Attacchi russi in diverse aree dell’Ucraina. Il patriarca di Mosca Kirill “Via i peccati per chi muore in guerra”

LUGANSK REGION, UKRAINE - MAY 1, 2022: A building damaged in a shelling attack is pictured in a street in the city of Rubizhne. The Armed Forces of Ukraine left the city several days ago. The Russian Armed Forces are carrying out a special military operation in Ukraine. Stanislav Krasilnikov/TASS/Sipa USA (- - 2022-05-01, ???????????? ????????? / ipa-agency.net) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Mentre fino a martedì si continuerà a votare nelle repubbliche di Donetsk e Lugansk e nelle regioni occupate di Kherson e Zaporizhzhia, la prima domenica dell’ottavo mese di guerra è stata caratterizzata da un lancio di missili su diverse aree dell’Ucraina. Partendo dal referendum sull’annessione alla Russia, mentre Mosca parla di un processo democratico e regolare, da Kiev arrivano
notizie esattamente opposte. Gli uomini di Putin si starebbero infatti presentando di casa in casa obbligando le persone al voto. Chi lo fa, dimostrando di esprimersi per il “sì”, riceverebbe immediatamente il passaporto russo, gli altri rischierebbero il licenziamento quasi immediato dal proprio posto di lavoro.
Difficile verificare la fondatezza di queste informazioni ma di certo si tratta di un referendum controllato dai militari, senza possibilità di opinione mediatica per chi esprime posizioni contrarie e per di più non riconosciuti dalla comunità internazionale, che l’ha definito una farsa. Oltretutto, il quesito rappresenta un cambio di prospettiva radicale nelle due autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, per la cui indipendenza da Kiev si era espressa Mosca all’inizio delle ostilità mentre oggi dalle autorità delle stesse giunge appunto la richiesta di annessione alla Russia. Una decisione che sconfessa uno dei capisaldi della cosiddetta “operazione speciale” e dimostra la confusione che regna al Cremlino e nei territori controllati. Mentre nelle quattro regioni si vota, come anticipato, nel resto dell’Ucraina si continua a morire. Sarebbero almeno sette gli attacchi missilistici e ventidue quelli aerei avvenuti nel
week-end ed avrebbero causato numerosi feriti sia nell’area della centrale nucleare che a Odessa, dove sono riecheggiate le esplosioni dopo alcune settimane di tranquillità. Da Mosca giunge invece notizia di un deciso inasprimento delle pene per coloro che rifiutano di imbracciare le armi: fino a dieci anni di carcere per chi non vuole recarsi al fronte, ed anche per questo continua la fuga di uomini in età di arruolamento. Sarebbero 70 mila i russi già scappati all’estero, alcuni in Finlandia, di più verso Georgia
e Kazakistan anche se le forze speciali di Mosca starebbero cercando di dissuadere con ogni mezzo chi tenta di andarsene. Sulla mobilitazione di massa è intervenuto anche il patriarca Kirill, il quale, in sintonia con Putin, ha dichiarato che “se muori per il tuo Paese sarai per sempre con Dio”. “Non avere paura
di perdere la vita, vai coraggiosamente a compiere il tuo dovere militare”. Il religioso ha aggiunto oggi, nel suo sermone domenicale: “Via i peccati per chi muore in Ucraina. Siamo consapevoli che chi muore adempiendo al proprio dovere militare si sacrifica per gli altri – ha detto Kirill – e questo sacrificio
lava via tutti i peccati commessi”. L’unica speranza, in queste giornate sempre più dense di foschi
presagi, arriva dalla Cina, che anche in queste ore ha cercato più o meno sommessamente di prendere le distanze dall’invasione, sostenendo, per bocca di Xi Jinping, la necessità di rispettare l’integrità di tutti i paesi. Concetto peraltro ribadito anche da Erdogan, che fin qui è stato il leader politico più ascoltato dal Cremlino. Cina, Turchia e forse l’India potrebbero rappresentare l’ancora di salvezza per evitare che il conflitto ucraino coinvolga il resto del mondo.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

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