ULTIMISSIME DAL CERVELLO

Numerosi esponenti della comunità scientifica internazionale affermano che, nel campo delle neuroscienze, siamo all’inizio di un nuovo Rinascimento, come l’epoca che fu di somma grandezza in tema di arte e cultura. In vero quasi quotidianamente si susseguono sperimentazioni, ricerche e risultati inaspettati e sorprendenti per quanto riguarda le attività cerebrali. Per tali motivazioni ho impiegato, per questo articolo, un titolo “urlato”, come si usava per le edizioni straordinarie dei quotidiani a stampa.

Si fa riferimento a raccordi, sinora misteriosi e insondabili, tra mente e funzioni per arrivare a riconoscere i penetrali della coscienza e dell’intelligenza, con identificazione dei siti cerebrali responsabili.

Tutto ciò è reso possibile dagli avanzamenti tecnologici di sofisticate macchine diagnostiche: impieghi e perfezionamenti innovativi dell’elettroencefalogramma; risonanza magnetica funzionale o con tensori di diffusione o con spettrometria capaci anche di fornire immagini tridimensionali di aree e mappe del cervello.

Il cervello dell’uomo possiede diversi sistemi di rilevazione degli errori, di correzione e verifica dei quali si serve per imparare. Ricerche dell’INSERM e del Centro di Neuroscienze di Lione hanno scoperto che alcune aree cerebrali emettono segnali di errore, quando l’uomo sbaglia, attraverso un segnale specifico – definito ERN, acronimo delle parole inglese “Errore Related Negative” – mediante rilevazioni dell’elettroencefalogramma. La regione del cervello, dal quale proviene tale impulso elettrico è la corteccia prefrontale mediana, zona capace di interrompere l’azione errata ed anche di correggerla se i tempi lo permettono.

In questo contesto di sperimentazioni si hanno, inoltre, notizie sul comportamento umano nello sperimentare, cercare novità e possibilità, verificandone il senso. Gestori di questi variegati tentativi sono i neuroni della corteccia cingolata mediana.

Sempre attraverso studi e rilevazioni con risonanza magnetica nucleare si è scoperto che quello che veniva considerato “rumore” di fondo con onde lente, che si propagano dalla nuca alla fronte erano, per contro, segnali che sincronizzano l’intero cervello, attivandosi solo se il soggetto è consapevole, permettendogli di lavorare come organo integrato: coordinando – affermano ricercatori della Washington University di Sant Luis – gli oltre 100 miliardi di neuroni che possiede l’essere umano. Con espressione divulgativa si può esprimere il concetto che si è “fotografata” la coscienza.

Un recente studio dell’Università Jiaotong di Pechino, sempre mediante una peculiare tecnica a risonanza magnetica – ha riscontrato che il nostro cervello è dotato di un continuo dinamismo. La struttura, specie a livello dei lobi temporali e parietali, cambia non solo nella fanciullezza e adolescenza ma anche nell’età adulta, in rapporto ai cambiamenti emotivi, questi ultimi in relazione con lo sviluppo del linguaggio e della scrittura.

Tuttavia, anche in età senile, il cervello non mantiene una struttura stabile, ma possiede una continuo dinamismo, dal quale si può monitorare lo stato di efficienza e buona salute del cervello. Questo mirabile organo possiede una specie di “riserva cognitiva” – secondo l’efficace espressione del docente di psicologia Alberto Oliverio – un silos, un granaio che può essere implementato quando si stimola la mente. Ne consegue che la continua rilevazione delle modifiche cerebrali può divenire segnale d’allarme, al fine di stimolare il cervello per prevenire le conseguenze di un invecchiamento intellettuale.

Siamo all’inizio di uno straordinario itinerario verso l’orizzonte degli eventi nelle neuroscienze. Il progresso nelle ricerche è un insieme di percorsi senza fine. La meraviglia – affermava Giambattista Vico – nasce dal non conoscere, ma diviene madre del sapere.

Adelfio Elio Cardinale

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