Malagò “Club divisi da interessi di classifica”

Db Milano 19/03/2018 - assemblea ordinaria Lega Calcio Serie A / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Giovanni Malago'

“Se le posizioni dei presidenti di Serie A sulla ripartenza del campionato sono condizionate dalla classifica dei loro club? Sì, penso che praticamente tutti hanno in qualche modo un condizionamento dalla posizione di classifica. Non ci sono i buoni o i cattivi, è nella natura umana che ci siano delle spinte in questo senso”. Questo il pensiero del presidente del Coni Giovanni Malagò sulle differenti posizioni che ancora caratterizzano i club di Serie A in merito alla ripartenza del campionato. Ai microfoni di Radio Incontro Olympia il numero uno dello sport italiano ha ribadito la necessità di un piano qualora i campionati di calcio non si possano concludere. “In Italia quattordici sport di squadra su quindici hanno deciso di fermare i tornei senza assegnare lo scudetto – ha osservato Malagò – È rimasto solo il calcio, perché il calcio è diverso, ha interessi differenti. Benissimo, mi permetto solo di dire che anche la Virtus Bologna, per esempio, avrebbe voluto vincere il campionato di basket visto che era in testa alla classifica”. “In ogni caso – ha proseguito Malagò – c’è un rischio, piccolo o grande che sia, che i tornei calcistici non ripartano. Ma soprattutto c’è la possibilità che non possano concludersi. Per questo dico da tempo che serve un piano B, come ha fatto la Germania mettendo in sicurezza il sistema con un accordo con le televisioni. Da noi invece non c’è ancora nulla. Ipotesi play-off e play-out? Questo lo decide la Federcalcio, non possiamo dirlo noi”. Dopo una rapida considerazione sulla Roma, e in particolare sulla trattativa bloccata per la cessione della società a Dan Friedkin (“Non so se sia terminata – ha osservato il numero uno dello sport italiano – Sicuramente il coronavirus non l’ha aiutata”), Malagò si è soffermato su alcuni aspetti di politica sportiva, commentando innanzitutto le misure previste dal governo per affrontare le conseguenze dell’emergenza sanitaria, stimate in un miliardo di euro dal ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora. “Ci sono delle situazioni in evoluzione e noi prendiamo il lato positivo: c’è la volontà di investire nel nostro mondo”, ha dichiarato il presidente del Coni. “Devo dire con onestà – ha spiegato Malagò – che da parte del Governo e del ministro Spadafora c’è sempre stato anche l’impegno a sistemare la situazione di totale incertezza in cui si trova il mondo dello sport dalla fine del 2018, da quando cioè è stata approvata una legge che ha stravolto la situazione lasciando lo sport in italiano in mezzo al fiume. Mancano i decreti attuativi, la metta a terra di una norma che, a detta anche di chi l’ha votata, è totalmente incompleta”. Infine il presidente del Coni è tornato sullo stop imposto dalla sindaca di Roma Virginia Raggi alla candidatura olimpica: “È una ferita cicatrizzata – ha riconosciuto Malagò – ma se mi levo la camicia sta lì, ci sono i segni, rimane per tutta la mia vita. Si è persa un’occasione clamorosa, non voglio fare polemica, ma sento dire cose non vere: per i romani non ci sarebbe stato neanche un euro di costo, perché sono cambiate le regole del gioco. Per Milano-Cortina 2026, ad esempio, il Cio finanzierà l’organizzazione con 925 milioni di dollari. Per Roma sarebbero stati 1,5 miliardi per il 2024 e 1,8 se avessimo avuto l’edizione del 2028. E inoltre avremmo anche risolto il problema degli stadi”.
(ITALPRESS).