UTILITALIA: “GARANTIRE CONTINUITÀ SERVIZIO IDRICO CON NORME STABILI”

Oggi il 98% della popolazione nazionale riceve il servizio idrico da soggetti a matrice pubblica; soltanto il 2% della popolazione è servito da società private (l’1% da società miste a maggioranza privata). Le società totalmente pubbliche o a maggioranza pubblica servono l’85% della popolazione; i Comuni che gestiscono direttamente il servizio riguardano il 12% della popolazione. Questo il quadro della gestione dell’acqua in Italia che emerge dal convegno organizzato da Fondazione Utilitatis, Fondazione Eni Enrico Mattei, Fondazione Amga ed Enea.

Secondo alcuni dati forniti da Utilitatis ancora 23 Comuni in Italia risultano privi di acquedotti, una cosa che riguarda 100 mila abitanti. Tra i problemi più preoccupanti, “l’emergenza principale” riguarda le infrazioni comunitarie per fognature e depurazione: sotto scacco per le infrazioni ci sono oltre 1.000 agglomerati urbani; il 70% si trova al Sud. 

Lo studio di Utilitatis mette anche in evidenza la differenza degli investimenti tra le gestioni industriali e quelle in economia: per le prime l’investimento medio è di 39 euro ad abitante all’anno, per le seconde 4 euro ad abitante all’anno. 

Viene anche riconosciuto il “ruolo” rivestito dall’arrivo dell’Autorità in quest’ambito: “grazie alla regolazione dal 2012 il comparto sembra aver intrapreso un nuovo ritmo nell’attuazione della pianificazione degli interventi dimostrando un tasso di crescita costantemente positivo degli investimenti; anche se i livelli di investimento non sono ancora adeguati al reale fabbisogno per superare il deficit di infrastrutture”.

“E’ fondamentale la salvaguardia delle gestioni industriali e dei soggetti che hanno sempre più capacità di gestire le diverse realtà territoriali del nostro Paese, per trovare il miglior processo possibile e per risolvere le criticità”, osserva il vicepresidente di Utilitalia, Alessandro Russo.

“A questo fine crediamo che sia essenziale riconoscere il ruolo di un’Authority indipendente, in primo luogo per la tutela dei consumatori, oltre che per dare elementi di maggiore certezza rispetto al lavoro che fanno le nostre aziende. Sulla gestione del servizio idrico vogliamo favorire il dibattito in chiave non ideologica – rileva Russo – quello che serve è trovare le migliori soluzioni possibili, partendo dal presupposto che non difendiamo il sistema così com’è, ma che difendiamo chi in questi anni si è impegnato, e cioè il lavoro delle aziende”.

“La nostra esperienza di aziende ci permette di fissare alcuni punti cardine – continua Russo – tra questi, se è vero che le infrazioni in materia di acque sono concentrate nelle zone nelle quali abbiamo gestioni in economia, una possibile soluzione è il passaggio ad una gestione industriale; se è vero che gli importi di investimento sono più elevati per aziende strutturate e di dimensioni medio grandi, una possibile soluzione è una dimensione aziendale adeguata alla gestione del servizio e al numero degli utenti. Per gestire l’acqua – conclude Russo – dobbiamo affiancare alle caratteristiche industriali di azienda efficiente, una serie di valori che sono propri delle nostre aziende: trasparenza nella gestione, diritto all’accesso universale, tutela dell’ambiente, partecipazione dei cittadini, rispetto delle generazioni future”.

 

Vuoi pubblicare i contenuti di Italpress.com sul tuo sito web o vuoi promuovere la tua attività sul nostro sito e su quelli delle testate nostre partner? Contattaci all'indirizzo [email protected]