Strage Capaci, Chinnici “indispensabile legge europea antimafia”

CATERINA CHINNICI

“Mio padre, Giovanni e Paolo si appartavano in un angolo per scambiarsi informazioni, lontano da tutti. Erano un gruppo coeso, erano uniti dalla sintonia professionale e dall’amicizia. Furono loro i primi magistrati ad alzare il tiro contro la mafia. E furono tra quelli che avevano iniziato a descrivere la fattispecie di reato che sarebbe stato necessario introdurre per combattere la mafia. Per il riconoscimento di una specificità al reato di associazione di stampo mafioso mio padre si era già battuto insieme a Gaetano Costa, ucciso prima di lui: quella norma sarebbe stata un presupposto essenziale anche per consentire ai magistrati di indagare sui patrimoni dei mafiosi e confiscarli. Tutto questo nel settembre del 1982 diventò legge dello Stato, la legge Rognoni-La Torre, il cui primo firmatario, l’onorevole Pio La Torre, era stato ucciso quattro mesi prima dalla mafia. Il 29 luglio dell’anno dopo toccò a mio padre”.
Caterina Chinnici, magistrata ed europarlamentare, figlia del giudice Rocco, ucciso dalla mafia a Palermo il 29 luglio 1983 racconta sul sito ‘Immagina’ gli anni in cui la scia di sangue delle stragi mafiose si è’ incrociata con la sua vita privata dandole la spinta ad un impegno in prima linea.
“Quello che ci hanno lasciato adesso è nelle nostre mani – aggiunge -. Qualcosa di inestimabile, perchè tutti loro hanno contribuito in un’epoca buia a salvare la tenuta democratica dello Stato e le libertà. E’ indispensabile continuare a trasmettere questa storia alle nuove generazioni, far capire che c’è un immenso patrimonio comune da custodire e che abbiamo il compito di farlo tutti insieme, tutti i cittadini, ciascuno per la propria parte”. Chinnici snocciola i suoi obiettivi da europarlamentare: “Il primo è introdurre anche nel diritto dell’Unione Europea un’accurata nozione giuridica di criminalità organizzata o di appartenenza a un gruppo criminale, perche’ solo così è possibile valorizzare le norme anticrimine e anticorruzione in modo uniforme su tutto il territorio europeo. Il dibattito si è già aperto, anche sulla scia di uno studio da me commissionato all’Università di Palermo. E inoltre ritengo che sia necessario ricondurre a sintesi tutti gli strumenti normativi per arrivare a una vera e propria legge europea antimafia”.
(ITALPRESS)