbia cercato disperatamente di venderlo all'Inter (i contratti scendono in campo, ecco il calciobusiness) e se non debbano fare un monumento, a Trigoria, al bosniaco che ha detto "voglio restare" rinunciando alla Champions e ai soldoni che gli offriva l'Inter.

Ma il bello per davvero l'abbiamo visto a Bergamo. Non ci crederete – sempre che non siate esperti – ma Atalanta-Fiorentina è stata una rara, vera partita di calcio. Con campioni e bidoni. Con magíe e errori marchiani, il tutto dovuto a un ritmo incessante, a vendette, a paure, a momenti di depressione e a scatti d'orgoglio. Per cominciare, Gasperini ha battuto Montella, incapace di gestire un clamoroso vantaggio ottenuto con Chiesa e con uno dei gol più belli realizzato da anni: porta la firma di Ribery, noblesse oblige, che sfrutta con classe un suggerimento di Chiesa. Il figlio d'arte è finalmente vivo, Commisso puó spiegarsi perché ha rinunciato ai milioncioni della Juve, ma deve stare attento: il ragazzo voleva soltanto colpire Gasperini che mesi fa lo ha tacciato di simulatore. Dopodiché si capisce perché Montella non vince una partita da febbraio: la sua ambiziosa viola appassisce, s'adduorme, prende un gol dall'ex avvelenato, Ilicic, e un altro da Pasalic, cancellato dal Var. Vuoi dire o far qualcosa, tipo traccheggiare con un cambio o mosse di disturbo per frenare la Dea scatenata? No: Montella assiste surgelato alla rimonta definitiva di Castagne. Come dicevo, in una bella partita ci sta tutto, anche l'incapacitá di difendere un successo prezioso. Canzone napoletana: "'mo' vene Natale…".

(ITALPRESS).

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