Via libera alla candidatura Ue per Ucraina e Moldavia. Nuovo invio di armi da Biden

A Ukrainian national flag hangs from a balcony of a civilian destroyed buildings in Irpin, Ukraine, on June 16, 2022. (- - 2022-06-17, ELIOT BLONDET-POOL / ipa-agency.net) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Il Consiglio Europeo ha dato formalmente il via libera alla concessione a Ucraina e Moldavia di Paesi candidati all’ingresso nell’Ue, sulla base delle raccomandazioni della Commissione. Una decisione impensabile fino a quattro mesi fa ma che il conflitto ha accelerato e che rappresenta un forte segnale di “solidarietà a Kiev”, come ha affermato il cancelliere tedesco Olaf Scholz al suo arrivo in Belgio. Si tratta di una “giornata storica” anche per la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, seconda la quale in questo modo si “mostrerà leadership, determinazione e visione nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina. L’Ue rimane un partner affidabile e un attore geopolitico credibile”. Sul tema è intervenuto naturalmente anche il numero uno del Consiglio, Charles Michel: “E’ un momento decisivo per l’Unione Europea. Oggi faremo una scelta geopolitica e sono fiducioso che daremo lo status di Paese candidato all’Ucraina e alla Moldavia” mentre anche per la Georgia si stanno aprendo spiragli di integrazione.
Ma quella odierna è una giornata fondamentale anche per un altro motivo: dagli Stati Uniti, infatti, dovrebbe essere annunciato un ulteriore invio di armi a Kiev, fra le quali altri sistemi missilistici di artiglieria ad alta mobilità. Questo mentre il ministro della Difesa ha ufficializzato proprio oggi l’arrivo dei nuovi lanciarazzi Himars dagli Usa. “Grazie al mio collega e amico americano, il segretario alla Difesa Lloyd J. Austin, per questi potenti strumenti. L’estate sarà calda per gli occupanti russi – ha scritto su Twitter Oleksii Reznikov – e sarà anche l’ultima per alcuni di loro”.
Da Kiev invece ha parlato Zelensky e lo ha fatto per sollecitare Gerusalemme, fin qui riluttante nei confronti delle sanzioni internazionali verso Mosca e poco sensibile alle richieste di aiuto ucraine. In collegamento on line con l’università ebraica ha fatto appello al governo israeliano: “Un piccolo paese come il Lussemburgo, con una popolazione di circa 600 mila persone – ha detto il presidente – ci ha fornito un sostegno alla sicurezza per un importo del 15% del loro budget per la difesa. Ma che dire di Israele? Capiamo che questa non sia una situazione semplice ma vorremmo vedere più supporto”.
Anche Mosca, in ogni caso, non è rimasta in silenzio. E’ stata la giornata del vertice dei Brics e Putin ha sostanzialmente chiesto l’appoggio a Cina, India, Brasile e Sudafrica ricordando che le sfide e le minacce internazionali di questi mesi richiedono “risposte comuni” per rispondere “insieme e sulla base di una cooperazione onesta”.
Non poteva mancare anche l’attacco quotidiano all’Occidente, che scarica “i propri errori macroeconomici sul resto del mondo attraverso meccanismi finanziari”. Piuttosto esplicito anche il portavoce Dmitry Peskov: piano di pace? “Solo quando Kiev avrà soddisfatto tutte le nostre richieste”. Negoziare in questo modo è impossibile. Dal fronte, invece, è ritornata la pausa a Odessa, oggi nuovamente bersagliata da due missili, ai quali ha risposto la contraerea di Kiev che li ha intercettati. Poco distante dalla perla del Mar Nero c’è Mykolaev, un centinaio di chilometri a est, che da marzo è sotto attacco e che per i russi potrebbe costituire l’accesso ideale per puntare proprio su Odessa.
Qui le difese ucraine non sono entrate in azione e sono stati ben tre i missili da crociera che hanno colpito alcuni depositi alimentari della città. Mentre si cerca una soluzione per esportare il grano, le truppe del Cremlino continuano e distruggere i silos e le derrate che andrebbero fatte uscire prima possibile dal Paese. Infine il fronte caldissimo del Donbass: le forze di Mosca avanzano verso Lysychansk e dopo aver distrutto quasi completamente Severodonetsk, lo stesso destino potrebbe essere riservato alla città “gemella”.

foto: agenziafotogramma.it
(ITALPRESS).

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