CHIEDO MENO ENFASI NEL DIRE “I GIOCHI NON SI FANNO”

Come previsto, i Giochi non si faranno. Gia’ chiamarli Giochi – con l’aria che tira – comportava un rischio: quello che certi benpensanti ne parlassero come di una cosa futile, stupida. Solo per aver riflettuto su tempi e modi per salvare l’Olimpiade 2020 Bach, presidente del Cio, e’ stato trattato come un avventuroso imbecille. Lo conosco, dopo tante figure impegnative per fama, gransignori come Samaranch, finalmente un dirigente senza baciamano, un organizzatore senza snobismi aristocratici. Ma no, italian first. Come!? il calcio di Dal Pino, Lotito, Cellino, Zhang e Agnelli e’ riuscito a rimandare il campionato italiano in corso e i “parrucconi” del Cio – si dice cosi’, parrucconi – non riescono a fermare un evento ancora in cantiere, partenza il 24 luglio? Ceferin dell’Uefa e’ riuscito a mettere d’accordo l’Europa e ha sospeso le Coppe mentre si giocavano e questo Bach mena il torrone di Tokio quando gia’ gli atleti hanno detto no, stiamo a casa!? Cosi’ i criticonzi, che poi sono gli stessi che quando non capiscono due piu’ due hanno bisogno di rivolgersi a consulenti preziosi che gli dicano quattro e si sono pure inventati gli intrattenitori calcistico-finanziari che nulla sanno di pallone ma trattano i pedatori come merce di lusso e pontificano di fairplay, borsa, plusvalenze. Gli stessi che dicono “il calcio sesta impresa nazionale per fatturato” e non si sono accorti ch’e’ diventata almeno decima cosi’ come il Quarto Potere – noi giornalisti – non conta piu’ nulla e nulla puote. A costoro in particolare e ai lettori in generale vorrei chiedere di immaginare – senza che gli fornisca dati – quanto costera’ al Giappone, al Cio, ai singoli comitati olimpici, compreso il nostro, e agli stessi campioni, la rinuncia alla data e un semplice rinvio dei Giochi. Glielo dico io, all’ingrosso: miliardi di miliardi.
E i lavoratori che dovranno restare a casa mani nelle mani, disoccupati senza compenso, dove li mettiamo, chi nutrira’ le loro famiglie, chi aiutera’ i loro figli? Il virus assassino un giorno scomparira’, ne sono certo, ma resteranno i fallimenti, i debiti, la paura di rimanere soli un’altra volta e milioni di persone che guarda un po’ riescono a vivere – e bene – grazie allo sport e senza ne potrebbero morire.
Ecco perche’ vorrei chiedere agli annunciatori – giornalisti, mezzibusti, politici, governanti sciolti e a pacchetti – di usare meno enfasi nel dire “i Giochi non si fanno!” cosi’ come hanno detto del Campionato, della Champions, del Mondiale in Qatar. Difendiamo innanzitutto la vita, oggi, mentre il virus cerca di portarcela via, ma difendiamo anche il futuro, cercando di salvare il salvabile. Soprattutto la convinzione di tutelare un bene inalienabile. Ci sto alla battuta “piuttosto che lavorare faccio il giornalista” e la presto anche agli atleti, a tutti coloro che hanno un lavoro divertente avvertendoli tuttavia che quando lo perdi e’ una tragedia doppia. E dunque speriamo di ritrovarci presto, gregari, campioni, narratori, artisti e operai. Si e’ capito che stavamo vivendo un dramma epocale quando si e’ fermato lo sport, capiremo ch’e’ tornata la vita quando si ricomincera’ a giocare.

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