Aspettando con ansia una (vera) fase nuova

Nessuno può negare che i periodi infecondi per la cultura e le arti, per le grandi realizzazioni della tecnica, delle infrastrutture, della architettura, della economia, corrispondano ai tempi in cui l’uomo perde la cognizione di se stesso, della sua identità, della sua storia, del suo legame con il Creatore. Ad esempio, guardiamo con profondità e attenzione a questo ultimo ventennio italiano. Non sono state realizzate grandi opere infrastrutturali, e addirittura si sono trascurate persino quelle costruite in altre epoche nelle necessarie manutenzioni; non si è manifestato un sufficiente rinnovamento nelle numerose arti; le attività economiche e produttive sono indietreggiate a causa del difficoltoso ricambio delle leadership; le tradizioni ed i principi della nostra spiritualità, spina dorsale di ogni popolo, sono vacillanti e privi di sufficienti custodi coraggiosi ed ispirati; la democrazia è alimentata da tossiche contrapposizioni che trascendono i bisogni delle persone. Insomma, per ora, non abbiamo ancora segni che annunciano una fase (che aspettiamo con grande speranza) di ‘riinizio’ che come è sempre accaduto nella storia dell’uomo, si avvera quando ci si riconcilia con il Creatore. Quando questo avviene, l’uomo forte dello spirito che lo spinge verso il superamento del suo stato, supera ogni ostacolo, viene pervaso da una tale volontà ed intelligenza da ottenere l’ingegno da cui nascono quelle meravigliose realizzazioni che trasmettono alla ruota della storia l’energia per girare vorticosamente. In questi giorni mi sono trovato a rileggere l’avvincente storia riguardante la cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze, che proprio quest’anno commemora i sei secoli dall’inizio dei lavori di costruzione.

Ebbene quella cupola, per le conoscenze tecniche di quel tempo, non poteva stare fisicamente in piedi; ma Brunelleschi, ispirato fortemente dai primi segni di rinnovamento dello spirito di quel tempo, la realizzò edificando un’opera ancora non eguagliata per qualità architettoniche ed ingegneristiche, che nel passare dei secoli nessuno più ha osato sfidare. Ancora adesso i tecnici più ardimentosi del mondo che costruiscono opere analoghe tra le più moderne del mondo, si inchinano alle soluzioni trovate dal genio fiorentino che attraverso vari accorgimenti giunse a dare alla cupola un equilibrio fisico in modo che si reggesse esclusivamente con la sua stessa capacità ‘autoportante‘ del peso. Ebbene, a distanza di tanti secoli, viene ancora studiata per trovare spunti per le attuali moderne realizzazioni. La prodigiosa costruzione di Filippo Brunelleschi infatti, fu senza dubbio il primo più importante segno del risveglio culturale e morale italico, che culminò nel rinascimento italiano che ha ispirato ogni civiltà nel mondo impegnata alla esaltazione dell’ingegno umano.

Ma ritornando a noi, a questo infecondo tempo; quando potremo di nuovo scorgere i segni di una fase nuova della nostra storia che tanti di noi attendono con speranza? Penso che la ruota della nostra storia tornerà a girare quando avremo più coraggio, quando ci ispireremo alle nostre migliori tradizioni, quando sostituiremo il recriminare con la collaborazione e pace con gli altri, quando sapremo sostituire la paura con la speranza, quando abbandoneremo idolatria delle cose futili e invece riporremo pienamente fiducia nello spirito del Creatore. L’Italia, per rigenerarsi, avrà bisogno di ritrovare se stessa.

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