A CANNES “SORRY WE MISSED YOU” DI KEN LOACH

Immancabile sulla Croisette, Ken Loach giunge nel Concorso di Cannes 72 con “Sorry We Missed You”, il nuovo capitolo di quello che è ormai un vero e proprio trattato di umanesimo al tempo dei forzati del lavoro, scritto a quattro mani con l’inseparabile Paul Lavery. Questa volta la scena sociale è offerta dal mondo degli spedizionieri, quei moderni cavalieri delle consegne in 24 ore, sulla cui pelle si giocano urgenze e conseguenti concorrenze di buyer e seller grandi e piccoli. Nel mondo globalizzato della fretta come categoria di discernimento, sono queste persone, che ogni giorno attraversano le nostre città e bussano alle nostre porte con le consegne, a patire sulla loro pelle il peso di un lavoro massacrante: eccolo dunque il nuovo eroe di Ken Loach, il suo nome è Rick Turner ed è interpretato con la immediatezza da Kris Hichen, ancora un volto poco noto, apparso quasi vent’anni fa tra i lavoratori di un altro capitolo loachiano, “Paul, Mick e gli altri”. Rick è un padre di famiglia che, in cerca di lavoro dopo l’ennesimo licenziamento, compra in leasing un furgone e entra in un franchise di consegne a domicilio. Niente stipendio fisso, ma guadagno sulla base del lavoro svolto, ergo lavorare 14 ore al giorno per poter pagare i debiti fatti per iniziare a lavorare.

Lui si mette al volante di buona lena, pazienza che per prendere il furgone ha dovuto vendere la macchina con la quale la moglie, infermiera a domicilio, andava a lavoro. La donna accetta di girare per la città in bus, e le scene che la vedono portare a casa della gente assistenza, salute, sorrisi e solidarietà sono un bel contrappunto a quelle che mostrano Rick bussare alle porte per consegnare i suoi pacchi. Il film racconta presupposti e conseguenze di questa situazione con precisione, ma Loach in realtà usa questo scenario da moderni schiavi del lavoro come setting per quello che poi viene sviluppato piuttosto come un dramma familiare. Perché è la vita quotidiana delle persone a pagarne le conseguenze vere, sono i problemi provocati dal figlio adolescente che si fanno sentire, la tensione cresce proprio nell’impossibilità di essere presenti alla propria esistenza, alle urgenze di consegna delle attenzioni quotidiane. In questo senso “Sorry We Missed You” ha una marcia in più rispetto ad altri simili lavori di Loach, perché costruisce uno scenario più intimo, basato su personaggi che si sforzano non solo di trovare una via d’uscita al sostentamento quotidiano, ma soprattutto di aderire con sincerità alla loro dimensione umana. Così il film procede senza picchi particolari, ma con una sincerità che sino a due terzi lo preserva dall’inevitabile già visto loachano.

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