Mons.Tumiel “Difficile vedere traguardo ma dobbiamo crederci”

In questa Quaresima così “particolare”, Athletica Vaticana continua a proporre un “allenamento spirituale” suggerito dal ritmo essenziale della preghiera. Dopo la prima riflessione proposta da Mons. Melchor Sanchez de Toca y Alameda, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura, la seconda di Don Giovanni Buontempo, la terza di
monsignor Andrea Palmieri, la quarta della suora domenicaca Marie Manaud, il “coach” per la quinta domenica è monsignor Daniel Tumiel, officiale della Segreteria di Stato e appassionato maratoneta. “Iniziando le nostre meditazioni quaresimali di quest’anno, le abbiamo legate ad un evento che avrebbe dovuto svolgersi proprio questa Domenica, cioè l’attesissima annuale Maratona di Roma. Purtroppo, gli eventi hanno cambiato non solo il programma, ma anche l’intero percorso della nostra vita per cui oggi stiamo vivendo una situazione che ci sembra quasi surreale. La pandemia del coronavirus, oltre ad aver messo in evidenza la nostra fragilità in quanto esseri umani, ci ha anche messi di fronte alle sue tristi conseguenze e ha limitato la nostra vita al minimo necessario” le parole di riflessione di Mons.Tumiel.
“In questo clima risuona ancora più forte la parola di Dio che la liturgia della Chiesa ci propone in questa ormai V Domenica di Quaresima. Si può affermare che la realtà centrale delle odierne letture è la morte. Proprio guardandosi allo specchio della morte l’uomo scopre non soltanto la sua fragilità, ma anche la verità delle parole che la Chiesa ha ripetuto iniziando la Quaresima, mentre nel gesto dell’imposizione delle ceneri diceva: ‘Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai’. Magari in quel momento, o addirittura soltanto fino a qualche giorno fa quest’ammonizione ci sembrava rivolta piuttosto agli altri, ma vedendo ciò che oggi succede attorno a noi, dobbiamo accettarla come se fosse rivolta personalmente a ciascuno di noi: sono polvere e in polvere ritornerò. Tale prospettiva sarebbe tremenda, priva del futuro, se non ci fosse l’intervento di Dio stesso che si china sopra il mondo e sopra l’umanità dicendo per bocca del Profeta Ezechiele: ‘Ecco io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete'” dice Mons. Tumiel che riflette anche sul noto episodio del Vangelo che racconta la risurrezione di Lazzaro.

“Sicuramente molti si domandavano: ma Gesù non lo poteva risparmiare, proteggerlo dalla malattia e dalla morte. Sono giustificate tali domande, sono nostre quando se ne va qualcuno che amiamo, sono tremendamente nostre in questi giorni. Di fronte al mistero, al dramma e alla prospettiva della morte suonano molto forti le parole di Gesù: ‘Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno’. Queste non sono solo parole di puro conforto o, un discorso pronunciato per la circostanza, ma una autorivelazione di Gesù, che assicura la vita eterna a chi crede in Lui. Egli oggi, come fece con Maria, sorella di Lazzaro, chiede a ciascuno di noi: ‘Credi tu questo?’ Qui occorre una risposta, un impegno, un cambiamento radicale per affidarci a Lui, per vedere la morte nella prospettiva della risurrezione e della vita e cioè nella prospettiva di Gesù Cristo. È bello scoprire anche il lato molto umano di Cristo che si commuove e piange la morte del proprio amico, lo si direbbe uno di noi. Sarebbe, tuttavia, utile domandarci se siamo capaci di commuoverci, di aver compassione e rispetto delle lacrime degli altri” si chiede Mons. Tumiel.
“Devono farci riflettere le immagini degli scenari che vanno in onda nonostante il crescente numero delle vittime; il mancato lutto e compassione nei confronti di migliaia di famiglie che stanno perdendo i loro cari. Gesù opera un grande miracolo: richiama Lazzaro, morto ormai da quattro giorni, alla vita. Suscita l’ammirazione, la gioia e la festa. Dobbiamo, tuttavia, tener presente che Colui che è la risurrezione e la vita non si ferma qui. Infatti, Lazzaro qualche tempo dopo morirà di nuovo, come del resto sarà crocifisso e morirà anche Gesù stesso. Ma la Sua potenza messianica si rivelerà in maniera totale nella Sua Risurrezione che cambia completamente la prospettiva della storia umana. In tale prospettiva, pur consapevoli di essere polvere, gridiamo col Salmista: ‘Dal profondo a Te grido, o Signore; Signore ascolta la mia voce!’. All’orizzonte dell’umanità, tanto sconvolta e impaurita, emerge la Croce vittoriosa di Cristo e brilla l’aurora del mattino della Risurrezione. Ci è magari difficile vedere tale traguardo, come è difficile a chi intraprende lo sforzo di una corsa sportiva vedere da subito il traguardo da raggiungere e il risultato finale, ma siamo rassicurati dalla parola di Gesù stesso: ‘Se crederai vedrai la gloria di Dio'”.
(ITALPRESS).

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