<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>America Week Archivi - Italpress</title>
	<atom:link href="https://www.italpress.com/speciali/america-week/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.italpress.com/speciali/america-week/</link>
	<description>Agenzia di Stampa Italpress</description>
	<lastBuildDate>Fri, 26 Jun 2026 06:47:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Trump traballa, ma anche i democratici tremano</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-traballa-ma-anche-i-democratici-tremano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 06:47:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=705526</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1620" height="994" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump traballa, ma anche i democratici tremano" title="Trump traballa, ma anche i democratici tremano" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-300x184.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1024x628.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-768x471.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1536x942.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-696x427.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1068x655.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-685x420.jpg 685w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" />La politica americana questa settimana è stata scossa da due terremoti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1620" height="994" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump traballa, ma anche i democratici tremano" title="Trump traballa, ma anche i democratici tremano" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-300x184.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1024x628.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-768x471.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1536x942.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-696x427.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1068x655.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-685x420.jpg 685w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><p><em>di</em> <strong>Stefano Vaccara</strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; <strong>La politica americana questa settimana è stata scossa da due terremoti.</strong> Da una parte Donald Trump, sempre più nervoso, sempre più isolato dentro il suo stesso partito, anche se ancora protetto da una Corte Suprema che continua a concedergli vittorie decisive sull&#8217;immigrazione.</p>
<p>Dall&#8217;altra il Partito Democratico, che mentre vede Trump traballare non riesce però a presentarsi come un&#8217;alternativa compatta. Anzi: da New York arriva una scossa politica che fa tremare l&#8217;establishment democratico quasi quanto Trump fa tremare quello repubblicano. Partiamo dal presidente.</p>
<p>A Capitol Hill, durante un pranzo con i senatori repubblicani, Trump si è scontrato duramente con alcuni membri del suo partito sulla guerra con l&#8217;Iran. Il punto è sempre lo stesso: una guerra che doveva durare poche settimane entra ormai nel quarto mese, è costata decine di miliardi di dollari e non ha raggiunto gli obiettivi dichiarati.</p>
<p>Quattro senatori repubblicani hanno votato con i democratici per limitare i poteri di guerra del presidente. Trump li ha definiti &#8220;losers&#8221; e li ha accusati di aiutare il nemico. Il segnale è che una parte del Partito Repubblicano comincia a non voler più pagare il prezzo della sua avventura iraniana.</p>
<p>Per Trump l&#8217;Iran sarebbe &#8220;alle corde&#8221;, pronto a concedere tutto. Ma la realtà racconta altro. Teheran detta ancora il ritmo della trattativa, controlla lo Stretto di Hormuz e gli stessi iraniani parlano apertamente di una Casa Bianca &#8220;disperata&#8221; di portare a casa un accordo.</p>
<p>Proprio questa settimana è arrivato in libreria Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump, il nuovo libro dei giornalisti del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan. Dopo aver anticipato le rivelazioni sul panico della Casa Bianca per il caso Epstein, il volume descrive un&#8217;amministrazione governata da una cerchia ristrettissima di fedelissimi, dove perfino ministri e alti funzionari vengono spesso esclusi dalle decisioni più delicate.</p>
<p>Gli stessi autori raccontano di aver ricostruito conversazioni private grazie alle loro fonti, al punto che molti dialoghi sembrano trascrizioni di registrazioni. <strong>Ma chi è la talpa che ha aperto loro le porte della Casa Bianca?</strong></p>
<p>Ma mentre Trump litiga con i suoi, la Corte Suprema gli regala due vittorie pesantissime sull&#8217;immigrazione. Con decisioni divise sei a tre, la maggioranza conservatrice ha permesso all&#8217;amministrazione di revocare le protezioni temporanee per centinaia di migliaia di haitiani e migliaia di siriani, oltre a rafforzare i poteri dell&#8217;esecutivo nelle espulsioni.</p>
<p>È un colpo durissimo per comunità che vivevano e lavoravano legalmente negli Stati Uniti. Ed è anche un segnale: Trump può essere più fragile politicamente, ma sul piano istituzionale continua ad avere alleati potentissimi.</p>
<p><strong>Poi c&#8217;è il caos interno. </strong>Trump ha bloccato all&#8217;improvviso una legge bipartisan sulla casa, già pronta per il voto, perché pretende prima l&#8217;approvazione del SAVE Act, la sua legge sull&#8217;identificazione obbligatoria degli elettori. Ufficialmente si tratta di combattere i brogli. Politicamente è un altro passo verso la centralizzazione del controllo federale sul sistema elettorale.</p>
<p>È qui che il trumpismo mostra il suo volto più autoritario. Ogni emergenza diventa un pretesto per concentrare potere. Ogni possibile sconfitta viene trasformata in un complotto da prevenire. Ogni istituzione indipendente viene descritta come un ostacolo.</p>
<p>Poi c&#8217;è il disastro delle celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti. Il Reflecting Pool davanti al Lincoln Memorial, che Trump aveva promesso di trasformare in un gioiello del 250° anniversario dell&#8217;indipendenza americana, è diventato verde, invaso dalle alghe. Doveva rappresentare la rinascita dell&#8217;America. È diventato quasi una metafora della sua presidenza: grandi annunci, lavori costosissimi, risultati imbarazzanti.</p>
<p>L&#8217;anniversario dell&#8217;indipendenza sembra ormai meno una festa nazionale e più un gigantesco comizio elettorale costruito attorno alla figura del presidente.</p>
<p><strong>Ma se Trump traballa, anche i democratici tremano.</strong> Da New York è arrivato un terremoto destinato a farsi sentire ben oltre Manhattan. Nelle primarie democratiche, i candidati sostenuti dal sindaco socialista democratico Zohran Mamdani, con l&#8217;appoggio di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, hanno sconfitto diversi esponenti dell&#8217;establishment del partito. Non è stata soltanto una vittoria locale: è stato un segnale politico fortissimo. Una parte crescente della base democratica non vuole più soltanto battere Trump; vuole rifondare il Partito Democratico, spostandolo decisamente più a sinistra.</p>
<p>E non è un caso isolato. Scosse simili erano già arrivate da Washington, dall&#8217;Oregon e da altre realtà progressiste del Paese.</p>
<p>Casa, sanità, costo della vita e lotta alle disuguaglianze: la nuova sinistra democratica parla un linguaggio che mobilita soprattutto i giovani, mentre il vecchio establishment appare sempre più in difficoltà a mantenere il controllo del partito.</p>
<p>Così, mentre Trump continua a spingere il Partito Repubblicano verso un modello sempre più personale e autoritario e la sinistra trascina i democratici sempre più a sinistra, l&#8217;America appare stretta tra due terremoti politici.</p>
<p>Il rischio è che, insieme ai due partiti, a perdere l&#8217;equilibrio sia l&#8217;intera democrazia americana.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump, l&#8217;intesa con l&#8217;Iran diventa una nuova tempesta</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-lintesa-con-liran-diventa-una-nuova-tempesta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Di Gangi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 07:08:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=701856</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1400" height="933" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump, l&#8217;intesa con l&#8217;Iran diventa una nuova tempesta" title="Trump, l&#8217;intesa con l&#8217;Iran diventa una nuova tempesta" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3.jpg 1400w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" />di Stefano Vaccara NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; C&#8217;è una parola che questa settimana è risuonata più di ogni altra attorno all&#8217;accordo tra Stati Uniti e Iran: humiliation. Umiliazione. Donald Trump era arrivato al G7 in Francia convinto di poter finalmente cambiare la narrazione della sua presidenza. Dopo mesi dominati dalla guerra con l&#8217;Iran, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1400" height="933" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump, l&#8217;intesa con l&#8217;Iran diventa una nuova tempesta" title="Trump, l&#8217;intesa con l&#8217;Iran diventa una nuova tempesta" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3.jpg 1400w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /><p><em>di <strong>Stefano Vaccara </strong></em></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; C&#8217;è una parola che questa settimana è risuonata più di ogni altra attorno all&#8217;accordo tra <strong>Stati Uniti e Iran: humiliation. Umiliazione. Donald Trump era arrivato al G7 in Francia</strong> convinto di poter finalmente cambiare la narrazione della sua presidenza. Dopo mesi dominati dalla guerra con l&#8217;Iran, dallo scandalo <strong>Epstein</strong> e da sondaggi in calo, il memorandum firmato con Teheran doveva essere il suo grande ritorno: il presidente che aveva promesso di chiudere la guerra e riportare stabilità in Medio Oriente. <strong>Invece si è trovato al centro di una nuova tempesta.</strong></p>
<p>Le critiche non arrivano soltanto dai democratici. Arrivano da falchi repubblicani, commentatori conservatori e perfino da tradizionali sostenitori di Israele. L&#8217;accusa è semplice: dopo tre mesi di guerra, migliaia di morti e miliardi di dollari spesi<strong>, gli Stati Uniti ottengono più o meno ciò che avevano prima del conflitto, mentre l&#8217;Iran riceve nuove aperture economiche,</strong> investimenti internazionali e un graduale alleggerimento delle sanzioni. Trump sostiene che l&#8217;intesa sia migliore di quella raggiunta da Barack Obama nel 2015. Ma è proprio qui che emergono le critiche più pesanti.</p>
<p>L&#8217;accordo di Obama venne attaccato per anni da Trump come una resa all&#8217;Iran. Eppure quell&#8217;intesa fu raggiunta senza sparare un colpo. Oggi molti osservatori si chiedono se, dopo tre mesi di combattimenti, Washington non si ritrovi a concedere a Teheran condizioni almeno comparabili, se non addirittura più favorevoli, di quelle contenute nell&#8217;accordo che Trump aveva cancellato.</p>
<p>A rendere la situazione ancora più difficile per la Casa Bianca sono stati gli stessi iraniani. <strong>Mojtaba Khamenei,</strong> nuova Guida Suprema dell&#8217;Iran e successore del padre Ali Khamene,i ha dichiarato pubblicamente che Trump avrebbe firmato l&#8217;accordo &#8220;<strong><em>per disperazione&#8221;</em></strong>. Una frase che a Washington è risuonata come uno schiaffo, perché rafforza l&#8217;impressione che il presidente fosse arrivato al G7 con un solo obiettivo: <strong>portare a casa un accordo.</strong> Qualunque accordo.</p>
<p>E c&#8217;è un altro problema.<strong> Israele non ha firmato il memorandum. Benjamin Netanyahu</strong> ha già fatto sapere di non considerarsi vincolato dall&#8217;intesa. Il rischio che una nuova escalation con Hezbollah faccia deragliare tutto rimane concreto. È in questo contesto che emerge la <strong>figura di JD Vance</strong>. Per mesi il vicepresidente era stato identificato come il principale scettico della guerra all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione, il punto di riferimento dell&#8217;ala isolazionista del movimento MAGA. Oggi, paradossalmente, è diventato il volto dell&#8217;accordo.</p>
<p>In una lunga intervista al New York Times, Vance si è trasformato nel principale difensore del memorandum. Ha sostenuto che l&#8217;Iran si trovi nella posizione più debole degli ultimi decenni e che l&#8217;intesa offra agli Stati Uniti una leva senza precedenti sul futuro del regime. È stato anche lui a lanciare un messaggio molto chiaro a Israele: non sabotate l&#8217;accordo. Ma proprio questa centralità potrebbe trasformarsi in una trappola politica. Trump ha già scherzato dicendo che, se l&#8217;accordo dovesse fallire, la colpa sarebbe di JD Vance.</p>
<p>Se il memorandum funzionerà, il merito sarà del presidente. Se fallirà, il vicepresidente diventa il &#8220;patsy&#8221; perfetto. Fino a poche settimane fa Vance appariva il favorito naturale per raccogliere l&#8217;eredità politica di Trump, mentre il segretario di Stato Marco Rubio era associato all&#8217;ala più interventista dell&#8217;amministrazione.</p>
<p>Oggi il destino di Vance è legato a doppio filo a un accordo che lui stesso, prima della guerra, probabilmente non avrebbe mai voluto difendere. Poi c&#8217;è l&#8217;altra America. Quella che questa settimana si è ritrovata a Chicago per l&#8217;inaugurazione dell&#8217;Obama Presidential Center. Nel suo discorso, Barack Obama ha parlato di partecipazione democratica, della capacità delle istituzioni americane di migliorarsi nel tempo e dell&#8217;importanza di proteggere una stampa libera che controlli e critichi chi governa.</p>
<p>Una visione dell&#8217;America quasi opposta a quella che domina oggi la Casa Bianca. Undici anni fa Obama raggiunse un accordo con l&#8217;Iran senza sparare un colpo. Trump lo definì il peggior accordo della storia e lo cancellò promettendo che avrebbe ottenuto molto di più.</p>
<p>Oggi, dopo tre mesi di guerra, il regime degli ayatollah è ancora al suo posto. Anzi, secondo molti analisti, esce dal conflitto più forte di prima, più compatto e con le sue componenti più radicali ulteriormente rafforzate.</p>
<p>Se davvero uno degli obiettivi era il regime change, il risultato sembra essere stato l&#8217;opposto. Viene da chiedersi se l&#8217;unico vero rischio di regime change dopo questa guerra non sia altrove.</p>
<p>Perché a novembre si voterà negli Stati Uniti. E se la percezione di un conflitto concluso con un&#8217;umiliazione continuerà a diffondersi nell&#8217;opinione pubblica americana, il leader che potrebbe pagarne il prezzo più alto potrebbe essere proprio quello che quella guerra l&#8217;ha voluta.</p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-3.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump accerchiato, ma quanto potrà resistere?</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-accerchiato-ma-quanto-potra-resistere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:37:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=698121</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1400" height="933" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump accerchiato, ma quanto potrà resistere?" title="Trump accerchiato, ma quanto potrà resistere?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno.jpg 1400w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" />Donald Trump assomiglia sempre meno a un presidente che controlla il campo di battaglia e sempre più a un comandante circondato che vede il cerchio stringersi attorno a sé.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1400" height="933" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump accerchiato, ma quanto potrà resistere?" title="Trump accerchiato, ma quanto potrà resistere?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno.jpg 1400w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /><p><em> di</em> <strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; C&#8217;è una parola che descrive meglio di ogni altra la settimana politica americana: accerchiamento. <strong>Donald Trump appare sempre più assediato da crisi che non riesce a scacciare</strong>, e la Casa Bianca ricorda sempre più Little Big Horn: il generale Custer circondato dai guerrieri Lakota, Cheyenne e Arapaho che stringono lentamente il cerchio. La differenza è che i nemici di Trump non arrivano tutti dalla parte avversa. Alcuni stanno emergendo dal suo stesso campo.</p>
<p>Partiamo dal <strong>caso Epstein</strong>. Questa settimana il New York Times ha pubblicato un&#8217;anticipazione del libro Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump, dei giornalisti Maggie Haberman e Jonathan Swan, in cui si descrivono riunioni segrete alla Casa Bianca. La notizia è il panico che emerge da quelle pagine. Per mesi l&#8217;universo MAGA ha alimentato la convinzione che gli Epstein Files avrebbero smascherato una rete di potenti protetti dal sistema. Trump, JD Vance, Kash Patel, Dan Bongino e molti altri hanno cavalcato quella narrativa. Poi, una volta arrivati al potere, si sono ritrovati intrappolati nella stessa storia che avevano contribuito a costruire.</p>
<p>Il libro racconta che la Situation Room, il bunker dove i presidenti americani hanno gestito crisi nucleari, guerre e operazioni contro il terrorismo, è stata utilizzata per discutere come sopravvivere politicamente allo scandalo Epstein. Non una volta. Più volte. Questo è il punto. Lo scandalo Epstein finora non è stato il Big One, il terremoto che avrebbe potuto travolgere la Casa Bianca. Finora è stato una lunga sequenza di scosse di avvertimento che continuano a colpire la presidenza. Ogni volta che l&#8217;amministrazione pensa di aver chiuso il dossier, emerge un nuovo dettaglio e con esso una nuova richiesta di trasparenza. E soprattutto emerge una verità politica devastante: Trump non teme più soltanto l&#8217;opposizione democratica. Si ritrova accerchiato da una parte della sua stessa base elettorale. JD Vance, secondo il libro, appare il più preoccupato. Teme che il caso Epstein possa allontanare una parte degli elettori più giovani che avevano sostenuto Trump nel 2024.</p>
<p>Ma Epstein non è l&#8217;unico problema. <strong>Sul fronte internazionale, Trump continua a oscillare tra minacce militari e annunci di pace.</strong> Giovedì mattina aveva promesso nuovi bombardamenti contro l&#8217;Iran. Poche ore dopo li ha cancellati, sostenendo che i negoziati fossero arrivati ai massimi livelli della leadership iraniana. Il problema è che Teheran non ha confermato nulla. È l&#8217;ennesimo episodio di una gestione sempre più imprevedibile della guerra e il Congresso comincia a mostrare segni di insofferenza. Per la prima volta da mesi, esponenti del suo stesso partito sfidano Trump su una questione fondamentale: l&#8217;uso della forza militare.</p>
<p>E come se non bastasse c&#8217;è <strong>l&#8217;economia.</strong> Questa settimana, di fronte ai nuovi dati che mostrano l&#8217;inflazione al livello più alto della sua presidenza, Trump ha risposto ai giornalisti con una frase che ha lasciato molti senza parole: &#8220;I love it&#8221;. Amo l&#8217;inflazione. Poi ha cambiato immediatamente argomento, parlando della guerra con l&#8217;Iran senza spiegare il motivo di quella dichiarazione d&#8217;amore per ciò che sta snervando i cittadini americani. Un episodio che ha alimentato ulteriori dubbi sulla sua capacità di mantenere una linea coerente, proprio mentre gli americani continuano a fare i conti con l&#8217;aumento dei prezzi.</p>
<p><strong> Sul fronte interno intanto le crepe si allargano.</strong> William Pulte era l&#8217;uomo scelto da Trump per guidare l&#8217;intelligence nazionale dopo l&#8217;uscita di scena di Tulsi Gabbard. Pulte è un imprenditore immobiliare e influencer finanziario, ma non ha alcuna esperienza nel mondo dell&#8217;intelligence. La reazione è stata talmente negativa che persino importanti senatori repubblicani hanno espresso dubbi sulla sua idoneità. Nel giro di pochi giorni la Casa Bianca è stata costretta a fare marcia indietro. Trump ha annunciato la nomina di Jay Clayton, attuale procuratore federale di Manhattan ed ex presidente della Securities and Exchange Commission, come futuro direttore dell&#8217;intelligence nazionale. Pulte resterà solo temporaneamente in carica in attesa della conferma del Senato.</p>
<p>Anche qui la notizia non è Pulte. La notizia è che Trump continua a premiare la fedeltà personale più della competenza professionale, ma per la prima volta incontra una resistenza tale da essere costretto a correggere pubblicamente una sua scelta. Le amministrazioni forti nascondono le crisi. Le amministrazioni in difficoltà finiscono per discutere le proprie paure nella Situation Room e poi ritrovarle raccontate sulle pagine del New York Times. Mentre le scosse del caso Epstein continuano a susseguirsi, <strong>Donald Trump assomiglia sempre</strong> meno a un presidente che controlla il campo di battaglia e sempre <strong>più a un comandante circondato che vede il cerchio stringersi attorno a sé. </strong></p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-10-giugno.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Dall&#8217;Iran alla sicurezza nazionale, Trump perde controllo e diventa più pericoloso</title>
		<link>https://www.italpress.com/da-iran-alla-sicurezza-nazionale-trump-perde-controllo-e-diventa-piu-pericoloso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 06:52:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=694561</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1300" height="867" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Dall&#8217;Iran alla sicurezza nazionale, Trump perde controllo e diventa più pericoloso" title="Dall&#8217;Iran alla sicurezza nazionale, Trump perde controllo e diventa più pericoloso" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump.jpg 1300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" />Non siamo di fronte a un Trump onnipotente. Siamo di fronte a un Trump nervoso, sempre più isolato]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1300" height="867" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Dall&#8217;Iran alla sicurezza nazionale, Trump perde controllo e diventa più pericoloso" title="Dall&#8217;Iran alla sicurezza nazionale, Trump perde controllo e diventa più pericoloso" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump.jpg 1300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /><p><em> di</em> <strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; <strong>Questa settimana a Washington Donald Trump è apparso sempre più debole.</strong> Ma attenzione: un Trump <strong>più debole non è necessariamente meno pericoloso. Anzi, può diventarlo di più.</strong> Il presidente sembra sempre più ossessionato dai suoi nemici, sempre più deciso a usare lo Stato come un&#8217;estensione del proprio potere personale. E il Partito Repubblicano, che per anni ha obbedito quasi senza fiatare, comincia a mostrare qualche crepa. Non una rivolta. Ma qualcosa che le assomiglia.</p>
<p><strong>Il caso più clamoroso riguarda il fondo da 1,8 miliardi di dollari</strong> che l&#8217;amministrazione voleva creare per compensare le presunte vittime della cosiddetta &#8220;weaponization&#8221; della giustizia. In pratica, un fondo che molti critici considerano destinato a premiare alleati politici e fedelissimi di Trump. I democratici hanno tentato di bloccarlo al Senato e tre repubblicani si sono uniti a loro. Non è bastato. La proposta è stata respinta. Ma il dato politico resta: perfino dentro il Gop c&#8217;è chi comincia a parlare apertamente di abuso di potere e di rischio costituzionale.</p>
<p><strong>La frattura più significativa riguarda però la guerra con l&#8217;Iran.</strong> Questa settimana la Camera dei Rappresentanti ha approvato una risoluzione che chiede al presidente di interrompere le operazioni militari o ottenere una specifica autorizzazione del Congresso. La misura è in gran parte simbolica: da sola non può fermare la guerra. Ma il suo significato politico è enorme. <strong>Per la prima volta dall&#8217;inizio del conflitto, quattro deputati repubblicani hanno votato insieme ai democratici contro la Casa Bianca.</strong> Trump ha reagito furiosamente, definendoli &#8220;cattivi repubblicani&#8221;, &#8220;esibizionisti&#8221; e perfino &#8220;anti-patriottici&#8221;. Dopo mesi di obbedienza quasi assoluta, una parte del suo partito ha deciso di sfidarlo pubblicamente proprio sulla questione più importante che un presidente possa affrontare: la guerra.</p>
<p>E sullo sfondo continua a emergere un altro elemento significativo: <strong>il rapporto sempre più difficile con Benjamin Netanyahu.</strong> Le indiscrezioni che arrivano da Washington e Gerusalemme parlano di tensioni crescenti sulla gestione del conflitto e sugli obiettivi finali della campagna contro l&#8217;Iran. Trump continua a presentarsi come il leader che vuole chiudere le guerre, ma si trova sempre più impantanato in un conflitto che dura ormai da mesi.</p>
<p><strong>Le crepe si vedono anche sul fronte della sicurezza nazionale.</strong> Trump ha nominato direttore ad interim dell&#8217;intelligence William Pulte, un uomo senza alcuna esperienza nel settore ma con una qualità che alla Casa Bianca sembra contare più di ogni altra: la fedeltà personale al presidente. La scelta ha provocato proteste bipartisan e rischia di complicare perfino il rinnovo degli strumenti di sorveglianza federale. Ancora una volta il messaggio è lo stesso: la lealtà viene prima della competenza. Lo stesso schema emerge al Pentagono, dove un partecipante all&#8217;assalto del 6 gennaio, successivamente graziato da Trump, è stato assunto in un ufficio che si occupa di operazioni speciali e lotta al terrorismo.</p>
<p>Un tempo una notizia del genere avrebbe provocato uno scandalo nazionale. Oggi sembra quasi ordinaria amministrazione. Poi c&#8217;è il terremoto che sta travolgendo il giornalismo americano. Il licenziamento dello storico volto di &#8220;60 Minutes&#8221;, Scott Pelley, dopo lo scontro con la nuova dirigenza della CBS, è diventato il simbolo di una battaglia più ampia. In un momento in cui Trump continua ad attaccare sistematicamente i media tradizionali, vedere una delle istituzioni più prestigiose del giornalismo televisivo americano essere progressivamente smantellata da una nuova dirigenza vicina all&#8217;universo Maga dovrebbe far suonare l&#8217;allarme rosso per la democrazia americana.</p>
<p>E <strong>poi c&#8217;è il fantasma che continua a inseguire questa amministrazione: Jeffrey Epstein.</strong> Questa settimana l&#8217;ex Attorney General Pam Bondi ha dichiarato davanti al Congresso che Todd Blanche, oggi Attorney General ad interim e candidato di Trump per guidare stabilmente il Dipartimento di Giustizia, era responsabile dell&#8217;intera gestione e pubblicazione dei file Epstein.</p>
<p>È una vicenda che continua a generare polemiche, accuse incrociate e richieste di nuove audizioni. E arriva proprio mentre Blanche è già sotto pressione per il controverso fondo da 1,8 miliardi di dollari e per una serie di decisioni che molti considerano motivate più dalla fedeltà politica che dall&#8217;interesse pubblico.</p>
<p>Alla fine, tutte queste storie raccontano la stessa cosa. <strong>Non siamo di fronte a un Trump onnipotente. Siamo di fronte a un Trump nervoso, sempre più isolato</strong>, che vede crescere le critiche perfino dentro il suo partito e che reagisce come ha sempre fatto: attaccando, intimidendo, chiedendo fedeltà assoluta. Ed è proprio questo che dovrebbe preoccupare. Perché nella storia americana i presidenti più pericolosi non sono stati quelli al culmine del loro potere. Sono stati quelli che sentivano il potere sfuggirgli di mano e hanno cercato di trattenerlo con ogni mezzo.</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/Trump.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Tutto il potere del partito a Trump, ma per farne cosa?</title>
		<link>https://www.italpress.com/tutto-il-potere-del-partito-a-trump-ma-per-farne-cosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 06:51:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=691460</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1620" height="994" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Tutto il potere del partito a Trump, ma per farne cosa?" title="Tutto il potere del partito a Trump, ma per farne cosa?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-300x184.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1024x628.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-768x471.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1536x942.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-696x427.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1068x655.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-685x420.jpg 685w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /> di Stefano Vaccara NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; A sei mesi dalle elezioni di midterm, bisogna chiedersi: Donald Trump sta scegliendo candidati per vincere il Paese o sta costruendo un partito sempre più fedele a lui, anche a costo di perdere il Congresso? Il caso Texas ci offre un indizio. Per mesi l&#8217;establishment repubblicano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1620" height="994" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Tutto il potere del partito a Trump, ma per farne cosa?" title="Tutto il potere del partito a Trump, ma per farne cosa?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-300x184.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1024x628.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-768x471.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1536x942.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-696x427.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-1068x655.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296-685x420.jpg 685w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><p><em> di <strong>Stefano Vaccara </strong></em></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; A sei mesi dalle elezioni di midterm, bisogna chiedersi:<strong> Donald Trump sta scegliendo candidati per vincere il Paese o sta costruendo un partito sempre più fedele a lui, anche a costo di perdere il Congresso?</strong> Il caso Texas ci offre un indizio. Per mesi l&#8217;establishment repubblicano ha cercato di fermare Ken Paxton, il procuratore generale texano travolto negli anni da scandali e considerato da molti dirigenti del GOP un candidato disastroso per le elezioni generali. Poi è arrivato l&#8217;endorsement di Trump e la partita è finita.</p>
<p>Paxton ha travolto il senatore John Cornyn con quasi trenta punti di vantaggio. Subito dopo la vittoria, gli stessi repubblicani che definivano Paxton inadatto e un rischio per il partito si sono precipitati a sostenerlo. Non perché abbiano cambiato idea. Perché non hanno scelta. Perdere il Texas contro il giovane democratico James Talarico significherebbe mettere a rischio il controllo del Senato.</p>
<p>Sarebbe una catastrofe politica per il GOP. Eppure Trump ha preferito il candidato più fedele al candidato più eleggibile. <strong>Trump continua a controllare circa il 70 per cento dell&#8217;elettorato repubblicano.</strong> Nelle primarie basta e avanza. Nelle elezioni generali, però, serve anche il restante 30 per cento fatto di moderati, indipendenti e conservatori meno ideologici. Sul fronte iraniano, la Casa Bianca continua a oscillare tra promesse di nuovi attacchi e di accordi imminenti.</p>
<p><strong>Per riaprire lo Stretto di Hormuz bisogna trovare una formula che permetta a Washington e Teheran di dichiararsi entrambe vincitrici.</strong> Ma il tempo non sembra giocare allo stesso modo per le due parti. Trump ha fretta. Ogni settimana di incertezza pesa sui mercati e soprattutto sul prezzo della benzina. Gli iraniani, invece, sembrano molto meno impazienti. Più passa il tempo, più aumenta la pressione sulla Casa Bianca. E più Teheran può negoziare da una posizione di forza.</p>
<p>In attesa della fumata bianca, resta scottante il caso del controverso fondo da 1,8 miliardi di dollari creato dal Dipartimento di Giustizia per compensare presunte vittime della cosiddetta &#8220;weaponization&#8221; del governo federale. Molti democratici lo considerano un fondo politico mascherato, ma anche molti repubblicani sembrano nutrire dubbi sulla sua legittimità. Diversi osservatori ritengono infatti che il fondo potrebbe incontrare seri ostacoli legali e costituzionali. Nello stesso clima si inserisce la notizia, riportata da CNN, secondo cui il Dipartimento di Giustizia starebbe valutando un&#8217;indagine nei confronti di E. Jean Carroll, la scrittrice che ha accusato Trump di averla aggredita sessualmente e che ha ottenuto quasi 90 milioni di dollari di risarcimento nelle cause civili contro l&#8217;ex presidente.</p>
<p>Per i critici di Trump è un altro segnale di una giustizia sempre più piegata alle logiche della vendetta politica. E poi c&#8217;è la storia forse più simbolica della settimana. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha mostrato alle telecamere il progetto di una banconota da 250 dollari con il volto di Donald Trump per celebrare il duecentocinquantesimo anniversario degli Stati Uniti.</p>
<p>La proposta non ha praticamente alcuna possibilità di diventare realtà. La legge vieta di raffigurare persone viventi sulla valuta americana e servirebbe un passaggio al Congresso che oggi appare impossibile. Per questo la domanda non è se la banconota verrà mai stampata, ma perché mostrarla. La risposta è che il messaggio non era rivolto ai mercati ma ai sostenitori di Trump. Non parlava di moneta ma di potere.</p>
<p>La storica della New York University Ruth Ben-Ghiat, studiosa dei regimi autoritari e dei culti della personalità, osserva che il leader deve essere non solo potente ma onnipresente. La sua immagine deve apparire ovunque, persino negli oggetti della vita quotidiana. Ed è forse qui che tutte le storie di questa settimana si incontrano. Sembrano episodi separati, ma in realtà raccontano la stessa dinamica: la trasformazione del Partito Repubblicano in un partito costruito sempre più attorno al culto del leader.</p>
<p><strong>Per molti osservatori, Trump invidia il potere di figure come Xi Jinping e Vladimir Putin,</strong> leader eredi di Mao e Stalin e che come loro hanno ridotto a zero la distanza tra il partito, lo Stato e la propria persona. Tra poche settimane gli Stati Uniti celebreranno 250 anni di storia democratica, un&#8217;esperienza molto diversa da quella della Cina e della Russia. Eppure la domanda resta legittima: perché Trump sente il bisogno di concentrare nelle proprie mani un controllo sempre più totale del Partito Repubblicano? Nelle democrazie, normalmente, i partiti servono a vincere le elezioni. Nella storia, invece, i leader che hanno costruito un culto della personalità hanno spesso trasformato il partito in uno strumento obbediente per mantenere il potere a ogni costo.</p>
<p>Se il culto di Trump nel Partito Repubblicano sta arrivando perfino a mettere in pericolo le possibilità di vittoria nelle elezioni di novembre, a che cosa serve allora? <strong>È una domanda che l&#8217;America farebbe bene a non smettere di porsi. </strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA85112501-e1780336914296.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Tra guerra al Gop e vendette giudiziarie, Trump inghiotte l’America</title>
		<link>https://www.italpress.com/tra-guerra-al-gop-e-vendette-giudiziarie-trump-inghiotte-america/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:12:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=688093</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Tra guerra al Gop e vendette giudiziarie, Trump inghiotte l’America" title="Tra guerra al Gop e vendette giudiziarie, Trump inghiotte l’America" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" />Nel bene o nel male, è quello che lui cerca costantemente: che l'America continui a parlare soltanto di lui.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Tra guerra al Gop e vendette giudiziarie, Trump inghiotte l’America" title="Tra guerra al Gop e vendette giudiziarie, Trump inghiotte l’America" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><p><em>di</em> <strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (ITALPRESS) &#8211; <strong>Nel bene o nel male, tutto deve ruotare attorno a Donald Trump.</strong> Anche questa settimana, il presidente è riuscito a imporre all&#8217;America i suoi temi, le sue vendette, i suoi nemici. Ma qualcosa, forse, si sta incrinando. Perché una parte dei repubblicani sembra aver trovato un limite all&#8217;umiliazione permanente davanti a Trump. Il caso esploso a Washington è clamoroso. I senatori repubblicani hanno bloccato il voto sul piano immigrazione dopo la rivolta interna contro il nuovo fondo creato dal Dipartimento di Giustizia guidato da Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump. Un fondo da 1,8 miliardi di dollari destinato a risarcire chi sostiene di essere stato &#8220;perseguitato politicamente&#8221; dal governo federale. Tradotto: potenzialmente anche gli assalitori del Congresso del 6 gennaio. Persino senatori fedelissimi hanno parlato di &#8220;errore galattico&#8221;. John Thune, leader repubblicano del Senato dal South Dakota, ha dovuto rinviare tutto.</p>
<p>Perché il problema ormai è politico: <strong>i repubblicani sanno che una cosa sono le primarie controllate da Trump, un&#8217;altra le elezioni di midterm del prossimo anno. </strong>Trump continua infatti a vincere quasi tutte le sue guerre interne. Questa settimana è caduto anche Thomas Massie, deputato repubblicano del Kentucky, affondato nelle primarie. E qui entra un altro elemento esplosivo: gli Epstein Files. La ex deputata trumpiana Marjorie Taylor Greene della Georgia, assolutamente &#8220;non pentita&#8221;, ha dichiarato apertamente che con la battaglia per la pubblicazione dei documenti Epstein si è &#8220;distrutto il futuro del Partito Repubblicano&#8221;. Massie aveva sostenuto la legge per rendere pubblici i file sul finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, attirandosi ancora di più la furia di Trump.</p>
<p>Ma un&#8217;altra crepa nel Partito Repubblicano si è aperta in Texas. Trump ha deciso di schierarsi contro il senatore repubblicano John Cornyn, appoggiando invece il procuratore generale ultra-MAGA Ken Paxton nelle primarie per il Senato. Una scelta che ha spiazzato molti dirigenti repubblicani, convinti che Cornyn fosse molto più forte contro i democratici. Per molti strateghi conservatori, Trump ormai privilegia la fedeltà assoluta alla sopravvivenza elettorale del partito. Prima ancora di Massie era toccato al senatore Bill Cassidy della Louisiana e ad altri repubblicani che avevano osato sfidare Trump. Il presidente controlla ancora circa il 70% dell&#8217;elettorato repubblicano. E nelle primarie questo basta. Ma nelle elezioni vere, quelle di novembre, manca il restante 30%. Ed è proprio quel 30% moderato, indipendente o stanco del caos permanente che rischia di travolgere i repubblicani nei distretti più in bilico. <strong>Trump resta indispensabile per mobilitare la base, ma tossico per vincere al centro.</strong></p>
<p><strong>Eppure anche i democratici sembrano incapaci di approfittarne.</strong> Questa settimana è uscito il rapporto interno del partito sulla sconfitta del 2024, una sorta di autopsia politica che rischia però di aprire nuove ferite invece di curarle. Il documento accusa la campagna Biden-Harris di non aver saputo convincere gli americani del pericolo Trump. Ma il rapporto stesso appare incompleto, confuso, quasi disperato. Nemmeno viene affrontato davvero il tema dell&#8217;età di Biden o la spaccatura su Gaza. E come se non bastasse, aleggia ora anche la possibilità di una nuova guerra politica e giudiziaria: secondo il celebre giornalista investigativo Seymour Hersh, il Dipartimento di Giustizia starebbe valutando iniziative contro Obama e la sua amministrazione legate al Russiagate del 2016. Un&#8217;ipotesi ancora tutta da verificare, ma sufficiente a mostrare quanto l&#8217;America stia entrando in una stagione di vendette senza fine.</p>
<p><strong> Poi c&#8217;è l&#8217;Iran.</strong> Anche qui <strong>Trump continua a minacciare Teheran con ultimatum, salvo poi rinviarli continuamente.</strong> Un giorno promette escalation, il giorno dopo parla di pace imminente. Intanto i mercati oscillano, il prezzo dell&#8217;energia resta instabile. Molto dura l&#8217;analisi pubblicata da Robert Kagan su The Atlantic. Secondo l&#8217;esperto di geopolitica, Trump starebbe cercando una via d&#8217;uscita che assomiglia più a una resa che a una strategia. Il presidente americano, scrive Kagan, spera di &#8220;sgattaiolare via senza che gli americani si accorgano della portata della sconfitta&#8221;. Perfino il rapporto personale tra Trump e Benjamin Netanyahu si è incrinato. Dopo l&#8217;ultima telefonata tra i due, le indiscrezioni parlano di tensione altissima. Nel mezzo di tutto questo, Trump continua comunque a vivere dentro una realtà quasi parallela, tra guerra e spettacolo permanente.</p>
<p>Giovedì, parlando alla Casa Bianca, <strong>il presidente si è lamentato persino di non sapere se partecipare o meno al matrimonio del figlio Donald Jr. alle Bahamas</strong>: &#8220;Se ci vado mi massacrano, se non ci vado mi massacrano lo stesso&#8221;, ha detto ai giornalisti. Una presidenza quindi che oscilla continuamente tra crisi globale, vendette personali, reality show familiare e campagna elettorale permanente. Ma con Trump sempre al centro della scena. Perché, nel bene o nel male, è quello che lui cerca costantemente: che l&#8217;America continui a parlare soltanto di lui.</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/IPA84940575.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump tra Iran, paranoie e Cina, trema il futuro dell&#8217;America</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-tra-iran-paranoie-e-cina-trema-il-futuro-dellamerica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 09:55:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=684857</guid>

					<description><![CDATA[<img width="800" height="623" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump tra Iran, paranoie e Cina, trema il futuro dell&#8217;America" title="Trump tra Iran, paranoie e Cina, trema il futuro dell&#8217;America" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807.jpg 800w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807-300x234.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807-768x598.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807-696x542.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807-539x420.jpg 539w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" />E mentre negli Stati Uniti cresce il malcontento, Trump vola in Cina in una posizione più debole.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="800" height="623" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump tra Iran, paranoie e Cina, trema il futuro dell&#8217;America" title="Trump tra Iran, paranoie e Cina, trema il futuro dell&#8217;America" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807.jpg 800w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807-300x234.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807-768x598.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807-696x542.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807-539x420.jpg 539w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p><em>di</em> <strong>Stefano Vaccara</strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211;<strong> C&#8217;è una frase che questa settimana racconta Donald Trump più di qualsiasi sondaggio.</strong> Un giornalista gli chiede se la situazione economica degli americani lo stia spingendo a cercare un accordo sull&#8217;Iran. E lui risponde: <em>&#8220;Not even a little bit&#8221;</em>. Nemmeno un po&#8217;. Poi aggiunge: <em>&#8220;Non penso alla situazione finanziaria degli americani. Non penso a nessuno. Penso solo che l&#8217;Iran non può avere l&#8217;arma nucleare&#8221;.</em></p>
<p>Una risposta impressionante. Non solo per il contenuto, ma perché arriva mentre l&#8217;inflazione torna a salire e milioni di americani non riescono più a mantenere il loro tenore di vita a causa della guerra voluta da Trump contro l&#8217;Iran.</p>
<p><strong>E mentre negli Stati Uniti cresce il malcontento, Trump vola in Cina in una posizione più debole.</strong> Le immagini da Pechino parlano da sole: Xi Jinping appare freddo, sicuro, strategico. Trump invece cerca il rapporto personale, i complimenti, la teatralità. Ma dietro le strette di mano si vede chiaramente il nuovo equilibrio mondiale.</p>
<p>È la Cina che detta i limiti. Soprattutto su Taiwan: quella è la linea rossa. E Trump, che in campagna elettorale parlava della Cina come del grande nemico economico e strategico degli Stati Uniti, oggi arriva a Pechino in cerca di ossigeno politico ed economico. Cerca accordi commerciali, chiede acquisti agricoli, prova a ottenere aiuto sulla crisi energetica legata allo Stretto di Hormuz.</p>
<p>Questa debolezza internazionale nasce da una debolezza interna sempre più evidente.<br />
Trump continua a governare come se fosse in una permanente guerra personale contro chiunque osi contraddirlo: giudici, università, media, opposizione politica.</p>
<p>Dopo alcune notizie secondo cui l&#8217;Iran avrebbe ancora capacità missilistiche molto più forti di quanto raccontato dalla Casa Bianca, Trump ha attaccato duramente il New York Times e altri media accusandoli addirittura di &#8220;tradimento&#8221;.</p>
<p>Secondo Trump, pubblicare notizie che mettono in dubbio la narrativa ufficiale della guerra significherebbe &#8220;aiutare il nemico&#8221;. È il linguaggio dei regimi autoritari, non quello di una democrazia liberale.</p>
<p><strong>Ed è un&#8217;escalation continua.</strong> In poche ore Trump ha pubblicato decine e decine di post social deliranti: accuse di tradimento contro Barack Obama, attacchi ai giudici, immagini generate con l&#8217;intelligenza artificiale per colpire gli avversari politici, mappe del Venezuela trasformato nel &#8220;51esimo Stato americano&#8221;.</p>
<p>Nel frattempo le nuove decisioni della Corte Suprema sul Voting Rights Act stanno aprendo la strada a giganteschi gerrymandering repubblicani nel Sud degli Stati Uniti. Tennessee, Louisiana, Georgia, Mississippi: si stanno ridisegnando le mappe elettorali per ridurre il peso del voto afroamericano e blindare il potere repubblicano per anni.</p>
<p><strong>E intanto cresce anche la rivolta interna contro la guerra con l&#8217;Iran.</strong> Alla Camera sono aumentati i deputati repubblicani che hanno votato con i democratici per limitare i poteri di guerra di Trump. Il conflitto costa ormai decine di miliardi di dollari e politicamente sta diventando tossico anche nei distretti conservatori.</p>
<p>Ma Trump consolida il controllo sulle istituzioni con l&#8217;approvazione del Senato di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve al posto di Jerome Powell. Una scelta cruciale, perché da mesi Trump attacca la Fed chiedendo tagli aggressivi ai tassi d&#8217;interesse.</p>
<p>Ma in queste ore emerge anche una notizia sconvolgente. Secondo il New York Times, il Dipartimento di Giustizia starebbe valutando un accordo sulla causa miliardaria intentata da Trump contro l&#8217;IRS. Qui non siamo più al conflitto di interessi. Siamo al saccheggio legalizzato dello Stato.</p>
<p>Intanto questa settimana la minoranza democratica della Commissione Oversight della Camera è andata in Florida, praticamente a pochi chilometri da Mar-a-Lago, per raccogliere sotto giuramento le <strong>testimonianze delle vittime della rete di traffico sessuale costruita da Jeffrey Epstei</strong>n. Un&#8217;audizione simbolica e potentissima: proprio nel luogo dove il finanziere viveva e frequentava per anni gli ambienti dell&#8217;élite americana, compreso Trump. Le vittime hanno raccontato ancora una volta come il sistema abbia protetto per anni uomini potenti, accordi giudiziari incomprensibili e nomi rimasti nascosti.</p>
<p><strong>Trump ha terminato i suoi incontri a Pechino.</strong> Giovedì, Xi Jinping, davanti a Trump, ha voluto evocare esplicitamente la &#8220;trappola di Tucidide&#8221;, secondo cui quando una potenza emergente sfida quella dominante, il rischio finale è la guerra. Xi parla da leader di una potenza che pensa in termini strategici, storici, imperiali. Trump invece continua a muoversi per impulsi, slogan e ossessioni personali.</p>
<p>Così, con gli Stati Uniti guidati da un presidente sempre più divisivo e imprevedibile, la Cina viene percepita dal mondo come la superpotenza che chiede stabilità.</p>
<p>Trump ha davvero compreso l&#8217;avvertimento di Xi? Chissà. Forse anche a Pechino era troppo occupato dalle sue guerre personali per capire che quella decisiva riguarda ormai il futuro stesso della leadership americana nel mondo.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_-trump-e1780484796807.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump ben oltre la crisi di nervi, le elezioni diventano un rischio?</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-ben-oltre-la-crisi-di-nervi-le-elezioni-diventano-un-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=681387</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1024" height="680" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump ben oltre la crisi di nervi, le elezioni diventano un rischio?" title="Trump ben oltre la crisi di nervi, le elezioni diventano un rischio?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1-300x199.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1-768x510.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1-696x462.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />di Stefano Vaccara NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; C&#8217;è un&#8217;immagine che forse racconta meglio di tutte il momento politico di Donald Trump: il presidente americano che posta messaggi furiosi nel cuore della notte, alternando minacce all&#8217;Iran, attacchi al Papa, foto generate con l&#8217;intelligenza artificiale dove appare come un supereroe muscoloso, mentre a Washington i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="680" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump ben oltre la crisi di nervi, le elezioni diventano un rischio?" title="Trump ben oltre la crisi di nervi, le elezioni diventano un rischio?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1-300x199.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1-768x510.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1-696x462.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p><em>di<strong> Stefano Vaccara</strong></em></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; C&#8217;è un&#8217;immagine che forse racconta meglio di tutte il momento politico di <strong>Donald Trump:</strong> il presidente americano che posta messaggi furiosi nel cuore della notte,<strong> alternando minacce all&#8217;Iran, attacchi al Papa, foto generate con l&#8217;intelligenza artificiale</strong> dove appare come un supereroe muscoloso, mentre a Washington i suoi uomini si contraddicono sulla guerra, le tariffe e persino sugli scandali che continuano a inseguirlo.</p>
<p><strong> Trump appare sempre più nervoso, sotto pressione, quasi in panico.</strong> I sondaggi continuano a scendere, le elezioni di midterm di novembre si avvicinano e la guerra nel Golfo Persico sembra diventare una sabbia mobile che trascina Trump sempre più in basso. Nel giro di quarantotto ore, il<strong> Segretario di Stato Marco Rubio</strong> ha dichiarato davanti ai giornalisti che &#8220;<em>Operation Epic Fury&#8221;</em> contro l&#8217;Iran era praticamente conclusa e che gli Stati Uniti erano entrati in una nuova fase umanitaria chiamata <em>&#8220;Project Freedom&#8221;</em>. Tre ore dopo, Trump ha rimesso tutto in discussione annunciando nuovi bombardamenti se Teheran non accetterà rapidamente un accordo.</p>
<p>Il giorno successivo, altre esplosioni nel Golfo, accuse reciproche tra Iran e Stati Uniti, missili nello <strong>Stretto di Hormuz</strong> e nuovi post presidenziali dove Trump definisce i leader iraniani &#8220;<em>lunatics&#8221;</em>, pazzi. Una schizofrenia politica che ormai investe tutta la Casa Bianca. Persino Rubio, oggi contemporaneamente segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale, non riesce a sintonizzarsi con una presidenza sempre più schizofrenica.</p>
<p>Il New York Times ha raccontato un&#8217;amministrazione dove nessuno sa davvero quale sia la linea americana da un&#8217;ora all&#8217;altra. E infatti i mercati oscillano mentre il prezzo della benzina continua a salire. E mentre al Palazzo di Vetro gli Stati Uniti cercano di costruire una coalizione internazionale contro Teheran, emerge tutta la fragilità della strategia americana.</p>
<p><strong>L&#8217;ambasciatore americano Mike Waltz</strong> con i Paesi del Golfo ha presentato al Consiglio di Sicurezza una nuova risoluzione per costringere l&#8217;Iran a riaprire completamente Hormuz e fermare mine e pedaggi illegali nello Stretto. <strong>Ma Russia e Cina minacciano già il veto, accusando gli USA di ignorare <em>&#8220;le radici del conflitto&#8221;</em></strong>.</p>
<p>L&#8217;ambasciatore iraniano all&#8217;ONU ha replicato accusando Washington di &#8220;pirateria&#8221; e di essere i veri aggressori del diritto internazionale. Il risultato è un&#8217;ONU paralizzata mentre la crisi continua a peggiorare. E proprio mentre Trump continua ad attaccare Papa Leone accusandolo di essere troppo morbido con l&#8217;Iran, Rubio è volato in Vaticano per cercare di ricucire il rapporto con il Pontefice americano. Un viaggio che molti a Washington leggono anche come un segnale politico interno: <strong>Rubio prova a costruirsi un profilo più presidenziale in vista del dopo Trump.</strong></p>
<p>Nel frattempo, anche sul fronte economico arrivano colpi pesanti per l&#8217;amministrazione. Un tribunale federale ha stabilito che il nuovo dazio globale del 10% imposto da Trump è illegale. I giudici hanno sostenuto che il presidente abbia abusato dei poteri emergenziali sul commercio senza autorizzazione del Congresso. È un&#8217;altra battuta d&#8217;arresto per la sua guerra commerciale, proprio mentre si prepara al delicato viaggio in Cina per incontrare Xi Jinping.</p>
<p><strong>Ma il vero fantasma che continua a perseguitare la Casa Bianca resta Jeffrey Epstein</strong>. Lo scandalo non scompare. Anzi peggiora. Questa settimana il segretario al Commercio Howard Lutnick è stato interrogato dal Congresso sui suoi rapporti con Epstein. I democratici lo hanno definito apertamente <em>&#8220;inaffidabile</em>&#8221; e<em> &#8220;bugiardo&#8221;.</em> E come se non bastasse, a New York ha appena aperto perfino una &#8220;biblioteca Epstein&#8221;, con oltre tre milioni e mezzo di pagine di documenti e materiali sul caso, esposti pubblicamente in un centro di Tribeca chiamato provocatoriamente &#8220;Donald J. Trump and Jeffrey Epstein Memorial Reading Room&#8221;.</p>
<p>Un simbolo che fotografa una realtà: il caso Epstein è ormai diventato un marchio permanente della presidenza Trump e continuerà probabilmente a inseguire la Casa Bianca fino alle elezioni. Intanto cresce la pressione anche su Kash Patel, il direttore dell&#8217;FBI, travolto da nuove rivelazioni su comportamenti sempre più bizzarri: accuse di abuso di alcol, paranoia interna e persino poligrafi per cercare i responsabili dei leak contro di lui.</p>
<p>A Washington c&#8217;è un&#8217;amministrazione ormai oltre l&#8217;orlo di una crisi di nervi. E mentre Trump continua a evocare brogli elettorali già in vista delle prossime elezioni, ricompare anche Jack Smith, l&#8217;ex procuratore speciale che lo incriminò due volte, accusando apertamente il Dipartimento di Giustizia di essere stato trasformato in uno strumento di vendetta politica. Tra i democratici c&#8217;è chi guarda con entusiasmo ai sondaggi in calo dei repubblicani aspettando le elezioni di novembre per ribaltare il Congresso.</p>
<p>Ma altri, come l&#8217;ex segretario al Lavoro di Bill Clinton Robert Reich, lanciano un allarme più cupo: un Trump indebolito potrebbe diventare ancora più pericoloso. &#8220;<em>I presidenti a fine mandato svaniscono&#8221;,</em> scrive Reich,<em> &#8220;ma i dittatori feriti possono essere estremamente pericolosi&#8221;.</em></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Donald-Trump-1-1.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>La lezione del Re all&#8217;America di Trump</title>
		<link>https://www.italpress.com/lezione-del-re-america-di-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:29:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=677999</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="La lezione del Re all&#8217;America di Trump" title="La lezione del Re all&#8217;America di Trump" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Carlo III d'Inghilterra, arrivato a Washington, ha pronunciato un discorso al Congresso in cui ha "tirato le orecchie" a Donald Trump senza mai nominarlo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="La lezione del Re all&#8217;America di Trump" title="La lezione del Re all&#8217;America di Trump" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Stefano Vaccara</strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211;<strong> C&#8217;è stato un momento, questa settimana, in cui l&#8217;America è rimasta incantata, quando a parlare non era un presidente, ma un re.</strong> Carlo III d&#8217;Inghilterra, arrivato a Washington, ha pronunciato un discorso al Congresso in cui ha &#8220;tirato le orecchie&#8221; a Donald Trump senza mai nominarlo. Lo ha fatto in perfetto stile british, con eleganza e humor, ma soprattutto con i fatti. Ha ricordato che il principio dei &#8220;checks and balances&#8221; affonda le sue radici nella Magna Carta del 1215, e che il potere esecutivo deve sempre essere sottoposto alla legge. Un messaggio diretto a chi sembra voler espandere i poteri presidenziali oltre ogni limite. La sala si è alzata in piedi con l&#8217;applauso più convinto. Charles ha richiamato con forza il sostegno all&#8217;Ucraina e il valore della NATO, ricordando come dopo l&#8217;11 settembre gli alleati &#8220;risposero insieme&#8221; agli Stati Uniti. Un passaggio tutt&#8217;altro che neutrale, pronunciato mentre in sala, alle sue spalle, sedeva il vicepresidente JD Vance, tra i più critici verso il sostegno a Kiev. Un richiamo implicito ma chiarissimo.</p>
<p>Ha insistito sull&#8217;ambiente, parlando di una responsabilità condivisa nella difesa della natura, mentre l&#8217;amministrazione americana continua a smantellare politiche sul clima. E poi, con una frase apparentemente neutra, ha evocato le vittime degli abusi nelle nostre società. Un passaggio che molti hanno letto come un riferimento indiretto al caso Epstein, che ha coinvolto anche la famiglia reale britannica con lo scandalo del principe Andrew. Alla cena di gala alla Casa Bianca, il Re ha completato il quadro con il suo celebre humor: ricordando la battuta di Trump secondo cui senza gli americani gli inglesi parlerebbero tedesco, ha replicato che senza gli inglesi gli americani parlerebbero francese. Risate in sala, ma il messaggio resta: la storia conta e le alleanze anche. Per una sera, Trump è sembrato quasi ipnotizzato dal glamour reale, così come dalla compostezza di re Charles e della regina Camilla. Ma l&#8217;America resta profondamente spaccata e instabile.</p>
<p>Sabato, un uomo armato ha tentato di attaccare la cena dei corrispondenti alla Casa Bianca. Il sospetto, Cole Tomas Allen, è stato fermato prima di raggiungere la sala dove erano presenti il presidente e la First Lady. Un gesto che riapre il tema della violenza politica. Trump ha reagito accusando democratici e media di &#8220;incitare odio&#8221;. Ma criticare un leader per le sue tendenze autoritarie, soprattutto quando quel leader usa quotidianamente un linguaggio aggressivo e intimidatorio, non equivale a giustificare la violenza. Significa informare i cittadini sui rischi per la democrazia, che negli Stati Uniti ha ancora strumenti solidi di difesa: il voto, le istituzioni, i tribunali. Eppure Trump e molti repubblicani provano a capitalizzare politicamente anche questo episodio. Lo si è visto nell&#8217;intervista a 60 Minutes, dove il presidente ha imprecato contro la giornalista Norah O&#8217;Donnell per aver citato il manifesto dell&#8217;attentatore, in cui si faceva riferimento alla presenza di pedofili ai vertici del potere. Un nervo scoperto.</p>
<p>Nel frattempo, mercoledì la Corte Suprema, a maggioranza conservatrice, ha preso una decisione cruciale sul Voting Rights Act, che rischia di ridisegnare le mappe elettorali a favore dei repubblicani. Stati come Florida e Louisiana si stanno già muovendo per sfruttare il nuovo quadro legale, che ostacolerà la rappresentanza per alcune minoranze e garantirà più controllo politico a chi è già al potere. Sempre al Congresso, il segretario alla &#8220;Guerra&#8221; Pete Hegseth è stato protagonista di un&#8217;audizione durissima. Prima ha attaccato, definendo i deputati democratici e alcuni repubblicani &#8220;il più grande ostacolo&#8221; per lo sforzo militare contro l&#8217;Iran, per poi essere a sua volta messo sotto accusa per mancanza di strategia e assoluta incompetenza. Dai dati emersi, la guerra in Iran è già costata 25 miliardi di dollari, mentre il nuovo budget del Pentagono arriva a 1.45 trilioni. Numeri che creano tensioni anche dentro al Partito Repubblicano.</p>
<p>Sul fronte giudiziario, il Dipartimento di Giustizia guidato dall&#8217;acting Attorney General Todd Blanche ha rilanciato la campagna contro i nemici politici con una nuova incriminazione contro James Comey, basata su un post con il numero &#8220;86-47&#8221;, realizzato con delle conchiglie, interpretato come minaccia al presidente da parte dell&#8217;ex direttore dell&#8217;FBI. Un caso che i democratici, e non solo loro, vedono come un ulteriore segnale di uso politico della giustizia. Intanto la Federal Reserve resiste alle pressioni della Casa Bianca e non abbassa i tassi, aumentando la tensione con le istituzioni indipendenti. Fino a che punto può spingersi questo sistema prima di rompersi? Questa settimana, a Washington, a quasi 250 anni dalla nascita degli Stati Uniti, la risposta sui limiti del potere in democrazia è arrivata proprio da un re. Il pronipote di quel sovrano contro cui gli americani si ribellarono per fondare la loro Repubblica ha ricordato che il potere non è mai sopra la legge. E non dovrebbe mai comportarsi come se lo fosse.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Carlo-1.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Tra guerra e purghe, Trump mette a rischio il voto</title>
		<link>https://www.italpress.com/tra-guerra-e-purghe-trump-mette-a-rischio-il-voto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=675138</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1300" height="867" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Tra guerra e purghe, Trump mette a rischio il voto" title="Tra guerra e purghe, Trump mette a rischio il voto" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio.jpg 1300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" />La sensazione è che questa Casa Bianca possa ancora abbassare l’asticella con decisioni contraddittorie che peggiorano oltre ogni previsione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1300" height="867" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Tra guerra e purghe, Trump mette a rischio il voto" title="Tra guerra e purghe, Trump mette a rischio il voto" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio.jpg 1300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /><p>di <strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211;<strong> Negli Stati Uniti</strong>, a partire dalla guerra con l’Iran, <strong>le decisioni della leadership appaiono ormai sempre più istintive</strong>, <strong>improvvisate</strong> e quindi senza né capo né coda: così la politica estera, la politica economica, il rapporto con le istituzioni e perfino il processo elettorale restano nel caos.</p>
<p>Partiamo dalla guerra. <strong>Il conflitto con l’Iran continua senza una strategia da parte del Commander in Chief.</strong> I negoziati vanno avanti, ma vengono spesso contraddetti dai messaggi sui social di Donald Trump che, arrivando in piena notte, avrebbero complicato momenti delicati del dialogo, distruggendo il lavoro dei negoziatori. Il risultato è un paradosso:<strong> una guerra che nessuno vuole più continuare, ma senza che da Washington emerga una linea negoziale stabile che gli iraniani possano accettare.</strong></p>
<p>Intanto si allarga la frattura nella base, che si allontana sempre più da Trump, diventato presidente di guerra. Tucker Carlson, uno dei più popolari ex sostenitori mediatici di Trump, dopo averne preso le distanze è arrivato a chiedere scusa, pentendosi e recitando un mea culpa anche morale nei confronti dei suoi milioni di ascoltatori per averlo sostenuto e aiutato a far rieleggere Trump.</p>
<p><strong>Negli ultimi giorni si è intensificata, all’interno dell’Amministrazione, anche quella che ormai viene descritta come una vera “purga”.</strong> L’ultimo caso è quello del segretario alla Marina, John Phelan, licenziato non per la guerra ma per scontri interni al Pentagono e per non aver realizzato abbastanza velocemente il programma navale voluto da Trump.</p>
<p>Nelle ultime settimane <strong>sono usciti di scena più ministri e alti funzionari e secondo indiscrezioni, altri sono a rischio: tra questi il direttore dell’FBI, Kash Patel.</strong> Ed è proprio sull’FBI che emerge uno dei passaggi più delicati della settimana. Patel è finito al centro di uno scandalo doppio. Da una parte, l’uso di risorse federali per la sicurezza della sua fidanzata, anche in contesti privati. Dall’altra, la reazione a un’inchiesta giornalistica su questa vicenda. Dopo la pubblicazione, l’FBI ha esaminato la possibilità di aprire un’indagine contro una reporter del New York Times, valutando ipotesi di reato legate al suo lavoro. Inoltre, Patel ha denunciato la rivista The Atlantic per aver pubblicato un articolo in cui alcune fonti interne all’FBI lo descrivevano spesso ubriaco e difficile da “svegliare”. Le reazioni di Patel a queste inchieste rappresentano un fatto gravissimo, perché toccano direttamente il confine tra potere e libertà di stampa.</p>
<p>E questo ci porta a <strong>un altro tema: la corruzione e l’uso del potere.</strong> In questi giorni diverse analisi descrivono un livello senza precedenti, con intrecci tra politica e interessi economici. In particolare, operazioni finanziarie legate alla famiglia Trump e investimenti stranieri, come quelli provenienti dagli Emirati Arabi Uniti, che coincidono con decisioni politiche favorevoli. Nel frattempo, lo scontro con le istituzioni si intensifica. La Corte Suprema, bocciando i dazi imposti da Trump, ha aperto la strada a rimborsi miliardari per le aziende americane. E qui arriva un passaggio chiave: Trump, sui social, attacca i giudici supremi e manda anche un messaggio diretto alle imprese, dicendo che si “ricorderà” di chi chiederà quei soldi. È un linguaggio intimidatorio che introduce un elemento di pressione dell’esecutivo sui diritti del settore privato.</p>
<p><strong> E poi c’è la bomba innescata sulle elezioni di novembre. Il caso del voto referendario di questa settimana in Virginia è centrale</strong>. Qui Trump ha perso su due livelli. Primo: politico. Il voto sul ridisegno dei distretti elettorali potrebbe consegnare ai democratici fino a quattro seggi in più alla Camera, riducendo o ribaltando il vantaggio repubblicano. Secondo: strategico. La guerra del gerrymandering, che Trump aveva spinto a livello nazionale per rafforzare il GOP, si sta trasformando in un boomerang. I democratici hanno reagito e ora competono sullo stesso terreno. E poi c’è il terzo livello, forse il più pericoloso. Trump ha reagito denunciando elezioni “truccate”, senza prove. È lo stesso schema del 2020, ma anticipato. Significa mettere in discussione la legittimità del voto prima ancora che si voti a livello nazionale.</p>
<p>E poi il capitolo che continua a rimanere sotto traccia ma non scompare mai. <strong>Gli Epstein Files.</strong> Questa settimana è riemerso il tema della gestione da parte del Dipartimento di Giustizia, con nuove pressioni e richieste di chiarimenti su come siano stati trattati documenti e responsabilità. Quindi guerra, epurazioni, attacchi alle istituzioni, accuse di corruzione, tensione elettorale, tutti segnali di una Casa Bianca che sembra sull’orlo di una crisi di nervi, mentre Trump batte i suoi record di impopolarità. Eppure <strong>la sensazione è che questa Casa Bianca possa ancora abbassare l’asticella</strong> con decisioni contraddittorie che peggiorano oltre ogni previsione. <strong>Ma potrà continuare così fino a novembre, o prima delle elezioni lo zig zag di Trump scatenerà una reazione</strong>, magari anche di panico, dentro lo stesso Partito Repubblicano?</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Vance-Rubio.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump sfida Papa Leone XIV e Meloni mentre dall&#8217;Italia incombono novità sugli Epstein Files</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-sfida-papa-leone-xiv-e-meloni-mentre-italia-incombono-novita-sugli-epstein-files/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 12:21:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=672016</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1310" height="860" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump sfida Papa Leone XIV e Meloni mentre dall&#8217;Italia incombono novità sugli Epstein Files" title="Trump sfida Papa Leone XIV e Meloni mentre dall&#8217;Italia incombono novità sugli Epstein Files" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902.jpg 1310w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-300x197.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-1024x672.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-768x504.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-696x457.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-741x486.jpg 741w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-1068x701.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-640x420.jpg 640w" sizes="(max-width: 1310px) 100vw, 1310px" />di Stefano Vaccara NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; C&#8217;è qualcosa di diverso questa settimana nel caos che circonda Donald Trump. È una escalation che sta assumendo un carattere più profondo e sempre più pericoloso. Nel giro di pochi giorni, Trump ha aperto due fronti clamorosi: con il Papa e con la premier italiana Giorgia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1310" height="860" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump sfida Papa Leone XIV e Meloni mentre dall&#8217;Italia incombono novità sugli Epstein Files" title="Trump sfida Papa Leone XIV e Meloni mentre dall&#8217;Italia incombono novità sugli Epstein Files" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902.jpg 1310w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-300x197.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-1024x672.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-768x504.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-696x457.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-741x486.jpg 741w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-1068x701.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902-640x420.jpg 640w" sizes="(max-width: 1310px) 100vw, 1310px" /><p><em>di <strong>Stefano Vaccara </strong></em></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; <strong>C&#8217;è qualcosa di diverso questa settimana nel caos che circonda Donald Trump</strong>. È una escalation che sta assumendo un carattere più profondo e sempre più pericoloso. Nel giro di pochi giorni, Trump ha aperto due fronti clamorosi:<strong> con il Papa e con la premier italiana Giorgia Meloni.</strong> Ma soprattutto ha spostato il conflitto su un terreno nuovo per la politica americana: quello religioso.</p>
<p>Partiamo dal Vaticano. All&#8217;inizio<strong>, Papa Leone XIV critica la guerra in Iran</strong> con parole nella tradizione della Chiesa: appello alla pace, condanna della violenza. È su queste dichiarazioni che Trump attacca per la prima volta. Poi interviene il suo vice,<strong> JD Vance,</strong> arrivando a mettere in discussione l&#8217;autorità teologica del Pontefice. Ma giovedì, dal Camerun, è il Papa ad alzare il livello dello scontro: parla di un mondo <strong><em>&#8220;devastato da una manciata di tiranni&#8221;</em> </strong>e denuncia l&#8217;uso della religione per giustificare la violenza. Parole durissime. E qui il paradosso: <strong>mentre il Papa alza i toni, Trump li abbassa.</strong> Dal giardino della Casa Bianca dice ai giornalisti che è lecito non essere d&#8217;accordo con il Pontefice, che il Papa può esprimersi, ma che lui ha il diritto di criticarlo. Non è una marcia indietro. È un aggiustamento.</p>
<p>Perché mentre Trump ammorbidisce il linguaggio su questo fronte, il suo entourage radicalizza lo scontro, come si è visto sempre giovedì con il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth. Di fronte alle critiche dei media sulla guerra in Iran, Hegseth cita il Vangelo e definisce i giornalisti &#8220;farisei&#8221;, accusandoli di ignorare giustizia e misericordia. Il messaggio è netto: chi critica non è solo in errore, è moralmente nel torto. Una delegittimazione etica che torna a fare dei giornalisti i <em>&#8220;nemici del popolo&#8221;.</em></p>
<p>E mentre questo linguaggio prende piede, Trump continua a occupare lo spazio mediatico con una sequenza di provocazioni sempre più personali. Pubblica immagini di sé stesso come Gesù che guarisce i malati, poi le rimuove, poi ne diffonde un&#8217;altra in cui è accanto a Cristo che lo sostiene. È una costruzione continua del racconto attorno alla sua figura. Come intuì Oscar Wilde, non importa se se ne parli bene o male, purché se ne parli. E Trump questo meccanismo lo usa da anni, soprattutto nei momenti di maggiore pressione. Ed è qui che entra il secondo scontro, quello con <strong>Giorgia Meloni</strong>. Fino a una settimana fa era il suo punto di riferimento in Europa. Oggi Trump dice di essersi <strong><em>&#8220;sbagliato&#8221; su di lei.</em></strong> Non solo perché Meloni ha difeso il Papa<strong>, ma soprattutto perché non ha seguito gli Stati Uniti nella guerra in Iran. </strong></p>
<p>Certo, come sottolineano diversi media americani, Meloni non poteva fare altro. In Italia la guerra non la vuole nessuno, i costi energetici sono saliti, Trump è sempre più impopolare e sostenere un intervento militare accanto agli Stati Uniti avrebbe avuto un costo politico interno altissimo. Una scelta obbligata, quindi. Ma Trump la legge come un tradimento personale e reagisce di conseguenza.</p>
<p>Qui il quadro si complica ulteriormente, perché proprio dall&#8217;Italia potrebbe arrivare un nuovo elemento destabilizzante. La trasmissione Report, guidata dal giornalista Sigfrido Ranucci, in onda sulla tv pubblica italiana, ha annunciato uno scoop sugli<strong> Epstein Files.</strong> Al centro, le dichiarazioni della modella brasiliana Amanda Ungaro. Secondo il suo racconto, Ungaro sarebbe arrivata negli Stati Uniti a 17 anni a bordo del cosiddetto &#8220;Lolita Express&#8221;, l&#8217;aereo di Jeffrey Epstein.</p>
<p>Negli anni successivi si lega a Paolo Zampolli, manager italiano di modelle a New York vicino ai Trump, che ha sempre sostenuto di aver presentato Melania al tycoon nel 1998 e che oggi svolge il ruolo di &#8220;ambasciatore&#8221; della promozione del business americano nel mondo.</p>
<p>Secondo il New York Times, Ungaro sarebbe finita recentemente in una lunga detenzione nei centri dell&#8217;ICE prima di essere espulsa come immigrata illegale, col sospetto che la trappola sia stata preparata dall&#8217;ex Zampolli nel contesto di una disputa per l&#8217;affidamento del figlio.</p>
<p>Ora dal Brasile, Ungaro minaccia nuove rivelazioni sui rapporti tra Epstein &#8211; che lei conobbe a 17 anni &#8211; e la famiglia Trump. Se anche solo una parte di queste dovesse rivelarsi esplosiva, soprattutto per quanto riguarda Melania, e rimbalzare dalla trasmissione della RAI fino ai media americani<strong>, l&#8217;effetto politico potrebbe essere devastante, con conseguenze sempre più gravi anche nei rapporti tra l&#8217;Italia e la Casa Bianca. </strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Meloni-e1776233879902.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump traballa tra guerra messianica ed Epstein Files</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-traballa-tra-guerra-messianica-ed-epstein-files/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 07:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=669096</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump traballa tra guerra messianica ed Epstein Files" title="Trump traballa tra guerra messianica ed Epstein Files" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Fino a quando il sistema Trump può resistere?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump traballa tra guerra messianica ed Epstein Files" title="Trump traballa tra guerra messianica ed Epstein Files" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p><em> di</em> <strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (ITALPRESS) &#8211; C&#8217;è voluto meno di un giorno perché Donald Trump passasse dalla minaccia apocalittica, &#8220;un&#8217;intera civiltà morirà stanotte&#8221;, alla tregua con l&#8217;Iran. Ma il problema non è la giravolta. Il problema è quello che ha lasciato dietro.</p>
<p>Perché <strong>oggi, a Washington, Trump non è più solo divisivo. Comincia a essere percepito come tossico e pericoloso.</strong></p>
<p><strong> La guerra con l&#8217;Iran ha accelerato tutto.</strong> Decisa senza un vero coordinamento con gli alleati, condotta tra minacce estreme e improvvisi ripensamenti, ha prodotto l&#8217;effetto opposto a quello dichiarato: ha indebolito la credibilità americana. Alcuni osservatori parlano già di un possibile &#8220;momento Suez&#8221;, cioè di un segnale di declino della leadership globale degli Stati Uniti.</p>
<p>E questo si riflette immediatamente sul piano interno.</p>
<p>Perché i democratici hanno alzato il livello dello scontro come non si vedeva da anni. Il senatore Ed Markey ha chiesto apertamente impeachment o 25° emendamento. Il leader alla Camera Hakeem Jeffries ha avviato una discussione formale tra i democratici sulla rimozione del presidente.</p>
<p>Ma soprattutto, sono ormai circa 80 i membri democratici della Camera pronti a sostenere un processo di impeachment. Non è più una posizione marginale. È una linea politica.</p>
<p>E <strong>qualcosa sta cambiando anche nell&#8217;opinione pubblica.</strong> Un sondaggio recente, poi ripreso da Newsweek, indica che la maggioranza degli americani sarebbe favorevole all&#8217;impeachment. È un dato da leggere con cautela, ma politicamente pesantissimo: significa ch<strong>e il tema non è più confinato a Washington.</strong></p>
<p>E qui entra il <strong>secondo fronte, ancora più pericoloso per Trump: Epstein.</strong></p>
<p>Il caso non si ferma. Anzi. La pressione sul Congresso cresce, anche dopo il licenziamento della Attorney General Pam Bondi, che ora il Dipartimento di Giustizia cerca di sottrarre a una testimonianza chiave prevista per il 14 aprile.</p>
<p>Ma i democratici non mollano. La deputata del New Mexico Melanie Stansbury è tra le più attive nel chiedere accountability, mentre lo stesso Markey insiste per un&#8217;indagine completa.</p>
<p>E il punto è che questa pressione sta diventando bipartisan. E poi succede qualcosa di ancora più significativo. <strong>La First Lady, Melania Trump, interviene pubblicamente dalla Casa Bianca.</strong> Nega qualsiasi legame con Epstein, respinge le accuse, e chiede che le vittime vengano ascoltate dal Congresso. È un gesto raro. Ma soprattutto è un segnale. Perché se la First Lady sente il bisogno di esporsi così, significa che il caso è ormai fuori controllo.</p>
<p>Intanto <strong>il popolarissimo podcaster e commentatore conservatore Joe Rogan, che aveva sostenuto Trump nel 2024, rompe pubblicamente</strong>: suggerisce che la guerra con l&#8217;Iran possa essere servita a distrarre l&#8217;opinione pubblica proprio dal caso Epstein.</p>
<p>Quando una voce così influente, nel mondo maschile e anti-establishment americano, comincia a mettere in dubbio le motivazioni della guerra, significa che la crepa politica e culturale nel mondo MAGA si allarga.</p>
<p>Perché dentro l&#8217;amministrazione emerge sempre più chiaramente un altro elemento: l&#8217;influenza della destra religiosa radicale.</p>
<p>Il Segretario alla Guerra Pete Hegseth è uno dei volti di questa linea. Un mondo in cui la guerra viene spesso raccontata come uno scontro di civiltà, con riferimenti religiosi sempre più espliciti. Alcuni leader evangelici arrivano a interpretare il conflitto come parte di una battaglia quasi biblica.</p>
<p>E in questo contesto si inseriscono episodi che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili: figure vicine alla Casa Bianca che paragonano Trump a Gesù, parlando di persecuzione, sacrificio, missione.</p>
<p>Una narrativa che rafforza il leader tra i suoi più fedeli, ma radicalizza il sistema e allontana chi non può accettare la glorificazione quasi messianica di un presidente degli Stati Uniti.</p>
<p><strong>E intanto, fuori, l&#8217;America si isola.</strong></p>
<p>L&#8217;incontro a Washington con il segretario generale della NATO Mark Rutte si trasforma in uno scontro. Trump attacca gli alleati per non aver sostenuto la guerra in Iran, minaccia ritorsioni, riapre persino il dossier Groenlandia.</p>
<p>Dagli alleati pretende obbedienza, ma in realtà è sempre più isolato.</p>
<p>Nel frattempo, <strong>l&#8217;economia comincia a risentirne.</strong> Prezzi dell&#8217;energia in salita, inflazione sotto pressione, mercati nervosi. E soprattutto una percezione crescente di instabilità.</p>
<p>Ed è qui che tutto converge.</p>
<p>Guerra, isolamento internazionale, caso Epstein, tensione interna, radicalizzazione ideologica e religiosa.</p>
<p><strong> Il risultato è che Trump rischia di diventare un problema elettorale per il Partito Repubblicano.</strong> Non più una risorsa, ma un rischio in vista delle midterm.</p>
<p>Eppure, i repubblicani continuano a tacere. Non per consenso, ma per paura. Perché il sistema Trump funziona ancora così: chi si espone rischia attacchi, campagne, minacce personali e alla famiglia.</p>
<p><strong>Ma fino a quando il sistema Trump può resistere?</strong></p>
<p>Perché quando una leadership comincia a perdere consenso, credibilità internazionale e controllo del proprio stesso campo politico, il passaggio da forza a fragilità può essere improvviso. E questa volta, davvero devastante.</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/20260410_0050.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump intimidisce la giustizia negli Usa e nel mondo</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-intimidisce-la-giustizia-negli-usa-e-nel-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:11:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=666469</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1920" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump intimidisce la giustizia negli Usa e nel mondo" title="Trump intimidisce la giustizia negli Usa e nel mondo" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160.jpg 1920w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-300x169.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-1024x576.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-768x432.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-1536x864.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-696x392.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-1068x601.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-747x420.jpg 747w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /> di Stefano Vaccara NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; Donald Trump licenzia Pam Bondi. Ma attenzione: non è una buona notizia. Non è stata cacciata perché ha piegato il Dipartimento di Giustizia agli interessi politici del presidente. È stata cacciata perché non ci è riuscita abbastanza. Non ha chiuso davvero il caso Epstein, che continua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1920" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump intimidisce la giustizia negli Usa e nel mondo" title="Trump intimidisce la giustizia negli Usa e nel mondo" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160.jpg 1920w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-300x169.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-1024x576.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-768x432.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-1536x864.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-696x392.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-1068x601.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160-747x420.jpg 747w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><p><em> di <strong>Stefano Vaccara </strong></em></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211;<strong> Donald Trump licenzia Pam Bondi.</strong> Ma attenzione: non è una buona notizia. Non è stata cacciata perché ha piegato il Dipartimento di Giustizia agli interessi politici del presidente. <strong>È stata cacciata perché non ci è riuscita abbastanza. Non ha chiuso davvero il caso Epstein</strong>, che continua a tormentare la Casa Bianca e a creare crepe perfino nella base MAGA. Non è riuscita a portare in tribunale i nemici politici di Trump. E soprattutto non è riuscita a rendere tutto questo credibile. Per Trump, è un fallimento.</p>
<p>Al suo posto, ad interim, arriva il <strong>vice al DOJ Todd Blanche</strong>, già suo ex avvocato personale. E tra i possibili successori circola il nome di Lee Zeldin, capo dell&#8217;EPA e uomo di stretta fiducia di Trump. Ma il problema non era Bondi. Era il compito impossibile che le era stato assegnato: usare la giustizia come arma politica senza lasciare tracce. E qui sta il punto più inquietante:<strong> il prossimo Attorney General</strong> non dovrà essere più indipendente. Dovrà essere più efficace. Più capace di trasformare il Dipartimento di Giustizia in uno strumento politico senza farsi bloccare dai giudici. Chi verrà dopo potrebbe essere semplicemente più bravo a fare quello che Bondi non è riuscita a fare.</p>
<p>Intanto il caso Epstein resta lì. Il 14 aprile Bondi avrebbe dovuto testimoniare al Congresso sotto giuramento sui ritardi e gli errori nel rilascio degli Epstein files. Anche se non è più Attorney General, diversi membri &#8211; repubblicani e democratici &#8211; hanno già detto che la convocazione resta valida. E quindi il caso Epstein non sparisce, anzi rischia di esplodere ancora di più.</p>
<p><strong> Nel frattempo, Trump ha fatto qualcosa senza precedenti: si è presentato alla Corte Suprema durante un&#8217;udienza seduto in prima fila.</strong> Era il caso sulla cittadinanza per nascita, che lui vuole abolire. Come ha scritto Heather Cox Richardson, storica del Boston College e autrice di una delle newsletter politiche più lette d&#8217;America, Trump ha rotto una tradizione fondamentale presentandosi fisicamente davanti ai giudici, in quello che appare come un tentativo di pressione diretta. Non è solo simbolismo. È una trasformazione del rapporto tra potere esecutivo e potere giudiziario. E anche se è molto probabile che perda quel caso, il messaggio intimidatorio resta.</p>
<p>Ma intanto le sconfitte legali si accumulano. Un giudice federale ha bloccato il suo progetto da 400 milioni per la nuova ballroom alla Casa Bianca. Un altro fronte si è aperto sul voto per corrispondenza, con i Democratici che lo hanno portato in tribunale accusandolo di voler riscrivere le regole elettorali. E poi c&#8217;è il Primo Emendamento. Un giudice ha stabilito che Trump non può colpire o minacciare emittenti pubbliche come PBS solo perché non allineate politicamente. Un principio semplice: il governo non può punire il dissenso. Ma anche qui, per Trump, l&#8217;obiettivo non è vincere.<strong> È spingere il sistema al limite</strong>. Perché tutto questo accade mentre cerca di controllare il contesto politico in vista delle prossime elezioni.</p>
<p>Da un lato restringe le regole del voto. Dall&#8217;altro trova un&#8217;opposizione che, almeno in tribunale, ha deciso di reagire. È uno scontro istituzionale. E poi ovviamente c&#8217;è la guerra. Nel suo discorso alla nazione di mercoledì sera, Trump non ha chiarito nulla su come intenda chiudere il conflitto. Ha alternato rassicurazioni e minacce. Ha detto che la guerra potrebbe finire presto, ma nello stesso tempo ha promesso di colpire l&#8217;Iran<em> &#8220;molto duramente&#8221;</em> e ha evocato l&#8217;idea di <strong><em>&#8220;riportarlo all&#8217;età della pietra&#8221;. </em></strong></p>
<p>Una frase che, qui alle Nazioni Unite, viene letta con crescente inquietudine. Perché cosa significa davvero? Un&#8217;escalation totale? Anche solo evocarlo cambia il livello della crisi. E infatti, sempre più diplomatici iniziano a dire, anche se non pubblicamente, che oggi Trump fa più paura dei mullah iraniani. Il problema è che non c&#8217;è una strategia.</p>
<p><strong> Trump parla dell&#8217;Iran come se fosse una trattativa commerciale.</strong> Un giorno dice che finirà in poche settimane. Il giorno dopo minaccia escalation. Poi torna a parlare di negoziati. I mercati lo hanno capito subito: petrolio su, borse giù. Gli alleati anche: sempre più diffidenti. E qui entra la NATO. Trump torna a minacciare l&#8217;uscita. Poi si ferma. Poi ricomincia. Ma ogni volta che lo dice, indebolisce l&#8217;Alleanza.</p>
<p>In Europa si discute ormai apertamente di un futuro senza gli Stati Uniti. Sarebbe, per molti analisti, un regalo strategico a<strong> Vladimir Putin</strong>. Come ha scritto Janan Ganesh sul Financial Times, Trump non capisce le persone che credono in qualcosa. Non capisce perché l&#8217;Ucraina resista. Non capisce perché l&#8217;Iran non si pieghi. Non capisce perché le alleanze non siano semplici contratti. Perché Trump ragiona in termini di transazioni, non di valori. È quello che possiamo chiamare imperialismo umorale. Decisioni che cambiano ogni giorno. Guerra e negoziato nello stesso discorso.</p>
<p>Minacce e ritrattazioni. E un sistema &#8211; politico, giudiziario, internazionale &#8211; costretto a inseguire. Nessuno può sapere cosa dirà o farà Trump domani. Perché qualunque cosa sarà, cambierà dopodomani. Ma quanto a lungo le istituzioni americane e internazionali riusciranno a reggere questo ritmo?</p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73722160.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Dalla guerra di Trump senza strategia all&#8217;America spaccata: il Re è nudo?</title>
		<link>https://www.italpress.com/dalla-guerra-di-trump-senza-strategia-allamerica-spaccata-il-re-e-nudo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 09:27:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=663173</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Dalla guerra di Trump senza strategia all&#8217;America spaccata: il Re è nudo?" title="Dalla guerra di Trump senza strategia all&#8217;America spaccata: il Re è nudo?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Trump continua a dire che "abbiamo vinto", che il conflitto è quasi finito, che Teheran vuole trattare. Ma intanto manda migliaia di soldati, marines, paracadutisti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Dalla guerra di Trump senza strategia all&#8217;America spaccata: il Re è nudo?" title="Dalla guerra di Trump senza strategia all&#8217;America spaccata: il Re è nudo?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em> di</em> <strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; Il columnist televisivo Lawrence O&#8217;Donnell, la spina mediatica tra le più penetranti nel fianco di questa Casa Bianca, lo ripete senza mezzi termini: <strong>Donald Trump ha iniziato una guerra &#8220;senza essere in grado di spiegare perché&#8221;.</strong> Ed è esattamente questo il punto. La guerra con l&#8217;Iran sta entrando in una fase sempre più pericolosa. <strong>Trump continua a dire che &#8220;abbiamo vinto&#8221;, che il conflitto è quasi finito, che Teheran vuole trattare.</strong> <strong>Ma intanto manda migliaia di soldati, marines, paracadutisti. Escalation pura</strong>, senza una strategia visibile. Secondo un editoriale del The New York Times, il presidente ha costruito la guerra su una serie di affermazioni false o contraddittorie, nel tentativo di coprire una pianificazione debole e obiettivi confusi. E infatti il paradosso è evidente: Trump ora combatte per &#8220;controllare&#8221; lo Stretto di Hormuz, che prima della guerra era aperto. Come ha detto O&#8217;Donnell, l&#8217;obiettivo della guerra è ottenere qualcosa che esisteva già prima della guerra.</p>
<p>È qui che<strong> il rischio Vietnam diventa concreto.</strong> Anche Lyndon B. Johnson iniziò senza voler una guerra totale, ma ogni passo lo trascinò più dentro, fino ad affogare nelle sabbie mobili da lui create. <strong>Oggi Trump sembra intrappolato nella stessa logica: non può fermarsi, perché apparirebbe sconfitto.</strong> Ma c&#8217;è un altro elemento, forse ancora più grave: il mercato. In queste ore si moltiplicano i sospetti di insider trading legati al petrolio. Movimenti anomali sui futures sarebbero avvenuti poco prima degli annunci di Trump su possibili negoziati con l&#8217;Iran, che hanno fatto scendere il prezzo del greggio. Se confermati, questi segnali aprirebbero un fronte enorme: chi sapeva? Chi ha guadagnato? E quanto la guerra è diventata anche uno strumento finanziario? Come ha detto ancora O&#8217;Donnell, &#8220;il mercato e il prezzo del petrolio stanno controllando la guerra di Trump&#8221;.</p>
<p><strong> Sul fronte interno, la situazione non è meno preoccupante.</strong> Il caso ICE segna un punto di svolta. L&#8217;agenzia federale per l&#8217;immigrazione viene ormai usata come uno strumento di intervento diretto del presidente. Questa settimana Trump ha inviato agenti negli aeroporti per gestire il caos causato dal blocco dei finanziamenti alla Homeland Security. Ma quel <strong>caos è politico</strong>: i democratici vogliono limiti all&#8217;azione dell&#8217;ICE, i repubblicani vorrebbero negoziare, ma Trump non vuole alcuna trattativa. Il risultato è uno stallo totale. E nel vuoto istituzionale entra ICE. Secondo il The New York Times, Trump usa sempre più spesso questa agenzia come una sorta di forza &#8220;quasi militare&#8221; per obiettivi politici, non solo di immigrazione. Il problema è dove potrebbe portare questa dinamica tra otto mesi. Perché nel mondo trumpiano, come sostiene apertamente il suo ideologo Steve Bannon, <strong>ICE diventa lo strumento di controllo del territorio</strong>, fino al processo elettorale, dove Trump potrebbe avere nell&#8217;ICE un&#8217;arma di intimidazione di massa per scoraggiare il voto. Altro che politica sull&#8217;immigrazione. Qui siamo nel terreno della tenuta democratica.</p>
<p>Poi questa settimana dagli USA arriva la notizia bomba che potrebbe cambiare tutta l&#8217;economia costruita attorno ai social media. Una giuria presso la Los Angeles Superior Court, in California, ha dichiarato Meta (proprietaria di Facebook) e Google (di YouTube) responsabili per danni causati dai loro prodotti digitali, in un caso legato alla dipendenza da social e ai problemi di salute mentale di una giovane utente. È una decisione storica. Per la prima volta si apre seriamente la possibilità di trattare i social media come prodotti pericolosi, come accadde con il tabacco. Se questa linea reggerà in appello, l&#8217;intero modello economico dei social verrebbe ribaltato. In tutto questo caos, Trump vorrebbe far dimenticare il caso Epstein, ma questa settimana il Congresso ha interrogato due figure chiave, l&#8217;avvocato storico di Epstein, Darren Indyke, e il suo contabile, Richard Kahn.</p>
<p>Entrambi hanno negato di aver mai saputo dei crimini del loro cliente. Ma al Congresso cresce lo scetticismo. La deputata Melanie Stansbury ha parlato apertamente della possibilità che si continui a coprire Epstein anche dopo la sua morte. Il punto è che Indyke e Kahn gestiscono ancora il patrimonio e il fondo per le vittime. E quindi hanno anche un interesse economico diretto. <strong>Comunque il caso Epstein non si spegne, anzi è più scottante che mai.</strong></p>
<p>Intanto <strong>sabato è prevista la terza grande mobilitazione nazionale del movimento No Kings Day</strong>, con manifestazioni in migliaia di città americane. Gli organizzatori parlano apertamente di una protesta di massa che non si vedeva dai tempi della guerra in Vietnam. A New York, in prima fila, ci sarà Robert De Niro, che terrà un comizio e che da mesi invita gli americani a mobilitarsi per difendere la democrazia dalle derive autoritarie di Trump. Come reagirà questa volta il presidente davanti a milioni di cittadini in piazza contro di lui? Perché questa volta i suoi video sui social, in cui &#8220;bombarda&#8221; i manifestanti con sterco trasformando la protesta in caricatura, mentre in Medio Oriente cadono bombe vere sui soldati americani, rischiano di non far ridere nemmeno i suoi sostenitori più accaniti.</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Donald-Trump-1.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump, il Commander-In-Chaos</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-il-commander-in-chaos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 09:45:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=660360</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump, il Commander-In-Chaos" title="Trump, il Commander-In-Chaos" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Il mondo è alle prese con un presidente degli Stati Uniti che si crea ogni giorno una realtà tutta sua, produce caos e lo chiama strategia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump, il Commander-In-Chaos" title="Trump, il Commander-In-Chaos" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; <strong>Donald Trump sulla guerra con l&#8217;Iran cambia tono ogni giorno</strong>: promette che finirà presto, esclude le truppe di terra, poi lascia aperta la porta a nuove escalation, mentre il Pentagono prepara una richiesta da 200 miliardi di dollari per sostenere operazioni chissà ancora per quanto. Intanto il conflitto ha già colpito infrastrutture energetiche cruciali in Iran e nel Golfo, ha rimesso in tensione lo Stretto di Hormuz e ha fatto impennare il prezzo del petrolio, con effetti immediati sui mercati globali.</p>
<p>Anne Applebaum, su The Atlantic, ha colto il nodo essenziale.<em> &#8220;Donald Trump non pensa in modo strategico. Non pensa storicamente, né geograficamente, né razionalmente. Non collega le azioni che compie oggi agli eventi che accadranno tra settimane&#8221;.</em> E ancora:<em> &#8220;Non considera le conseguenze più ampie delle sue decisioni. Non si assume responsabilità quando queste decisioni vanno male. Agisce per impulso. E quando cambia idea, nega quello che aveva detto prima&#8221;. </em><strong>Prima una guerra senza strategia, poi sorpresa per le conseguenze.</strong> Prima gli alleati tenuti all&#8217;oscuro, poi accusati di non aiutare. Per mesi, scrive Applebaum, molti leader hanno cercato di convincersi che dietro Trump ci fosse comunque un piano, un&#8217;ideologia, una logica, un tentativo di dare un senso a decisioni che senso non avevano.</p>
<p>Ma secondo Applebaum <strong><em>&#8220;questa settimana qualcosa si è rotto&#8221;.</em></strong> Perché mentre Trump non collega cause ed effetti, il resto del mondo lo fa. Vede Hormuz bloccato, vede l&#8217;energia salire, vede il rischio di escalation. E vede un presidente che, invece di assumersi responsabilità, attacca gli altri e pretende che risolvano il problema. E infatti gli alleati stanno dicendo no. Non per debolezza, ma per sfiducia. Dopo mesi di dazi, insulti e ricatti, oggi tutte le cancellerie sanno che Trump può chiedere una cosa al mattino e smentirla la sera. .</p>
<p>Emblematico l&#8217;incontro con la premier giapponese Sanae Takaichi: per giustificare il mancato preavviso, Trump ha scherzato su Pearl Harbor. Una battuta che rompe decenni di diplomazia. <strong>Anche con Israele la confusione è evidente.</strong> Trump dice di aver rimproverato Netanyahu per l&#8217;attacco al giacimento di South Pars, temendo l&#8217;effetto sui mercati. Ma da Israele emerge che Washington era stata informata. Dunque: o Trump non controlla davvero l&#8217;alleato, oppure prova a prendere le distanze dopo. In entrambi i casi, <strong>una Casa Bianca che rincorre gli eventi.</strong></p>
<p><strong>Poi c&#8217;è Joe Kent, la crepa interna al trumpismo.</strong> Ex capo del National Counterterrorism Center, rappresenta quella parte di MAGA contraria a nuove guerre. Dimettendosi ha sostenuto che l&#8217;Iran non rappresentava una minaccia imminente e che Israele ha pesato nella decisione. Il Wall Street Journal parla di una frattura ormai evidente: da una parte l&#8217;ala interventista, dall&#8217;altra influencer da Tucker Carlson a Megyn Kelly che, insieme a una parte dei giovani MAGA, vedono questa guerra come un tradimento.</p>
<p>A rendere tutto ancora più inquietante è arrivata Tulsi Gabbard. Interrogata al Congresso dopo l&#8217;uscita di Kent, la direttrice dell&#8217;intelligence nazionale ha sostenuto che non spetta all&#8217;intelligence stabilire cosa costituisca una minaccia imminente, ma al presidente. Una frase che ha fatto sobbalzare i legislatori. Significa forse che non è più l&#8217;intelligence a informare il potere, ma è il potere che decide cosa è vero e l&#8217;intelligence si adegua? Lo stesso schema emerge nel caso Epstein. La attorney general Pam Bondi si è presentata a un briefing a porte chiuse davanti alla House Oversight Committee. Non sotto giuramento, non pubblico. Alla domanda se rispetterà il subpoena per testimoniare il 14 aprile, ha evitato una risposta chiara. I democratici se ne sono andati, denunciando la riunione come una messinscena.</p>
<p>E poi Dan Goldman, deputato del mio distretto qui a Brooklyn, che in aula ha detto di aver visto una email del 2009 precedentemente oscurata. Secondo Goldman, quel documento contraddice la versione di Trump: Epstein non sarebbe mai stato cacciato da Mar-a-Lago. Accusa pesante, accompagnata da un&#8217;altra domanda: cosa si sta ancora nascondendo nei milioni di file non rilasciati? <strong>Il mondo è alle prese con un presidente degli Stati Uniti che si crea ogni giorno una realtà tutta sua, produce caos e lo chiama strategia.</strong> Ma ormai, dentro e fuori gli Stati Uniti, chi ci crede ancora?</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Trump-Takeuchi.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Iran di Trump nell&#8217;Operation Epstein Fury</title>
		<link>https://www.italpress.com/liran-di-trump-operation-epstein-fury/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=657398</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="L&#8217;Iran di Trump nell&#8217;Operation Epstein Fury" title="L&#8217;Iran di Trump nell&#8217;Operation Epstein Fury" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Donald Trump continua a dire che gli Stati Uniti contro l'Iran "hanno vinto". Però ogni volta aggiunge una frase diversa]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="L&#8217;Iran di Trump nell&#8217;Operation Epstein Fury" title="L&#8217;Iran di Trump nell&#8217;Operation Epstein Fury" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Stefano Vaccara</strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; <strong>Donald Trump continua a dire che gli Stati Uniti contro l&#8217;Iran &#8220;hanno vinto&#8221;. Però ogni volta aggiunge una frase diversa</strong>. Prima dice che la guerra era &#8220;finita nella prima ora&#8221;. Poi che bisogna &#8220;finire il lavoro&#8221;. Poi che bisogna capire &#8220;quando fermarsi&#8221;. Se gli obiettivi cambiano ogni giorno, vuol dire che anche la strategia era inesistente. Più passano i giorni, più appare chiaro che l&#8217;amministrazione Trump ha miscalcolato la reazione dell&#8217;Iran. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche e valutazioni dell&#8217;intelligence, il regime di Teheran non è affatto sul punto di crollare. Anzi. La guerra ha prodotto l&#8217;effetto opposto: ha rafforzato il nazionalismo interno e consolidato il sostegno al governo. Nel frattempo l&#8217;economia globale paga il prezzo del conflitto. Il petrolio ha superato i 100 dollari al barile. Lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, è di fatto paralizzato. Il mercato azionario americano ha registrato la peggiore giornata dall&#8217;inizio della guerra e il prezzo della benzina negli Stati Uniti continua a salire. Tradotto: la guerra buca le tasche degli americani. E il conto cresce rapidamente anche per il bilancio federale. Secondo il Pentagono, i primi tredici giorni di guerra sono già costati circa 11 miliardi di dollari.</p>
<p>Intanto un&#8217;inchiesta del New York Times ha ormai stabilito che il missile che ha colpito la scuola elementare femminile di Minab, nel sud dell&#8217;Iran, era americano. Nell&#8217;attacco sono morte oltre 170 persone, in gran parte bambine. Secondo le ricostruzioni emerse finora, il Pentagono avrebbe utilizzato dati obsoleti sugli obiettivi militari nella zona: l&#8217;edificio era stato in passato una struttura militare, ma da tempo era stato convertito in scuola. Alcuni critici puntano il dito contro il segretario alla Difesa Pete Hegseth, accusato di aver smantellato proprio gli uffici del Pentagono incaricati di valutare i rischi per i civili nelle operazioni militari. Negli ultimi giorni i canali ufficiali dell&#8217;amministrazione Trump hanno pubblicato una serie di video surreali sui social. Scene tratte da film come Gladiator o Braveheart, immagini di bombardamenti reali mescolate a grafiche da videogame. Missili che colpiscono bersagli con contatori di punti sullo schermo. In uno degli ultimi video la Casa Bianca ha persino inserito immagini di partite di football americano, montate come se le mete segnate dai giocatori fossero equivalenti agli attacchi missilistici sui bersagli iraniani. Un paragone che ha provocato proteste immediate tra giocatori e commentatori sportivi.</p>
<p>Secondo il Guardian, questi video sono creati per parlare a una nicchia molto specifica: giovani uomini della destra online americana. E tutto questo accade mentre la stessa amministrazione Trump ha indebolito la diplomazia americana, proprio lo strumento che serve anche durante le guerre. La politologa della Columbia University Elizabeth Saunders lo ha spiegato chiaramente: la diplomazia è uno degli strumenti che permettono di gestire una guerra e, soprattutto, di farla finire. Eppure negli ultimi mesi l&#8217;amministrazione Trump e il segretario di Stato Marco Rubio hanno svuotato il Dipartimento di Stato, lasciato decine di ambasciate senza guida e ridotto drasticamente la capacità diplomatica americana. Nel frattempo, per cercare di abbassare i prezzi dell&#8217;energia, l&#8217;amministrazione Trump ha deciso di allentare temporaneamente alcune sanzioni sul petrolio russo, permettendo a milioni di barili già in mare di raggiungere i mercati globali. Così mentre Washington combatte l&#8217;Iran, Mosca incassa. Il petrolio più caro rafforza l&#8217;economia russa e alimenta la macchina di guerra di Vladimir Putin contro l&#8217;Ucraina.</p>
<p>E sarebbe questa la &#8220;vittoria&#8221; di Trump? C&#8217;è anche un&#8217;altra interpretazione sui motivi di questa &#8220;guerra per scelta&#8221;. Prima dell&#8217;escalation con l&#8217;Iran, la politica americana era travolta dagli Epstein Files. Poi è scoppiata la guerra. E improvvisamente i grandi network parlano quasi solo di petrolio, missili e sicurezza nazionale. Non sorprende allora che un nuovo sondaggio a cura di Drop Site, Zeteo e Data for Progress mostri che la maggioranza degli americani crede che Trump abbia lanciato la guerra anche per distrarre dallo scandalo Epstein. Sui social qualcuno ha già ribattezzato l&#8217;operazione: Operation Epstein Fury. Già, Trump qui ha vinto: è riuscito a cambiare il ciclo delle notizie. Ma le guerre usate come distrazione hanno un problema: prima o poi presentano il conto. E quel conto arriva sotto forma di benzina più cara, mercati in caduta, alleati irritati e obiettivi militari sempre più confusi. Con le elezioni di novembre che si avvicinano, Trump sa che se questa guerra continua così i repubblicani rischiano di perdere non solo la Camera ma forse anche il Senato. Non a caso spinge il Congresso verso leggi elettorali sempre più restrittive. Trump vuole continuare a governare con il caos. Ma il caos, prima o poi, smette di obbedire.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260223_1214.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump punta sul caos guerra, ma il siluro Epstein non si ferma</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-punta-sul-caos-guerra-ma-il-siluro-epstein-non-si-ferma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 09:41:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=654102</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="799" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump punta sul caos guerra, ma il siluro Epstein non si ferma" title="Trump punta sul caos guerra, ma il siluro Epstein non si ferma" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-1068x711.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Trump continua a governare con la strategia del caos, ma finora neppure il frastuono di una guerra imprevedibile è riuscito a fermare il conto alla rovescia sugli Epstein Files.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="799" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump punta sul caos guerra, ma il siluro Epstein non si ferma" title="Trump punta sul caos guerra, ma il siluro Epstein non si ferma" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-1068x711.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em> di</em> <strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; <strong>Questa settimana dell&#8217;America è sembrata infinita</strong>: una guerra con l&#8217;Iran che gran parte dell&#8217;opinione pubblica non voleva, il Congresso che ha rinunciato a esercitare fino in fondo il proprio potere costituzionale, la cacciata di Kristi Noem dalla Homeland Security, l&#8217;uscita di nuovi dettagli sugli Epstein Files con Pam Bondi che sarà chiamata a difendersi in una deposizione al Congresso sotto giuramento, e perfino un senatore che alza in aula il sospetto di un intreccio tra Epstein, Trump e servizi segreti russi. <strong>Nel caos Trump ci sguazza, ma questa volta potrebbe annegare.</strong></p>
<p>Partiamo dall&#8217;<strong>Iran.</strong> La Camera ha respinto la risoluzione bipartisan dei deputati Thomas Massie e Ro Khanna che avrebbe imposto a Trump di tornare al Congresso per ottenere un&#8217;autorizzazione formale a proseguire la guerra. Il voto, 219 a 212, è arrivato dopo che anche il Senato aveva bocciato un tentativo simile. In pratica, il Congresso ha scelto di non scegliere, lasciando al presidente mano libera su una guerra incostituzionale. E questo mentre i sondaggi mostrano un Paese freddo o apertamente contrario. Trump però parla come se fosse in trionfo. In un&#8217;intervista giovedì a Politico <strong>ha detto che gli americani <em>&#8220;amano quello che sta succedendo&#8221;</em></strong>, ha sostenuto che gli Stati Uniti devono avere voce nella scelta del prossimo leader iraniano &#8211; come accaduto in Venezuela &#8211; e ha allargato l&#8217;obiettivo perfino a Cuba. <strong>Ma intanto il conflitto costa centinaia di milioni al giorno, i prezzi dell&#8217;energia salgono, Wall Street scende e i primi giorni di guerra hanno già prodotto vittime americane e interrogativi</strong> pesantissimi sulle conseguenze regionali e umanitarie, compreso il caso della scuola colpita a Minab, nel sud dell&#8217;Iran, dove sarebbero morte oltre 150 bambine.</p>
<p><strong> Eppure, nonostante la guerra, in America gli Epstein Files non vengono dimenticati, anzi.</strong> Messo sotto pressione, il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato verbali dell&#8217;FBI rimasti finora riservati. Sono relativi alla denuncia di una donna che nel 2019 raccontò agli investigatori di essere stata abusata, oltre trent&#8217;anni prima, quando era adolescente, da Jeffrey Epstein e anche da Donald Trump. Secondo i documenti diffusi, la donna ha dichiarato che a 15 anni fu portata da Epstein a New York e presentata a Trump, che tentò di costringerla a un atto sessuale. Lei reagì mordendolo e lui la colpì. La Casa Bianca nega tutto e definisce le accuse prive di credibilità. Ma la domanda politica resta: perché quei materiali sono rimasti nascosti così a lungo, nonostante la legge imponga al Dipartimento di Giustizia di rendere pubblici tutti i documenti?</p>
<p>Per questo <strong>la Attorney General Pam Bondi è ormai nel mirino del Congresso.</strong> La House Oversight Committee ha votato, con l&#8217;appoggio di cinque repubblicani, la sua convocazione per costringerla a testimoniare sotto giuramento sui ritardi nella gestione degli Epstein Files. È una ribellione significativa dentro il partito di Trump, perché arriva proprio su uno dei temi che più dividono la sua coalizione: non solo il contenuto dei file, ma il sospetto di un possibile insabbiamento per proteggere il presidente. Intanto il senatore del Rhode Island Sheldon Whitehouse ha sostenuto in aula che esiste una massa di elementi circostanziali che collega Epstein, Trump e la Russia, passando da Robert Maxwell, dalle ragazze russe reclutate nel network di Epstein e dall&#8217;ipotesi che quel sistema fosse anche una macchina di compromissione e ricatto. È un&#8217;accusa politica gravissima. E il fatto che venga formulata così, nel Senato degli Stati Uniti, dimostra quanto lo scandalo si stia allargando. E soprattutto che cinque giorni di guerra non hanno ridotto ma semmai rafforzato la determinazione di chi vuole arrivare alla verità sul rapporto tra Epstein e Trump.</p>
<p><strong>E poi c&#8217;è Kristi Noem.</strong> La responsabile della Homeland Security era stata appena messa sotto torchio in un&#8217;audizione al Congresso trasmessa in diretta quando Trump l&#8217;ha licenziata. Ma non perché la sua linea fosse troppo dura o perché avesse causato il disastro di Minneapolis. Secondo fonti dell&#8217;amministrazione, <strong>Trump l&#8217;avrebbe scaricata dopo le polemiche sul contratto pubblicitario da 220 milioni di dollari</strong> che la metteva in vetrina e che lei, durante l&#8217;audizione, aveva attribuito all&#8217;approvazione del presidente, salvo poi essere smentita dallo stesso Trump. Anche qui il messaggio è rivelatore: <strong>non paghi per gli abusi del potere, paghi se coinvolgi il capo nella cattiva pubblicità.</strong> Questa è <strong>la fotografia dell&#8217;America di oggi.</strong> Trump continua a governare con la strategia del caos, ma finora neppure il frastuono di una guerra imprevedibile è riuscito a fermare il conto alla rovescia sugli Epstein Files.</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Trump-1.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Epstein, il buco nero che inghiotte tutto</title>
		<link>https://www.italpress.com/epstein-il-buco-nero-che-inghiotte-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 08:33:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=650582</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Epstein, il buco nero che inghiotte tutto" title="Epstein, il buco nero che inghiotte tutto" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Come finirà il secondo anno del secondo mandato di Trump? Nessuno lo sa, ma più si prova a cambiare canale, più lo schermo torna sempre sulla stessa immagine.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Epstein, il buco nero che inghiotte tutto" title="Epstein, il buco nero che inghiotte tutto" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Stefano Vaccara</strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; Qualsiasi cosa accada in America nel secondo anno del secondo mandato dell&#8217;amministrazione Trump, tutto continua a tornare lì: agli <strong>Epstein Files.</strong> Lo <strong>scoop del giornalista freelance Stephen Fowler</strong>, rilanciato per primo da NPR, ha allargato una crepa che sta diventando un canyon. Decine di pagine mancanti nel rilascio ufficiale dei documenti, legate alla<strong> denuncia nel 2019 di una donna che da minorenne sarebbe stata abusata da Jeffrey Epstein e, secondo quanto raccolto dall&#8217;FBI anni dopo, anche da Donald Trump.</strong></p>
<p>Nei verbali compaiono descrizioni esplicite: nel 1985 Trump avrebbe aggredito sessualmente la denunciante allora tredicenne; lei avrebbe reagito mordendolo ai genitali e lui l&#8217;avrebbe presa a calci. I numeri interni dei fascicoli indicano un vuoto di oltre cinquanta pagine. A far tremare è ciò che potrebbe esserci ancora. Se venisse confermato che il Dipartimento di Giustizia ha trattenuto o omesso materiale, saremmo davanti a un insabbiamento. E la prima a finire sotto pressione sarebbe la ministra della Giustizia Pam Bondi, che al Congresso ha ripetuto che non esiste altro materiale rilevante da pubblicare.</p>
<p><strong>In questo clima è arrivata la deposizione di Hillary Clinton.</strong> Sei ore a porte chiuse davanti alla Commissione di Vigilanza, che si è spostata fino a Chappaqua, vicino New York, per interrogarla sul caso Epstein. Ma Clinton aveva chiesto un&#8217;audizione pubblica, telecamere accese, giornalisti in sala. I repubblicani hanno rifiutato. Poi una deputata del Gop ha fatto trapelare una foto dall&#8217;interno, violando le regole. La seduta è stata sospesa. Clinton ha definito l&#8217;episodio &#8220;molto preoccupante&#8221;. All&#8217;uscita l&#8217;ex segretario di Stato ha ribadito di non aver mai incontrato Epstein, di non aver mai volato sul suo aereo, di non aver visitato le sue proprietà. Ma il passaggio politicamente più forte è stato un altro: se davvero si vuole trasparenza, ha detto ai legislatori, allora <strong>va convocato Donald Trump sotto giuramento.</strong> Serve una sua testimonianza formale. I democratici ora chiedono la pubblicazione integrale e non modificata della trascrizione dell&#8217;audizione. E oggi toccherà a Bill Clinton, prima volta per un ex presidente davanti a una commissione. Un precedente che deve far tremare Trump.</p>
<p>Intanto il sistema si muove in modo inquietante. <strong>Il direttore dell&#8217;FBI Kash Patel ha licenziato almeno dieci agenti coinvolti nelle indagini sui documenti classificati di Trump.</strong> Il messaggio è chiaro: chi indaga sul presidente paga. Sul piano internazionale incombe l&#8217;Iran. I negoziati continuano, ma la tensione resta altissima. Al Congresso si parla già di war powers resolution per limitare eventuali azioni militari senza autorizzazione. Una crisi esterna è storicamente il modo più efficace per spostare l&#8217;attenzione interna. La Corte Suprema, appena una settimana fa, ha ricordato che il presidente non è onnipotente, bocciando i suoi dazi generalizzati e ribadendo che il potere di tassare spetta al Congresso. Trump ha detto di provare &#8220;vergogna per alcuni membri della Corte&#8221; e ha promesso di aggirare la sentenza con altri strumenti. Ma oggi il centro non è quello. Il centro ha un&#8217;altra parola: responsabilità. Fa impressione vedere Robert De Niro commuoversi in un&#8217;intervista e invitare gli americani a &#8220;resistere&#8221; per &#8220;salvare il Paese&#8221;. Trump ha definito sui social l&#8217;attore &#8220;una persona malata e demente&#8221;, con &#8220;un Quoziente d&#8217;intelligenza estremamente basso&#8221;. Ma di basso qui c&#8217;è solo la scena di un presidente che invece di unire, divide.</p>
<p>E mentre l&#8217;America vive la tensione, lunedì accadrà qualcosa di inedito:<strong> Melania Trump presiederà una riunione del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU.</strong> È la prima volta che una First Lady guida formalmente una sessione dell&#8217;organo più potente delle Nazioni Unite. Un gesto simbolico fortissimo. Ma a favore di chi? Anche questo momento storico rischia di essere inghiottito dal rinnovato scrutinio sul passato rapporto di Trump con Jeffrey Epstein, la cui rete sociale si sovrapponeva al mondo di Trump nella New York degli anni Novanta. Alla fine è lì che tutto converge: le pagine mancanti, le accuse di cover-up, le epurazioni all&#8217;FBI, le audizioni segrete, le guerre possibili, le sentenze aggirate, i duelli mediatici. Ogni notizia sembra orbitare attorno a un buco nero che si allarga e inghiotte tutto. La storia americana insegna che spesso non è il reato a travolgere un presidente, ma il tentativo di coprirlo. Nixon lo scoprì nel secondo anno del suo secondo mandato. Come finirà il secondo anno del secondo mandato di Trump? Nessuno lo sa, ma più si prova a cambiare canale, più lo schermo torna sempre sulla stessa immagine.</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Epstein-Trump.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Scandalo Epstein, più Trump lo tira giù, più l&#8217;America lo tira su</title>
		<link>https://www.italpress.com/scandalo-epstein-piu-trump-lo-tira-giu-piu-lamerica-lo-tira-su/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 10:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=646987</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="930" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Scandalo Epstein, più Trump lo tira giù, più l&#8217;America lo tira su" title="Scandalo Epstein, più Trump lo tira giù, più l&#8217;America lo tira su" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-300x233.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-1024x794.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-768x595.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-696x539.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-1068x828.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-542x420.jpg 542w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Donald Trump vorrebbe voltare pagina. Ma lo scandalo Epstein non si chiude, non arretra, non svanisce.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="930" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Scandalo Epstein, più Trump lo tira giù, più l&#8217;America lo tira su" title="Scandalo Epstein, più Trump lo tira giù, più l&#8217;America lo tira su" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-300x233.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-1024x794.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-768x595.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-696x539.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-1068x828.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110-542x420.jpg 542w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p>di Stefano Vaccara</p>
<p>NEW YORK (ITALPRESS) &#8211; <strong>Donald Trump vorrebbe voltare pagina. Ma lo scandalo Epstein non si chiude, non arretra, non svanisce.</strong> Anzi, più la Casa Bianca prova a spostare l&#8217;attenzione altrove, più il caso torna al centro del dibattito americano. È diventato qualcosa di più di un&#8217;inchiesta: è il simbolo di un sistema di potere che molti americani credono abbia protetto se stesso. Il segnale più clamoroso è arrivato dall&#8217;Europa. In Gran Bretagna la polizia ha arrestato l&#8217;ex principe Andrew nell&#8217;ambito delle indagini legate agli Epstein files, per poi rilasciarlo sotto inchiesta. Un evento senza precedenti nella storia recente della monarchia. Il messaggio, però, è arrivato chiarissimo anche negli Stati Uniti: se persino un membro della famiglia reale può essere fermato e interrogato, nessuno dovrebbe sentirsi intoccabile. E qui emerge il problema politico per Trump. Alla domanda sull&#8217;arresto di Andrew, il presidente ha risposto:<em> &#8220;È una cosa molto triste&#8221;</em> e <em>&#8220;È terribile per la famiglia reale&#8221;</em>. Una reazione che ha colpito molti osservatori perché rivela quanto la Casa Bianca sembri non comprendere la percezione americana dello scandalo. Per l&#8217;opinione pubblica non è una vicenda &#8220;triste&#8221; che danneggia una famiglia famosa. È una questione di responsabilità e di giustizia.</p>
<p>Al Congresso, infatti, la pressione cresce. Il deputato democratico Suhas Subramanyam ha dichiarato:<em> &#8220;Speriamo che l&#8217;arresto di oggi porti risposte e dimostri che ci sarà responsabilità anche se ci si nasconde, a prescindere da quanto si sia ricchi e potenti&#8221;</em>. È una frase che fotografa il sentimento diffuso: il caso Epstein è diventato il test definitivo sulla capacità delle istituzioni di chiedere conto ai più potenti. Questa settimana la House Oversight Committee ha interrogato Les Wexner, il miliardario che per anni ha finanziato Epstein. Davanti ai parlamentari ha cercato di presentarsi come una vittima, sostenendo di essere stato ingannato.<em> &#8220;Col senno di poi, sono stato raggirato dal più grande truffatore di tutti i tempi&#8221;,</em> ha detto. E ancora: <em>&#8220;Se fosse un film, nessuno ci crederebbe&#8221;.</em> Ma proprio questa linea difensiva &#8211; il potente che non sapeva nulla &#8211; sta alimentando la sfiducia pubblica. Molti americani non sono più disposti ad accettare l&#8217;idea che per decenni nessuno, tra i più ricchi e influenti, si sia accorto di ciò che accadeva.</p>
<p>Il contrasto con quanto avviene all&#8217;estero è evidente. Nel Regno Unito, in Norvegia e in altri paesi europei le indagini si allargano. La cooperazione tra forze di polizia cresce. Negli Stati Uniti, invece, l&#8217;assenza di incriminazioni significative dopo la pubblicazione degli Epstein files viene letta da molti come segno di inerzia, se non di protezione politica. È su questo terreno che lo scandalo continua a vivere e a pesare sulla presidenza Trump. Per questo la Casa Bianca sembra moltiplicare iniziative e crisi capaci di occupare il ciclo mediatico. Il nuovo &#8220;Board of Peace&#8221; lanciato da Trump promette miliardi per la ricostruzione di Gaza e si presenta come un&#8217;alternativa alle istituzioni multilaterali tradizionali. Ma al di là degli annunci, restano poche risposte su finanziamenti, tempi e obiettivi. Più che una svolta diplomatica, appare come un tentativo di spostare l&#8217;attenzione. Ancora più inquietante è lo scenario iraniano. Gli Stati Uniti stanno ammassando forze militari nella regione e il presidente continua a minacciare un possibile attacco senza aver costruito un vero dibattito pubblico sulle ragioni e sui rischi. In questo contesto cresce il sospetto, anche tra alcuni membri del Congresso, che una nuova crisi internazionale possa servire a saturare lo spazio mediatico e politico. Una distrazione di massa.</p>
<p><strong>Ma la domanda resta: può davvero una escalation militare cancellare Epstein?</strong> Finora la risposta sembra no. Lo scandalo continua a riemergere, alimentato da nuove testimonianze, indagini parlamentari e sviluppi internazionali. Più Trump invita a<em> &#8220;passare oltre&#8221;,</em> più l&#8217;opinione pubblica sembra convinta che sia proprio lì, in quella rete di relazioni e silenzi, che bisogna continuare a guardare. Ormai per la Casa Bianca ogni tentativo di distrazione rafforza il sospetto che ci sia qualcosa da nascondere. E finché il Congresso non chiuderà definitivamente il cerchio, Epstein resterà la storia che nessuna nuova crisi riuscirà davvero a far dimenticare.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_Donald-Trump-250110.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Epstein files, per la giustizia Usa un crollo di credibilità</title>
		<link>https://www.italpress.com/epstein-files-per-la-giustizia-usa-un-crollo-di-credibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 14:08:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=643886</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Epstein files, per la giustizia Usa un crollo di credibilità" title="Epstein files, per la giustizia Usa un crollo di credibilità" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />L'immagine riflessa è quella di un'America in cui il potere non sente più nemmeno il bisogno di fingere pudore.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Epstein files, per la giustizia Usa un crollo di credibilità" title="Epstein files, per la giustizia Usa un crollo di credibilità" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em> di</em> <strong>Stefano Vaccara</strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; Questa settimana<strong> l&#8217;America ha assistito a qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile: il crollo pubblico della credibilità del suo stesso sistema di giustizia.</strong> E il simbolo di questo crollo ha un nome preciso: <strong>Pam Bondi</strong>. Davanti al Congresso, nella sua audizione sugli Epstein files, il procuratore generale degli Stati Uniti non ha difeso la giustizia. Ha difeso il presidente. Per ore ha attaccato i parlamentari, evitato le domande cruciali e soprattutto ha ignorato le vittime.</p>
<p><strong>Undici sopravvissute agli abusi di Jeffrey Epstein erano sedute nella sala.</strong> Donne che da minorenni sono state sfruttate, trafficate, abusate. Quando a Bondi è stato chiesto di voltarsi verso di loro e chiedere scusa per anni di ritardi, opacità ed errori del Dipartimento di Giustizia, si è rifiutata. Non si è girata. Quell&#8217;immagine resterà. È la fotografia politica di questo momento.</p>
<p>Ma c&#8217;è un dettaglio che ha reso la scena ancora più devastante. <strong>Incalzata sui nomi ancora secretati nei file Epstein, Bondi ha iniziato a parlare dell&#8217;andamento della Borsa.</strong> Record di Wall Street. Il successo economico sotto Trump, definito da lei più volte &#8220;il più grande presidente della storia degli Stati Uniti&#8221;. Il messaggio implicito è terribile: se la finanza vola, il resto può aspettare. Anche la verità sui crimini. Anche la giustizia. Anche le responsabilità di uomini potenti accusati di aver abusato di minorenni. E non è finita. In uno dei documenti mostrati durante l&#8217;audizione si è intravisto che il Dipartimento di Giustizia stava monitorando i parlamentari che accedevano ai file non redatti. In altre parole, mentre il Congresso cercava di esercitare il proprio potere di controllo, l&#8217;esecutivo osservava chi stava leggendo cosa.</p>
<p><strong>Intanto gli Epstein files continuano a emergere.</strong> E quello che si delinea non è solo la storia di un predatore sessuale, ma quella di una rete di potere che per anni ha garantito protezione e impunità a chi frequentava quel mondo. Una rete in cui, secondo documenti e testimonianze, sono stati commessi abusi gravissimi anche contro minorenni. Molti nomi restano secretati. <strong>La sensazione, bipartisan, è devastante: l&#8217;impunità garantita ai potenti, mentre la giustizia per tutti gli altri può aspettare.</strong></p>
<p>La deputata repubblicana Nancy Mace, parlando accanto alle vittime fuori dal Congresso, ha dichiarato di aver perso fiducia nel sistema giudiziario ma non nelle sopravvissute. Ha parlato di uno dei più grandi insabbiamenti della storia americana e ha promesso di non fermarsi finché tutti i responsabili e i complici non saranno esposti. Parole durissime. E arrivano dal Partito Repubblicano. <strong>Il caso Epstein non è più una battaglia di parte.</strong> È evidente che le protezioni attorno a Epstein hanno attraversato amministrazioni di ogni colore politico, da Bush a Obama, dal primo Trump a Biden. Intanto l&#8217;amministrazione Trump appare incapace, o non disposta, a rompere davvero quel sistema di impunità che per anni ha protetto crimini sessuali commessi anche contro bambini all&#8217;interno di un&#8217;élite economica, politica e culturale.</p>
<p><strong>Nel frattempo, su altri fronti, l&#8217;amministrazione avanza e arretra.</strong> In Minnesota, dopo mesi di proteste, sparatorie e migliaia di arresti, la Casa Bianca ha annunciato il ritiro di gran parte degli agenti federali dell&#8217;immigrazione. Un&#8217;operazione che aveva trasformato Minneapolis in un laboratorio di forza federale senza precedenti. Presentata come un successo operativo, in realtà è una ritirata dopo la pressione delle proteste e dei video dei cittadini che hanno documentato gli abusi. Sul fronte ambientale il colpo è epocale. L&#8217;amministrazione ha cancellato il principio scientifico che permetteva al governo federale di limitare le emissioni responsabili del cambiamento climatico. In sostanza, Washington rinuncia ufficialmente a combattere il riscaldamento globale, isolando gli Stati Uniti dal resto del mondo.</p>
<p>E c&#8217;è poi una notizia passata quasi sotto silenzio. Il Dipartimento di Giustizia ha tentato di incriminare alcuni parlamentari per un video in cui ricordavano ai militari di non obbedire a ordini illegali. Tra loro il senatore Mark Kelly e la senatrice Elissa Slotkin. Un gran giurì ha rifiutato l&#8217;incriminazione. Il caso è crollato. Segno che una parte delle istituzioni americane resiste ancora. Questa è <strong>l&#8217;America di oggi. Un potere sempre più personalizzato e aggressivo.</strong> Istituzioni e società civile che cercano di contenerlo. Ma quanto può reggere questo equilibrio quando la fiducia pubblica crolla? Gli Epstein files non sono solo un caso giudiziario. Sono lo specchio di un sistema in cui crimini sessuali gravissimi, anche contro bambini, sono rimasti per anni protetti da relazioni di potere, silenzi e complicità. E l&#8217;immagine riflessa è quella di un&#8217;America in cui il potere non sente più nemmeno il bisogno di fingere pudore. Così mentre la fiducia nel sistema giudiziario si sgretola, anche quella politica crolla: a un anno dall&#8217;inizio del mandato, tre sondaggi nazionali indicano che una quota crescente di elettori americani ritiene che Joe Biden abbia governato meglio di Donald Trump. Almeno questo: quando il potere perde pudore, perde anche consenso.</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/Pam-Bondi-Epstein.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Gli Epstein Files e il potere oligarchico senza responsabilità</title>
		<link>https://www.italpress.com/gli-epstein-files-e-il-potere-oligarchico-senza-responsabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 09:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=640115</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Gli Epstein Files e il potere oligarchico senza responsabilità" title="Gli Epstein Files e il potere oligarchico senza responsabilità" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" />Al potere in America non serve più nascondere, basta resistere qualche giorno e aspettare che l'opinione pubblica si stanchi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Gli Epstein Files e il potere oligarchico senza responsabilità" title="Gli Epstein Files e il potere oligarchico senza responsabilità" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><p><em> di</em> <strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; <strong>Al potere in America non serve più nascondere, basta resistere qualche giorno e aspettare che l&#8217;opinione pubblica si stanchi.</strong> I &#8220;files&#8221; di Jeffrey Epstein sono il test più rivelatore. In un&#8217;altra epoca politica americana sarebbe bastata una frazione di ciò che sta emergendo dai nuovi <strong>Epstein files</strong> per scatenare una crisi presidenziale immediata. <strong>Oggi invece il presidente degli Stati Uniti invita il Paese a &#8220;passare oltre&#8221;</strong> e sostiene che dai documenti non sia uscito nulla su di lui. Ma la realtà è molto più inquietante.</p>
<p>I documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia, dopo la legge votata dal Congresso, sono milioni di pagine. Non contengono prove giudiziarie definitive contro Trump, ma il suo nome compare migliaia di volte, emergono riferimenti costanti ai rapporti tra Epstein e la sua cerchia e soprattutto una serie di segnalazioni e testimonianze giurate all&#8217;FBI. Sono accuse non verificate, certo. Ma alcune sono di una gravità estrema: violenze sessuali su minori e minacce di morte. Il Dipartimento di Giustizia le definisce infondate e non perseguibili. Tuttavia il semplice fatto che esistano, nero su bianco, in documenti ufficiali, rende impossibile liquidare la vicenda come irrilevante.</p>
<p>Alcune email contenute nei file indicano che Melania sarebbe stata presentata a Trump proprio da Epstein, una versione che contraddice la storia ufficiale raccontata per anni dall&#8217;attuale first lady, anche nel suo documentario appena uscito. Non è un dettaglio secondario. La rete di relazioni costruita da Epstein, emersa dai files, è costituita da nomi pesanti dell&#8217;establishment economico e tecnologico, da Elon Musk fino a figure del mondo finanziario e politico.</p>
<p>Ma che cosa c&#8217;è nei milioni di documenti ancora coperti da omissis o non rilasciati? Chi decide cosa resta segreto e cosa diventa pubblico? E soprattutto, chi ha il diritto di tenerli nascosti? <strong>Il Congresso non intende chiudere la vicenda.</strong> Le commissioni chiedono accesso completo ai materiali non redatti. <strong>Le vittime chiedono trasparenza e giustizia.</strong> Cresce quindi il sospetto che il caso Epstein non sia stato solo un abisso criminale, ma anche un possibile strumento di ricatto geopolitico. Se Epstein registrava incontri in cui i potenti commettevano crimini con minori, se archiviava foto e video così compromettenti, questo materiale esiste ancora? E chi lo controlla? Per mesi si è teorizzato che Epstein potesse essere un agente d&#8217;Israele, ora crescono i sospetti che il pedofilo ricattatore possa aver operato anche al servizio della Russia di Putin.</p>
<p>Intanto <strong>Trump ha chiesto ai repubblicani di &#8220;nazionalizzare&#8221; il voto e di prendere il controllo delle elezioni in almeno 15 Stati</strong>, sostenendo che milioni di non cittadini voterebbero illegalmente. Le verifiche fatte da diversi Stati, inclusi quelli repubblicani, mostrano invece numeri quasi inesistenti. Ma la narrativa del voto truccato serve a preparare il terreno: delegittimare il risultato se non sarà favorevole. E gli alleati mediatici di Trump spingono ancora oltre. Steve Bannon ha dichiarato apertamente che l&#8217;ICE dovrebbe circondare i seggi elettorali a novembre. L&#8217;idea che un&#8217;agenzia federale di enforcement migratorio controlli le urne sarebbe stata impensabile fino a pochi anni fa.</p>
<p><strong> Intanto, al Congresso, arrivano le conseguenze concrete di questa escalation.</strong> In audizioni pubbliche, vittime di operazioni migratorie violente hanno raccontato le loro storie. Marimar Martinez, colpita cinque volte dagli agenti federali a Chicago durante un&#8217;operazione, ha descritto il momento in cui i proiettili hanno attraversato il suo corpo mentre cercava di allontanarsi. È stata poi accusata di essere una terrorista. Un giudice federale ha archiviato le accuse contro di lei. Infine, il capitolo che riguarda direttamente il sistema dell&#8217;informazione. Jeff Bezos, il miliardario fondatore di Amazon e proprietario del Washington Post, sta smantellando pezzo dopo pezzo uno dei giornali più importanti della democrazia americana, con tagli, chiusure e licenziamenti che riducono drasticamente la capacità investigativa del quotidiano. Intanto ha investito decine di milioni in un documentario su Melania Trump, un&#8217;operazione che molti a Washington leggono come un segnale politico chiarissimo. Pagare un prezzo per non avere problemi. Distruggere un giornale che potrebbe imbarazzare il potere mentre si finanzia un progetto che lo celebra.</p>
<p><strong> Il senatore Bernie Sanders lo ripete da anni: la democrazia muore con l&#8217;oligarchia.</strong> Epstein files, elezioni da &#8220;controllare&#8221; con l&#8217;ICE ai seggi, media messi nelle condizioni di non disturbare. In un&#8217;altra epoca sarebbero scandali separati. Oggi compongono un unico quadro: quello di un sistema in cui lo scandalo non produce più conseguenze perché non esiste più un meccanismo capace di trasformare la verità in responsabilità. Per questo il potere teme solo l&#8217;attenzione prolungata alla madre di tutti gli scandali, con quei milioni di Epstein files ancora coperti.</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70343686.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump arretra a Minneapolis, ma la partita si sposta altrove</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-arretra-a-minneapolis-ma-la-partita-si-sposta-altrove/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:25:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=636916</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="930" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump arretra a Minneapolis, ma la partita si sposta altrove" title="Trump arretra a Minneapolis, ma la partita si sposta altrove" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-300x233.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-1024x794.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-768x595.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-696x539.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-1068x828.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-542x420.jpg 542w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Questa settimana Donald Trump ha dovuto suonare la ritirata, con Minneapolis che potrebbe diventare la città simbolo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="930" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump arretra a Minneapolis, ma la partita si sposta altrove" title="Trump arretra a Minneapolis, ma la partita si sposta altrove" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-300x233.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-1024x794.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-768x595.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-696x539.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-1068x828.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059-542x420.jpg 542w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Stefano Vaccara</strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211;<strong> Questa settimana Donald Trump ha dovuto suonare la ritirata, con Minneapolis che potrebbe diventare la città simbolo</strong> in cui la macchina della &#8220;verità alternativa&#8221; si è inceppata davanti all&#8217;unica cosa che oggi non si può controllare: <strong>un telefono acceso nelle mani di un cittadino.</strong></p>
<p>Sull&#8217;uccisione di Alex Pretti la reazione dell&#8217;amministrazione è stata quella ormai automatica: costruire subito una narrazione alternativa, spostare la colpa, insinuare dubbi prima ancora che emergano i fatti. Ma questa volta i video erano già online, ripresi da più angolazioni, e hanno demolito la narrazione ufficiale nel giro di poche ore.</p>
<p>A quel punto serviva qualcuno da sacrificare. Gregory Bovino, il volto più esposto dell&#8217;operazione federale, è diventato il capro espiatorio ideale. Intanto Trump ha inviato a Minneapolis Tom Homan, lo zar dell&#8217;ICE, presentando la mossa come segnale di de-escalation. In realtà è un cambio di stile più che di sostanza: meno caos comunicativo, stessa linea dura. Homan serve a rendere l&#8217;operazione più disciplinata e meno politicamente rumorosa.</p>
<p>Ma sugli avvenimenti di Minneapolis la squadra anti-immigrazione guidata dalla coppia Kristi Noem e Stephen Miller non ha semplicemente comunicato male: ha applicato la regola centrale del trumpismo, costruire una versione alternativa dei fatti prima che emergano quelli verificabili. Funziona quasi sempre. Questa volta no. Anche perché, travolti dalle proteste e dalle telefonate indignate dei propri elettori, diversi parlamentari repubblicani hanno iniziato a prendere le distanze, segno che la narrativa ufficiale non reggeva più nemmeno tra gli alleati.</p>
<p>Mentre Minneapolis dominava i notiziari, il Dipartimento di Giustizia intensificava la pressione su diversi Stati chiedendo accesso completo ai voter rolls, gli archivi elettorali con dati sensibili degli elettori. Formalmente si parla di sicurezza del voto. Politicamente il messaggio è diverso: la legittimità dei processi elettorali statali può essere rimessa in discussione in qualsiasi momento.</p>
<p>Ed è qui che riemerge la Georgia, epicentro delle contestazioni sul voto del 2020. Nuovi movimenti investigativi federali riportano al centro l&#8217;idea che quella partita non sia mai stata davvero chiusa. La strategia politica di Trump, annunciata già nel discorso di Davos, dove ha promesso nuove incriminazioni legate al &#8220;voto truccato&#8221; del 2020, è mantenere aperta una ferita istituzionale e poterla riattivare quando serve.</p>
<p>In questo contesto ha colpito anche la presenza in Georgia di Tulsi Gabbard, oggi punto di contatto tra Casa Bianca e intelligence. La sua comparsa accanto a funzionari federali impegnati nel recupero di materiali elettorali rafforza l&#8217;impressione che la battaglia politica sul voto stia entrando nel terreno degli apparati. Per preparare che cosa?</p>
<p>Intanto il governatore del Minnesota Tim Walz, in un&#8217;intervista a The Atlantic, ha evocato Fort Sumter, il luogo simbolico che segnò l&#8217;inizio della Guerra Civile, per descrivere una soglia psicologica pericolosa: quando forze federali entrano in uno Stato come presenza percepita come occupante e le autorità locali faticano persino a indagare, la frattura non è più solo politica. Diventa istituzionale, poi emotiva, poi difficile da ricomporre.</p>
<p>A Washington intanto si evita lo shutdown con un accordo temporaneo che rimanda lo scontro vero: finanziamenti e limiti alle operazioni di ICE e del Dipartimento della Sicurezza Interna. È lì che si gioca la partita tra poteri federali e resistenze locali, tra enforcement e rispetto delle regole.</p>
<p>Così, mentre l&#8217;attenzione è assorbita da Minneapolis e dalle tensioni sul voto, spariscono dai radar i file Epstein. Per mesi al centro del dibattito pubblico, ora scivolano fuori dall&#8217;attenzione, complice il susseguirsi di crisi interne ed esterne, nonostante la legge del Congresso imponesse la pubblicazione completa dei documenti. Finora ne abbiamo visto solo una minima parte.</p>
<p>Intanto Trump lascia filtrare opzioni militari sempre più aggressive verso l&#8217;Iran, con movimenti navali e retorica di guerra. La questione iraniana esiste e pesa, ma nel teatro trumpiano la politica estera serve anche a spostare il focus interno, a ricompattare consenso o almeno a deviare l&#8217;attenzione dalle difficoltà domestiche.</p>
<p>Sul piano mediatico, il diversivo non funziona come previsto per Trump neanche con il documentario su Melania che, secondo i primi dati sulla vendita dei biglietti, rischia di essere un flop. Mentre spunta la &#8220;instant song&#8221; di Bruce Springsteen, Streets of Minneapolis, che si trasforma in colonna sonora delle manifestazioni contro ICE e contro l&#8217;America MAGA.</p>
<p>Questa settimana quindi non ci racconta un&#8217;amministrazione nel caos. Racconta un&#8217;amministrazione che usa il caos come strumento politico.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260126_3059.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump ci fa o ci è? Il mondo trema mentre lui già cambia idea</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-ci-fa-o-ci-e-il-mondo-trema-mentre-lui-gia-cambia-idea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 09:33:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=633484</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump ci fa o ci è? Il mondo trema mentre lui già cambia idea" title="Trump ci fa o ci è? Il mondo trema mentre lui già cambia idea" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" />di Stefano Vaccara NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; Trump ci fa o ci è? Quello che vediamo è una strategia lucida di pressione massima, oppure un istinto che cambia umore e direzione e proprio per questo diventa pericoloso e inaffidabile. Partiamo da Davos e dalla svolta sulla Groenlandia. Per giorni Trump ha agitato lo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump ci fa o ci è? Il mondo trema mentre lui già cambia idea" title="Trump ci fa o ci è? Il mondo trema mentre lui già cambia idea" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><p><em>di <strong>Stefano Vaccara </strong></em></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; <strong>Trump ci fa o ci è?</strong> Quello che vediamo è una strategia lucida di pressione massima, oppure un istinto che cambia umore e direzione e proprio per questo diventa pericoloso e inaffidabile. <strong>Partiamo da Davos</strong> e dalla svolta sulla Groenlandia. Per giorni Trump ha agitato lo spettro di una guerra commerciale con l&#8217;Europa, minacciando dazi contro <strong>otto Paesi europei se non avessero accettato l&#8217;idea di &#8220;cedere&#8221; la Groenlandia agli Stati Uniti.</strong></p>
<p>Poi, dal palco del World Economic Forum, ha recitato insieme il padrino e il pompiere. Prima ha detto:<em> &#8220;Non devo usare la forza. Non voglio usare la forza. Non userò la forza.&#8221;</em> Poi, subito dopo, ha lasciato la frase che suona come un ricatto: <strong><em>&#8220;Potete dire sì e saremo molto riconoscenti. Oppure potete dire no, e ce lo ricorderemo&#8221;</em></strong>.</p>
<p>E infatti, nel giro di ore, l&#8217;ennesimo cambio di rotta. Dopo l&#8217;incontro con il segretario generale della <strong>NATO Mark Rutte,</strong> Trump ha annunciato di aver <em>&#8220;formato la cornice di un futuro accordo&#8221;</em> e ha sospeso i dazi promessi ai Paesi europei. È la madman theory applicata alla diplomazia: minacciare, destabilizzare, far tremare mercati e alleati, poi offrire &#8211; soprattutto se Wall Street cade davvero &#8211; una via d&#8217;uscita come se fosse un atto di generosità. Ma a che prezzo. Anche solo mettere in discussione l&#8217;integrità territoriale di un alleato NATO ha scosso il cuore dell&#8217;ordine occidentale.</p>
<p>A Davos, però, è successo anche altro, forse ancora più rivelatore. È nato il <strong><em>&#8220;Board of Peace&#8221;</em></strong>, l&#8217;organismo promosso dalla<strong> Casa Bianca</strong> per supervisionare la fase due della tregua a Gaza e la ricostruzione, con uno statuto che attribuisce al Board un mandato potenzialmente molto più ampio, tanto da alimentare timori europei su un canale multilaterale parallelo al sistema ONU.</p>
<p>Ma questa volta gli europei hanno snobbato Trump. <strong>Francia, Germania, Italia, Spagna e altri Paesi occidentali non hanno partecipato</strong>. La presidente del Consiglio<strong> Giorgia Meloni</strong> ha motivato il no italiano parlando di <strong><em>&#8220;incompatibilità con i principi costituzionali&#8221;.</em></strong> L&#8217;Europa sta imparando a non mettersi più in ginocchio. Infatti proprio giovedì sera l&#8217;ambasciatore dell&#8217;Unione Europea alle Nazioni Unite, il diplomatico greco Stavros Lambrinidis, durante un ricevimento con i giornalisti dell&#8217;ONU, ha pronunciato il più assertive discorso mai sentito da un rappresentante europeo all&#8217;ONU, in cui ha ribadito l&#8217;impegno multilaterale dell&#8217;Europa e attaccato qualsiasi tentativo di risolvere le questioni internazionali con la forza e senza rispettare la legge internazionale.</p>
<p><strong>Intanto a Washington, Trump mostra la vendetta come metodo.</strong> A Capitol Hill, l&#8217;ex special counsel Jack Smith è tornato in pubblico per difendere le sue indagini su Trump per aver scatenato l&#8217;assalto al Congresso il 6 gennaio del 2021. E la frase di Smith che resta un macigno politico e morale, è questa: <em>&#8220;La nostra indagine ha sviluppato prove, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, che il presidente Trump si è impegnato in attività criminali&#8221;</em>. Detto in altre parole: secondo Smith le prove per condannare Trump c&#8217;erano, ma la politica e i tribunali hanno chiuso la partita prima di arrivare a un verdetto.</p>
<p>Intanto Trump, come sempre, reagiva sui social,<em> &#8220;consigliano&#8221;</em> che il Dipartimento di Giustizia si occupi di Smith. Il messaggio è uno solo: chi prova a toccarmi, pagherà. Intanto peggiora il fronte interno più esplosivo, quello dove lo Stato di diritto vacilla di più: l&#8217;immigrazione e l&#8217;assalto dell&#8217;ICE a Minneapolis. La Associated Press ha svelato un memo interno dell&#8217;ICE che autorizzerebbe l&#8217;ingresso forzato nelle case senza un mandato firmato da un giudice, basandosi solo su un <em>&#8220;mandato amministrativo&#8221;. </em></p>
<p>Nel memo, firmato dall&#8217;acting director Todd Lyons e datato 12 maggio 2025, si legge che il legale del DHS avrebbe stabilito che la Costituzione, la legge sull&#8217;immigrazione e i regolamenti &#8220;<em>non vietano&#8221;</em> di affidarsi a mandati amministrativi per arrestare persone con un ordine finale di rimozione nella loro residenza.</p>
<p>L&#8217;AP ha visto agenti sfondare la porta di una casa a Minneapolis, e i documenti indicavano che avevano solo un mandato amministrativo, cioè nessun giudice aveva autorizzato il blitz su proprietà privata. Se passa lì, passa ovunque, alla faccia delle protezioni costituzionali. <strong>Allora, Trump ci fa o ci è? Forse entrambe le cose.</strong> A tratti sembra calcolo, a tratti sembra puro impulso. Ma l&#8217;effetto è lo stesso: un mondo che non sa più se la Casa Bianca stia negoziando o giocando d&#8217;azzardo con l&#8217;ordine internazionale, <strong>e un&#8217;America dove la linea tra Stato di diritto e potere dittatoriale diventa ogni settimana più sottile. </strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_IPA70379406.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Minneapolis, Groenlandia, Iran: Trump e il gioco d&#8217;azzardo con l&#8217;America</title>
		<link>https://www.italpress.com/minneapolis-groenlandia-iran-trump-e-il-gioco-dazzardo-con-lamerica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 09:21:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=629858</guid>

					<description><![CDATA[<img width="850" height="567" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Minneapolis, Groenlandia, Iran: Trump e il gioco d&#8217;azzardo con l&#8217;America" title="Minneapolis, Groenlandia, Iran: Trump e il gioco d&#8217;azzardo con l&#8217;America" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175.jpg 850w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" />La domanda non è più se l'America stia cambiando. La domanda è quanto reggeranno ancora le sue istituzioni prima che la linea venga superata.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="850" height="567" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Minneapolis, Groenlandia, Iran: Trump e il gioco d&#8217;azzardo con l&#8217;America" title="Minneapolis, Groenlandia, Iran: Trump e il gioco d&#8217;azzardo con l&#8217;America" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175.jpg 850w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /><p><em> di</em> <strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; <strong>Questa settimana l&#8217;America ha mostrato il suo volto più inquietante a Minneapolis</strong>, dove la morte di Renee Good, uccisa da un agente dell&#8217;ICE durante un&#8217;operazione federale, ha fatto esplodere una crisi che va ben oltre il Minnesota. <strong>Il governatore Tim Walz e il sindaco Jacob Frey hanno cercato di contenere la tensione</strong>, difendendo il diritto alla protesta e chiedendo chiarezza sull&#8217;uso della forza federale. Ma <strong>da Washington è arrivato il segnale opposto: non moderazione, bensì sfida.</strong> L&#8217;amministrazione Trump ha difeso l&#8217;agente e ha rilanciato una dottrina che sta diventando sempre più esplicita: protezione totale per l&#8217;ICE, anche quando l&#8217;uso della forza è letale. Il vicepresidente JD Vance ha parlato apertamente di &#8220;immunità assoluta&#8221;, mentre Stephen Miller ha detto agli agenti che nessun governatore, sindaco o giudice può fermarli. È un passaggio chiave: <strong>l&#8217;ICE non è più solo uno strumento di politica migratoria, ma viene presentata come una forza federale &#8220;intoccabile&#8221;</strong>, autorizzata a imporsi sui territori e sulle autorità locali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: scontri, feriti, nuove sparatorie, una città che diventa teatro di una guerra politica. Trump, come spesso accade, non spegne l&#8217;incendio: lo alimenta. Minaccia l&#8217;uso dell&#8217;Insurrection Act e trasforma il dissenso in nemico interno. Per molti americani, l&#8217;ICE comincia ad assomigliare sempre più a una polizia politica, e questo spiega perché Minneapolis sia diventata un simbolo nazionale.</p>
<p><strong> Ma mentre l&#8217;America si spacca dentro, Trump alza il livello anche fuori.</strong> L&#8217;ossessione per la <strong>Groenlandia</strong> ha ormai superato il limite della provocazione. Minacce, pressioni, linguaggio da conquista. La Danimarca, membro NATO, ha reagito rafforzando la presenza militare sull&#8217;isola, e l&#8217;Unione Europea ha parlato apertamente di difesa della sovranità. Uno scenario fino a poco fa impensabile prende forma: Paesi NATO che si preparano a difendere un territorio dagli Stati Uniti. <strong>Se questo non è il collasso dell&#8217;Alleanza Atlantica, ci va molto vicino.</strong></p>
<p><strong>In parallelo, Trump agita lo spettro dell&#8217;Iran.</strong> Al Consiglio di Sicurezza ONU, convocato d&#8217;urgenza per le proteste represse nel sangue, l&#8217;ambasciatore americano Mike Waltz ha detto senza mezzi termini che mentre all&#8217;ONU &#8220;si parla e si parla&#8221;, il presidente Trump &#8220;agisce&#8221;. Un messaggio chiarissimo. Dall&#8217;altra parte, Russia e Cina hanno bloccato ogni tentativo di legittimazione internazionale, accusando Washington di escalation e interferenza. Anche Israele e diversi Paesi arabi, secondo il New York Times, stanno frenando Trump, temendo una reazione iraniana che potrebbe incendiare l&#8217;intera regione. E qui entra in gioco il Congresso, che questa settimana ha lanciato segnali contraddittori. Da un lato, cresce l&#8217;allarme bipartisan per un presidente sempre più aggressivo. Dall&#8217;altro, al momento decisivo, il Senato ha affossato la risoluzione sul War Powers Act che avrebbe limitato la libertà di Trump di agire militarmente senza avvisare il Congresso, nel caso del Venezuela ma con effetti diretti anche su Iran, Groenlandia e altri fronti. Voto 50 a 50, risolto dal vicepresidente Vance. Trump ha vinto. E il messaggio è devastante: il freno costituzionale scricchiola.</p>
<p>Come se non bastasse, questa settimana è esploso un altro fronte delicatissimo: <strong>l&#8217;indagine penale contro il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell.</strong> Ufficialmente per una questione di ristrutturazioni edilizie, politicamente per una sola ragione: la Fed non obbedisce a Trump. È un attacco diretto all&#8217;indipendenza della banca centrale, un pilastro della stabilità economica americana. Se cade quello, la fiducia globale nel dollaro e nel sistema USA entra in zona rossa. E poi c&#8217;è Epstein. I file che non escono. I deputati che non mollano. Il sospetto che qualcosa di enorme resti sepolto. In questo contesto, è legittimo chiedersi se l&#8217;escalation continua, Minneapolis, Groenlandia, Iran, non serva anche a distrarre, a spostare l&#8217;attenzione, a tenere l&#8217;America in uno stato di emergenza permanente. Trump resta con i nervi tesi su quei file, tanto da arrivare a mostrare il dito a un operaio della Ford che gli urlava: &#8220;Insabbiatore di pedofi&#8221;. Trump, che sta entrando nel suo secondo anno di secondo mandato alla Casa Bianca, continua a governare attraverso il caos, interno ed esterno. Militarizza il conflitto politico in casa e flirta con il conflitto armato fuori. Minneapolis non è un incidente. È un test<strong>. La domanda non è più se l&#8217;America stia cambiando.</strong> La domanda è <strong>quanto reggeranno ancora le sue istituzioni prima che la linea venga superata. </strong></p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260116_0175.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump sfida i limiti del potere e mette alla prova le istituzioni</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-sfida-i-limiti-del-potere-e-mette-alla-prova-le-istituzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 08:18:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=626683</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump sfida i limiti del potere e mette alla prova le istituzioni" title="Trump sfida i limiti del potere e mette alla prova le istituzioni" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />di Stefano Vaccara NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; C&#8217;è un filo rosso che lega gli Epstein files fatti uscire a gocce dal Dipartimento di Giustizia, il blitz in Venezuela ora sotto esame del Congresso, le decisioni imminenti della Corte Suprema su dazi e poteri presidenziali, la tragedia di Minneapolis e, soprattutto, la lunghissima intervista [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump sfida i limiti del potere e mette alla prova le istituzioni" title="Trump sfida i limiti del potere e mette alla prova le istituzioni" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di <strong>Stefano Vaccara </strong></em></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; C&#8217;è un filo rosso che lega gli <strong>Epstein files fatti uscire a gocce dal Dipartimento di Giustizia, il blitz in Venezuela</strong> ora sotto esame del Congresso, le decisioni imminenti della<strong> Corte Suprema</strong> su dazi e poteri presidenziali, la tragedia di Minneapolis e, soprattutto, la lunghissima intervista concessa da <strong>Donald Trump al New York Times nello Studio Ovale.</strong> Quel filo rosso è semplice: più Trump è messo alle strette, più rilancia.<strong> E più rilancia, più diventa pericoloso</strong>.</p>
<p>L&#8217;intervista di due ore con quattro giornalisti del New York Times non è casuale. Trump ha costruito la sua carriera politica accusando i media tradizionali di essere &#8220;fake news&#8221; e nemici del popolo. Eppure, nel momento più delicato del suo secondo mandato, sceglie proprio il giornale simbolo dell&#8217;establishment. Non per cercare legittimazione, ma per usare un megafono autorevole e lanciare un messaggio brutale: il limite al suo potere è solo lui stesso.</p>
<p>Quando Trump afferma che l&#8217;unico freno alla sua azione come comandante in capo è <em>&#8220;la sua morale&#8221;</em>, non sta improvvisando. Sta mettendo nero su bianco una visione del potere in cui la legge internazionale vale poco o nulla, i trattati sono strumenti opzionali e le istituzioni multilaterali diventano un intralcio. È lo stesso schema che si ritrova nell&#8217;ordine esecutivo con cui Washington ha annunciato il ritiro da decine di agenzie e organismi dell&#8217;ONU, svuotando progressivamente di significato il multilateralismo costruito dopo il 1945, senza che dalla leadership delle Nazioni Unite arrivi una vera resistenza politica, ma solo risposte tecniche e finanziarie.</p>
<p>Il contesto è decisivo. Sul fronte estero, l&#8217;operazione militare in Venezuela &#8211; con la cattura di<strong> Nicolás Maduro</strong> &#8211; ha già acceso una reazione bipartisan al Congresso. Il War Powers Act, rimasto per anni un relitto costituzionale, torna improvvisamente centrale: il Parlamento vuole riprendersi il controllo sull&#8217;uso della forza. Trump, invece, rivendica il diritto di colpire ovunque e comunque, riducendo l&#8217;intervento a una questione di volontà presidenziale.</p>
<p>Lo stesso vale per le minacce su <strong>Groenlandia, Panama, Colombia, Canada:</strong> non sono boutade, ma tasselli di una strategia che mette in discussione confini, alleanze e sovranità. Anche sul fronte economico il terreno sotto i piedi del presidente si fa instabile. La Corte Suprema dovrà pronunciarsi sui dazi imposti con poteri emergenziali; il Congresso sembra essersi <em>&#8220;risvegliato</em>&#8221; e pronto a riprendersi prerogative su tasse, spesa e sanità. Persino la Federal Reserve potrebbe presto sfuggirgli di mano.</p>
<p>È lo scenario classico di un presidente che vede restringersi lo spazio di manovra istituzionale. È in questo clima che va letta la tragedia di Minneapolis. Una donna di 37 anni, Renee Nicole Good, uccisa dai colpi di pistola di un agente dell&#8217;ICE mentre cercava di allontanarsi con la sua auto. Il video è pubblico, disturbante e chiarissimo. Eppure Trump non arretra di un millimetro: difende l&#8217;ICE, parla di legittima difesa e attacca chiunque osi dissentire. A poche ore dall&#8217;uccisione, ha insistito col New York Times che la donna<em> &#8220;si è comportata in modo orribile&#8221;</em> e avrebbe <em>&#8220;investito&#8221;</em> l&#8217;agente, arrivando a far mostrare il filmato ai giornalisti.</p>
<p>Ma un&#8217;analisi del Times ha mostrato che l&#8217;auto si stava allontanando, non avanzando verso l&#8217;agente. Una ricostruzione che coincide con quella del sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, che ha accusato apertamente Trump di mentire al Paese per giustificare una repressione sempre più militarizzata.</p>
<p>Lo schema è sempre lo stesso. Di fronte a fatti che potrebbero incrinare la narrativa di forza e controllo, Trump rilancia. Non chiarisce: minaccia. Non spiega: polarizza. E lo fa evocando senza esitazioni la Guardia Nazionale, l&#8217;Insurrection Act e l&#8217;uso del potere militare anche all&#8217;interno degli Stati Uniti. L&#8217;intervista al Times serve esattamente a questo: normalizzare l&#8217;idea che il presidente sia l&#8217;arbitro ultimo dei limiti del proprio potere. Trump parla come qualcuno che vuole convincere giudici, parlamentari, governatori e cittadini che resistergli è inutile. Che la legge conta solo &#8220;in certe circostanze&#8221;. Che l&#8217;ordine internazionale può essere smontato pezzo per pezzo, senza conseguenze.</p>
<p>Ma qui sta il paradosso. Più Trump ostenta forza, più emergono segnali di contenimento istituzionale: il Congresso comincia a svegliarsi, la Corte Suprema è chiamata a decidere, mentre nelle città crescono proteste e tensioni. La storia insegna che i momenti più pericolosi non sono quelli di massimo consenso, ma quelli di declino percepito. Quando un leader sente che il terreno gli scivola sotto i piedi, la tentazione di forzare le regole aumenta. Trump quindi avverte, servendosi del New York Times: se qualcosa può fermarlo, non sarà la legge, ma solo la sua &#8220;morale&#8221;.</p>
<p>La fase attuale è la più rischiosa, perché metterà alla prova la capacità &#8211; o l&#8217;incapacità &#8211; delle istituzioni di reggere l&#8217;urto di un presidente autoritario. Perché se è vero che Trump diventa più pericoloso quando è sotto pressione, <strong>è altrettanto vero che il futuro della democrazia americana dipende da quanto quelle pressioni riusciranno davvero a contenerlo.</strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/IPA_Agency_Donald-Trump-250422.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Zohran Mamdani, sindaco di New York e dell&#8217;America anti-Trump</title>
		<link>https://www.italpress.com/zohran-mamdani-sindaco-di-new-york-e-america-anti-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 09:49:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=624062</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Zohran Mamdani, sindaco di New York e dell&#8217;America anti-Trump" title="Zohran Mamdani, sindaco di New York e dell&#8217;America anti-Trump" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Il 2026 a New York è cominciato con un freddo tagliente ma con un calore umano impressionante]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Zohran Mamdani, sindaco di New York e dell&#8217;America anti-Trump" title="Zohran Mamdani, sindaco di New York e dell&#8217;America anti-Trump" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di </em><strong>Stefano Vaccara</strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211;<strong> Il 2026 a New York è cominciato con un freddo tagliente ma con un calore umano impressionante.</strong> Downtown, davanti a City Hall, migliaia di persone &#8211; soprattutto giovani &#8211; si sono strette per assistere all&#8217;i<strong>nsediamento di Zohran Mamdani, 34 anni, primo sindaco musulmano e anche socialista della città.</strong> Io ero lì, in mezzo alla folla: ho aspettato con loro, ho ascoltato, ho fatto domande. E quello che ho visto è stato più di una cerimonia. È stato un momento politico. Una elettrice di Mamdani entusiasta ha detto:<em> &#8220;Questa è la città più grande degli Stati Uniti ed è come se lui fosse il sindaco di tutti gli Stati Uniti&#8230; e forse anche del mondo. È un segno di cambiamento.&#8221;</em> Un altro, più lucido, ha spiegato perché lo ha votato: <em>&#8220;Ha portato promesse di speranza. In un mondo pieno di politici corrotti, voglio essere io a tenerlo responsabile. Sono pronto a cavalcare quest&#8217;onda&#8221;</em>. E non c&#8217;erano solo newyorkesi. Una ragazza arrivata dal Midwest mi ha detto: <em>&#8220;Vengo dal Minnesota. Sono qui perché è bello essere testimoni di un cambiamento. Spero che quello che è successo a New York possa accadere anche altrove. Mi sembra l&#8217;inizio di qualcosa di attraente&#8221;.</em></p>
<p>È questo il punto: l&#8217;insediamento di Mamdani non è stato vissuto solo come l&#8217;arrivo di un nuovo sindaco, ma come l&#8217;apertura di un possibile laboratorio nazionale. Mamdani lo sa benissimo, e nel suo discorso inaugurale non ha fatto passi indietro. La frase più netta è stata: <em>&#8220;Sono stato eletto come socialista democratico e governerò come socialista democratico&#8221;.</em> Poi ha aggiunto, parlando anche ai critici:<em> &#8220;Non abbandonerò i miei principi per paura di essere definito radicale</em>&#8220;. E rivolgendosi a chi non lo ha votato, ha scelto una formula inclusiva, quasi costituzionale: <em>&#8220;Se sei un newyorkese, io sono il tuo sindaco&#8221;.</em><br />
In quel momento la folla ha cambiato ritmo: meno euforia, più attenzione. Perché ora comincia la fase difficile. L&#8217;energia che lo ha portato fin qui &#8211; una mobilitazione giovane, multietnica, che scopre la politica &#8211; può essere il suo motore, ma anche il suo giudice più severo. È una generazione che chiede risultati, non solo slogan. A suggellare la dimensione nazionale del momento c&#8217;erano Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez. Il senatore indipendente del Vermont, che ha prestato giuramento a Mamdani, ha detto:<em> &#8220;Quando i lavoratori stanno insieme e non si lasciano dividere, non c&#8217;è nulla che non possano realizzare&#8221;.</em></p>
<p>AOC era lì, visibilissima. Perché se Mamdani governerà bene, New York potrebbe diventare la piattaforma di lancio per qualcosa di più grande per la deputata del Bronx: una candidatura al Senato, o addirittura con un ruolo da protagonista in una futura corsa alla nomination democratica alla presidenza del 2028. Un rabbino venuto a sostenere Mamdani, mi ha detto che ha respinto con forza chi lo accusa di antisemitismo: <em>&#8220;Non si è fatto intimidire. Ha spiegato chiaramente il suo rispetto e il suo impegno a difendere gli ebrei&#8221;.</em><br />
Ed è impossibile non leggere questa giornata come un controcampo rispetto a Washington. Mentre New York inaugurava un sindaco che parla di redistribuzione, inclusione e partecipazione, gli Stati Uniti chiudevano il primo anno del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Un anno segnato, come ha scritto Susan Glasser sul New Yorker, da una presidenza ossessionata da vendetta, punizione e potere personale. Un&#8217;America più dura, più impaurita, più divisa. Mamdani non è l&#8217;anti-Trump per stile o per retorica. È qualcosa di diverso: è il prodotto di una reazione generazionale. La prova che, dentro l&#8217;America del trumpismo, esistono anticorpi politici. E New York, ancora una volta, li rende visibili prima degli altri. La domanda ora è brutale quanto semplice: riuscirà Mamdani a governare la città più importante e difficile d&#8217;America? Se fallirà, la destra esulterà con <em>&#8220;ve l&#8217;avevamo detto, un socialista non può funzionare nella mecca del capitalismo&#8221;.</em> Se riuscirà anche solo a partire bene, quella folla giovane che ho visto resistere al freddo per sostenere il suo sindaco, potrebbe diventare un modello replicabile anche a livello nazionale. Per ora, New York ha mandato un messaggio chiaro e non solo all&#8217;America: la storia non è finita. Anzi, ricomincia da qui.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/Mamdani-1.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Il Trump furioso e terrorizzato dall&#8217;ombra di Epstein: cosa scatenerà?</title>
		<link>https://www.italpress.com/il-trump-furioso-e-terrorizzato-ombra-epstein-cosa-scatenera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:15:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=620001</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1300" height="867" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Il Trump furioso e terrorizzato dall&#8217;ombra di Epstein: cosa scatenerà?" title="Il Trump furioso e terrorizzato dall&#8217;ombra di Epstein: cosa scatenerà?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2.jpg 1300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" />di Stefano Vaccara NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; In Sicilia si dice che &#8220;cu vucia chiu&#8217; forti avi ragiuni&#8221;: chi grida più forte, alla fine, la spunta. È un proverbio nato tra i banchi dei mercati di Palermo, come appunto la Vucciria che significa gridare e dove l&#8217;urlo serve a vendere. Ma in America, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1300" height="867" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Il Trump furioso e terrorizzato dall&#8217;ombra di Epstein: cosa scatenerà?" title="Il Trump furioso e terrorizzato dall&#8217;ombra di Epstein: cosa scatenerà?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2.jpg 1300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /><p><em>di<strong> Stefano Vaccara </strong></em></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; In Sicilia si dice che <em>&#8220;cu vucia chiu&#8217; forti avi ragiuni&#8221;:</em> chi grida più forte, alla fine, la spunta. È un proverbio nato tra i banchi dei mercati di Palermo, come appunto la Vucciria che significa gridare e dove l&#8217;urlo serve a vendere. Ma in America, quando un presidente grida in prima serata, spesso non sta vendendo un&#8217;idea: sta difendendo un potere che sente scivolare.</p>
<p>E mercoledì sera<strong> Donald Trump</strong>, nel suo discorso <em>&#8220;sull&#8217;economia&#8221;,</em> ha dato proprio quell&#8217;impressione: <strong>non il leader sicuro del 2024, ma un uomo che parla, anzi urla con l&#8217;ansia di non essere più creduto</strong>. Il punto non è solo cosa ha detto &#8211; confine<em> &#8220;sicuro&#8221;,</em> prezzi <em>&#8220;giù&#8221;,</em> dazi come macchina miracolosa &#8211; ma come lo ha detto: Un &#8220;rant&#8221;, nel senso pieno: sfogo e intimidazione insieme.</p>
<p>La distanza con la realtà quotidiana resta enorme: l&#8217;idea che l&#8217;inflazione sia ormai <em>&#8220;finita</em>&#8221; e che i prezzi siano scesi in modo generalizzato non coincide con quello che molte famiglie vedono tra spesa, affitti e bollette. E quando lo scarto tra propaganda e esperienza si allarga, alzare la voce non basta più: anzi, tradisce panico. Dentro questo clima si inserisce l&#8217;intervista di Susie Wiles, la chief of staff della Casa Bianca a Vanity Fair.</p>
<p>È stata raccontata come un ritratto, ma sembra soprattutto un messaggio interno. Wiles descrive Trump con una formula che vale più di un editoriale: una <em>&#8220;personalità da alcolizzato&#8221;,</em> cioè una personalità che opera convinta che &#8220;non ci sia nulla che non possa fare. Nulla, zero, niente&#8221;.</p>
<p>Qui non è psicologia da salotto: è la cornice perfetta per capire l&#8217;azzardo continuo di Trump, la sua inclinazione a spingersi sempre oltre, e l&#8217;istinto a punire chiunque che venga percepito come non abbastanza allineato. Nell&#8217;intervista, Wiles ridimensiona il vice presidente JD Vance e ne mette in dubbio la solidità: non è gossip, è disciplina di clan. Nel trumpismo la successione è un tradimento preventivo; e quando l&#8217;aria si fa pesante, il capo manda segnali.</p>
<p>Poi arriva un altro terremoto, l&#8217;inchiesta del New York Times firmata da Nicholas Confessore e Julie Tate, che ricostruisce in modo dettagliato quanto fosse stretto e prolungato il rapporto tra Trump ed Epstein, molto oltre la versione raccontata dal presidente. Complimenti al NYT per l&#8217;inchiesta, ma perché questa ricostruzione solo adesso? Perché non un anno fa, prima delle elezioni? O sei anni fa, quando Epstein muore in carcere e ancora Trump è alla Casa Bianca? Se oggi tutto appare <em>&#8220;finalmente dicibile&#8221;,</em> vuol dire che per anni il sistema mediatico e politico ha convissuto con un non-detto troppo comodo per troppi.</p>
<p>A rendere l&#8217;atmosfera ancora più tossica ci ha pensato lo stesso Trump con un post sul tragico assassinio del <strong>regista Rob Reiner</strong> e della moglie Michele uccisi dal figlio torrico dipendente: invece di un messaggio di cordoglio, Trump ha scritto che Reiner soffriva di una<em> &#8220;malattia mentale debilitante chiamata Sindrome da Derangement Trump&#8221;</em>.</p>
<p>È un testo che non colpisce solo per la crudeltà, ma perché sembra il prodotto di una paranoia che non distingue più tra lutto e vendetta. Così mentre a Washington si consuma questo degrado, arriva anche un segnale forte da Roma: Papa Leone XIV ha nominato Ronald A. Hicks nuovo arcivescovo di New York, con un profilo percepito come più attento a dignità e migranti rispetto alla linea dura trumpiana. Proprio mentre Trump dichiara guerra agli immigrati, la Chiesa soffia il vento a New York in direzione opposta.</p>
<p>Ecco perché questa settimana la sensazione è che la Casa Bianca di Trump sembra sul punto di sgretolarsi come un castello di carta: economia raccontata come favola, base MAGA agitata dal caso Epstein, faide interne gestite a colpi di &#8220;interviste-messaggio&#8221;, uscita pubblica sempre più rancorosa e fuori controllo. Il problema è che un leader arrabbiato e impaurito può diventare anche pericoloso.</p>
<p>E quando Trump sente l&#8217;accerchiamento, la tentazione storica è una sola: spostare l&#8217;attenzione. Se c&#8217;è uno scenario plausibile per una &#8220;distrazione di massa&#8221;, oggi, è l&#8217;estero: e il Venezuela potrebbe diventare la miccia perfetta. Perché il rumore, quando non convince più nessuno in casa, lo si alza altrove.</p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-2.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump perde il controllo o può ancora ribaltare il tavolo?</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-perde-il-controllo-o-puo-ancora-ribaltare-il-tavolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 09:38:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=616708</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump perde il controllo o può ancora ribaltare il tavolo?" title="Trump perde il controllo o può ancora ribaltare il tavolo?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Donald Trump sta davvero perdendo il polso del suo partito e del Paese, o nonostante tutto è ancora lui a scrivere l'agenda?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump perde il controllo o può ancora ribaltare il tavolo?" title="Trump perde il controllo o può ancora ribaltare il tavolo?" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di </em><strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; <strong>Donald Trump sta davvero perdendo il polso del suo partito e del Paese, o nonostante tutto è ancora lui a scrivere l&#8217;agenda, dagli Stati Uniti all&#8217;Europa, fino all&#8217;America Latina?</strong> I segnali di frattura nel trumpismo ormai sono evidenti. Nel profondo Sud, la base che lo aveva idolatrato comincia a parlare di tradimento, soprattutto per i mesi di resistenza sulla piena pubblicazione dei file federali su Jeffrey Epstein. Marjorie Taylor Greene lascia il Congresso accusandolo di aver abbandonato il vero &#8220;America First&#8221;, mentre cresce un ecosistema di influencer convinti che il presidente sia ormai prigioniero delle élite di Washington. Anche a Washington il fronte repubblicano scricchiola. Al Senato, il GOP non è riuscito a trovare i voti né per prorogare i sussidi dell&#8217;Affordable Care Act, né per sostituirli: una doppia sconfitta che lascia milioni di americani con premi sanitari più alti. Il costo della vita resta la prima preoccupazione degli elettori, e molti strateghi repubblicani avvertono che minimizzare l&#8217;inflazione, come fa Trump, lo fa sembrare fuori contatto con la realtà quotidiana.</p>
<p><strong>A questo si aggiunge il terreno più sensibile della politica interna: l&#8217;immigrazione.</strong> L&#8217;audizione della segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem alla Camera è stata uno scontro frontale. I democratici le hanno contestato arresti di immigrati senza precedenti penali, cittadini finiti per errore nelle retate ICE, cancellazioni improvvise di colloqui per green card e naturalizzazioni. Dopo la sparatoria di Washington, l&#8217;Amministrazione ha sospeso visti e asilo per gli afghani, bloccato 50.000 richieste approvate sotto Biden. Una stretta che ha già prodotto caos e incertezze nelle comunità migranti e nel sistema legale dell&#8217;immigrazione, mentre Trump continua ad attaccare la comunità somala in America con frasi razziste. Intanto, dalle urne arrivano segnali opposti per i repubblicani. A Miami, per la prima volta in 28 anni, vince una sindaca democratica: Eileen Higgins. La sua campagna, centrata su costi della vita, servizi e trasparenza, conquista anche elettori latini che il GOP riteneva ormai acquisiti. Per i democratici è un modello per il 2026: meno guerra culturale, più problemi reali. Se questa tendenza si consolidasse, in novembre il Congresso sarebbe ribaltato da una valanga democratica.</p>
<p><strong>Sul piano internazionale, Trump lascia la sua impronta più ideologica.</strong> La nuova National Security Strategy abbandona ogni linguaggio sui diritti e descrive l&#8217;Europa come un continente avviato alla &#8220;cancellazione della sua civiltà&#8221; per colpa dell&#8217;immigrazione. Una narrativa che parla ai partiti nazionalisti e che ha già provocato reazioni indignate a Bruxelles. Nell&#8217;emisfero occidentale, la Dottrina Monroe torna in versione muscolare: più navi nei Caraibi, più sanzioni, e il sequestro di una superpetroliera venezuelana che apre scenari esplosivi. Per i democratici è l&#8217;anticamera di un intervento armato; per alcuni repubblicani, un rischio inutile che ricorda le avventure militari del passato. Ma torniamo al quesito iniziale: il trumpismo è all&#8217;ultimo colpo di coda o invece è destinato a dominare l&#8217;agenda politica mondiale ancora? Per alcuni, il ciclo si sta chiudendo: base in rivolta su Epstein, Congresso bloccato, economia che non decolla, e una serie di elezioni locali, l&#8217;ultima a Miami, che indicano il vento è cambiato. Ma per altri analisti, finché Corte Suprema e GOP resteranno allineati, Trump continuerà a dettare la linea, anche da leader contestato.</p>
<p><strong>Ma la mina che farebbe saltare ogni calcolo sono gli Epstein files.</strong> Se i documenti rivelassero qualcosa di devastante, la frattura con la base diventerebbe irreparabile, proprio mentre i democratici preparano il terreno per un possibile ritorno al controllo del Congresso nel 2026. Se invece le ombre resteranno tali, Trump potrebbe sopravvivere ai suoi fallimenti e contraddizioni, continuando a indebolire istituzioni, alleanze e vecchi equilibri &#8211; mentre nelle urne, come appena avvenuto a Miami, milioni di americani cercano un&#8217;altra strada.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/20251113_0061.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump presenta i Mondiali in un&#8217;America sempre più spaccata</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-presenta-i-mondiali-in-unamerica-sempre-piu-spaccata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 09:22:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=613611</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1300" height="867" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump presenta i Mondiali in un&#8217;America sempre più spaccata" title="Trump presenta i Mondiali in un&#8217;America sempre più spaccata" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump.jpg 1300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" />È stata una settimana in cui la fragilità del potere trumpiano è esplosa in piena luce.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1300" height="867" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump presenta i Mondiali in un&#8217;America sempre più spaccata" title="Trump presenta i Mondiali in un&#8217;America sempre più spaccata" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump.jpg 1300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /><p><em> di</em> <strong>Stefano Vaccara </strong></p>
<p>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) &#8211; È stata <strong>una settimana in cui la fragilità del potere trumpiano è esplosa in piena luce.</strong> Un presidente sempre più sotto assedio &#8211; politico, giudiziario e mediatico &#8211; mentre le rivelazioni sul caso Epstein, le ribellioni del Congresso e le tensioni col Venezuela creano un panorama instabile che la Casa Bianca fatica a dominare. <strong>Lo scandalo Epstein continua infatti a crescere.</strong> I nuovi documenti resi pubblici stanno rivelando contatti, omissioni e una gestione opaca dentro l&#8217;amministrazione. Nella base MAGA aumenta il sospetto che Trump stia nascondendo qualcosa. E nel GOP, aumentano le voci critiche. È questo il contesto in cui vanno lette molte delle sue recenti provocazioni: attacchi razzisti, minacce di guerra, dichiarazioni esagerate che sembrano avere anche uno scopo politico preciso: distrarre l&#8217;opinione pubblica dalla valanga Epstein. <strong>Il caso Hegseth è l&#8217;altro terremoto che scuote Washington.</strong> Pete Hegseth, Segretario alla Guerra (titolo che ama rivendicare), è accusato di non aver fornito al Congresso i documenti richiesti sulle operazioni anti-cartelli nel Mar dei Caraibi.</p>
<p>Sulla popolarissima trasmissione Morning Joe, il deputato repubblicano dell&#8217;Ohio Mike Turner &#8211; presidente della Commissione Intelligence &#8211; ha espresso &#8220;<em>profonda preoccupazione&#8221;</em> per la mancanza di trasparenza, ricordando che non si tratta <em>&#8220;di normali operazioni da campo di battaglia&#8221;</em> e che il Congresso non dispone nemmeno delle informazioni minime per valutarne la legalità. La tensione è esplosa dopo lo scoop del Washington Post: una &#8220;seconda ondata&#8221; di fuoco contro un&#8217;imbarcazione venezuelana già colpita, con sopravvissuti aggrappati ai rottami. Una vicenda che ha sollevato interrogativi sul diritto internazionale e sul rispetto delle regole di ingaggio.</p>
<p>Il Wall Street Journal, in un editoriale insolitamente critico, ha ricordato anche l&#8217;incoerenza politica del presidente: pochi giorni fa Trump ha concesso la grazia all&#8217;ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, condannato per traffico internazionale di droga, un gesto definito <em>&#8220;sconcertante&#8221;</em> da vari commentatori conservatori. <strong>Sul fronte interno, l&#8217;attacco razzista di Trump contro la comunità somala del Minnesota ha provocato indignazione nazionale.</strong> La deputata del Minnesota Ilhan Omar, ex rifugiata somala, ha ricordato che quando Trump colpisce lei, aumentano le minacce di morte contro la comunità somala. Diversi editorialisti leggono in queste uscite lo stesso schema: un linguaggio pensato per polarizzare e, allo stesso tempo, per spostare l&#8217;attenzione dagli scandali che montano.</p>
<p>Non arrivano buone notizie nemmeno dal fronte diplomatico. <strong>Il Cremlino ha respinto la nuova versione del piano di pace di Trump sull&#8217;Ucraina</strong>, nonostante la Casa Bianca continui a presentare la sua accettazione come imminente. La guerra resta bloccata, e i negoziati non avanzano. L&#8217;unico successo diplomatico della settimana è stata la firma dell&#8217;accordo di pace tra Repubblica Democratica del Congo e Rwanda, mediato da Trumpi: un risultato reale, ma isolato. Ed è in questo clima che arriva un vantaggio inatteso per le ambizioni politiche di Trump: una decisione della Corte Suprema che autorizza il Texas a utilizzare già nel 2026 le nuove mappe elettorali, accusate da una corte inferiore di essere un gerrymandering razziale. Come ha scritto il New York Times, è una vittoria netta per i repubblicani texani e per Trump, che da mesi spinge gli Stati a ridisegnare i distretti per consolidare il controllo della Camera. Un risultato che potrebbe rivelarsi decisivo nel 2026.</p>
<p><strong> E venerdì, in mezzo alle varie tempeste politiche, Trump presenzierà al sorteggio dei Mondiali 2026 insieme al premier canadese e alla presidente del Messico.</strong> Su quel palcoscenico globale, riuscirà a convincere il mondo che gli Stati Uniti sono pronti ad accogliere, senza discriminazioni, tifosi e nazionali da tutto il pianeta, comprese quelle africane e musulmane che il presidente ha insultato nelle sue recenti dichiarazioni?</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/Trump.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
		<item>
		<title>Trump sull&#8217;orlo di una crisi di nervi ma l&#8217;America non è &#8220;stupid&#8221;</title>
		<link>https://www.italpress.com/trump-sullorlo-di-una-crisi-di-nervi-ma-lamerica-non-e-stupid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Nov 2025 10:31:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.italpress.com/?p=610892</guid>

					<description><![CDATA[<img width="1300" height="867" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump sull&#8217;orlo di una crisi di nervi ma l&#8217;America non è &#8220;stupid&#8221;" title="Trump sull&#8217;orlo di una crisi di nervi ma l&#8217;America non è &#8220;stupid&#8221;" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump.jpg 1300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" />Nel Thanksgiving, l'America cercava unità. E invece si è ritrovata con un presidente che sceglie sempre - ostinatamente - la divisione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1300" height="867" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Trump sull&#8217;orlo di una crisi di nervi ma l&#8217;America non è &#8220;stupid&#8221;" title="Trump sull&#8217;orlo di una crisi di nervi ma l&#8217;America non è &#8220;stupid&#8221;" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump.jpg 1300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /><p><em> di</em><strong> Stefano Vaccara</strong></p>
<p>NEW YORK (ITALPRESS) &#8211; Questa settimana, proprio nel giorno del Thanksgiving, <strong>l&#8217;America</strong> avrebbe dovuto ritrovarsi. Invece<strong> è ripiombata nel dolore e nelle divisioni</strong>: <strong>Sarah Beckstrom</strong>, vent&#8217;anni, soldatessa della Guardia Nazionale, è stata uccisa a Washington; il suo collega<strong> Andrew Wolfe</strong> lotta tra la vita e la morte.<strong> L&#8217;attentatore è un giovane afghano arrivato negli Stati Uniti nel 2021</strong>. Dettaglio fondamentale: era stato addestrato e aveva lavorato con forze americane e CIA durante la guerra. Ma questo non ha fermato <strong>Donald Trump</strong> dal trasformare una tragedia in un attacco politico. <strong>Ha promesso di <em>&#8220;sospendere permanentemente l&#8217;immigrazione da tutti i Paesi del Terzo Mondo&#8221;</em></strong>, ha minacciato la cittadinanza di intere comunità, e quando gli è stato chiesto cosa c&#8217;entrassero i somali del Minnesota con un attentatore afghano, ha risposto: <em>&#8220;Niente. Ma i somali hanno causato molti problemi&#8221;.</em> E quando <strong>una giornalista gli ha fatto notare che l&#8217;attentatore era stato verificato e ammesso legalmente</strong>, Trump ha perso le staffe in diretta tv: <em><strong>&#8220;Are you stupid? Are you stupid?</strong> (&#8220;Sei stupida? Sei stupida?, ndr)&#8221;.</em></p>
<p>Un presidente che fatica a controllare nervi, fatti e reazioni. Questo nervosismo ha due radici politiche chiarissime: un&#8217;economia che non dà i risultati promessi e il caso Epstein Files che lo sta accerchiando. Da quando il Senato lo ha sfidato apertamente, <strong>Trump ha capito che non controlla più il Partito Repubblicano.</strong> Le ultime elezioni GOP sono state un disastro.<strong> La base è confusa. I fedelissimi meno docili.</strong> E lui reagisce come sempre quando sente il potere scivolargli dalle mani: alza la voce, attacca chiunque. Lo abbiamo visto anche nello scontro con il Congresso. Trump ha ordinato a Pete Hegseth, capo della difesa, che lui chiama il &#8220;Dipartimento della Guerra&#8221;, di perseguitare sei legislatori che in un video ricordavano ai militari una cosa semplice: le leggi sono chiare e gli ordini illegali si possono rifiutare. Trump li ha definiti &#8220;traditori&#8221;, ha parlato di &#8220;comportamento sedizioso al massimo livello&#8221; e ha scritto che le loro parole erano &#8220;punibili con la morte&#8221;.</p>
<p>Questa volta, però, la risposta non è mancata. <strong>Il senatore dell&#8217;Arizona Mark Kell</strong>y, ex pilota della Marina, veterano di Desert Storm, astronauta NASA, è andato nello show tv di Jimmy Kimmel —lo stesso Kimmel che Trump aveva già cercato di intimidire sfidando il Primo Emendamento— e <strong>ha difeso apertamente il diritto/dovere dei legislatori di parlare e criticare.</strong> Kelly ha spiegato che nel video dicevano solo una cosa: <em>&#8220;I membri delle forze armate devono rispettare la legge.&#8221;</em> E la risposta di Trump, ha raccontato Kelly, è stata: <em>&#8220;impiccateli&#8221;.</em> Poi ha ricordato davanti alle telecamere: &#8220;<em>Il nostro giuramento è alla Costituzione, non a una persona&#8221;.</em> E contro il clima di paura imposto dalla Casa Bianca: <em>&#8220;La paura è contagiosa. Ma lo sono anche il coraggio e il patriottismo&#8221;.</em> Kelly ha colpito nel punto più sensibile: l&#8217;idea che <strong>nessuno è obbligato a obbedire a un presidente che antepone la lealtà personale al rispetto della Costituzione.</strong> Intanto, la politica estera di Trump appare altrettanto fuori focus. La telefonata trapelata dell&#8217;inviato personale Steve Witkoff mostra un consigliere che suggerisce ai russi come &#8220;complimentare&#8221; Trump per orientarne le decisioni. Un favore diretto a Mosca.</p>
<p>E <strong>ora c&#8217;è il capitolo Venezuela</strong>, altrettanto inquietante. Mentre la Casa Bianca minaccia un aumento della pressione militare nei Caraibi, il New York Times rivela che Trump ha parlato al telefono con Nicolás Maduro la scorsa settimana. Durante la chiamata, cui ha partecipato anche il segretario di Stato Marco Rubio, hanno discusso di un possibile incontro tra i due, anche se nulla è stato fissato. Il tutto mentre l&#8217;amministrazione prepara la designazione di Maduro come capo di un&#8217;organizzazione terroristica straniera e continua a rafforzare la presenza militare statunitense nella regione. <strong>Trump appare sempre più come un presidente fuori focus, nervoso, irascibile.</strong> Perde la calma alla prima domanda che non gli piace. Se la prende con comunità che non hanno alcun legame con i fatti. Minaccia legislatori eletti, protetti dalla Costituzione che lui stesso dovrebbe difendere. E in politica estera si muove in modo contraddittorio, impulsivo, pericoloso. Tutto questo mentre gli Epstein Files si avvicinano, e la sua presa sul potere si indebolisce ogni giorno di più. <strong>Nel Thanksgiving, l&#8217;America cercava unità. E invece si è ritrovata con un presidente che sceglie sempre &#8211; ostinatamente &#8211; la divisione. </strong></p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/11/Trump.jpg" medium="image"></media:content>
            	</item>
	</channel>
</rss>
